Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Stranger Things.
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Quanto segue è il racconto di eventi non ancora realmente avvenuti, ma che, tra poche ore, diventeranno realtà. Se vogliamo, un flashforward: una arte narrativa che nelle Serie Tv ha preso piede grazie a Lost e che consiste ‘nel salto temporale in avanti nella storia per anticipare eventi futuri, mostrando al lettore o allo spettatore un’anteprima di ciò che accadrà’. Ed è proprio questo quel che oggi siamo qui a fare: parlare di questo Capodanno atipico che, dall’altra parte del mondo, si svolgerà in cinema. Bye bye ai biglietti per feste a cui si può accedere solo se si ha la lungimiranza di mettersi in lista nel corso del Capodanno precedente, ciao ciao ai cenoni di Natale che si concludono con «andiamo a ballare dopo?». Qui, quest’anno, abbiamo altre priorità, e per fortuna.
Perché Stranger Things, nel corso di questi anni, ha fatto tante cose.
Tra le tante, ha fatto sì che nessuno si chiedesse più cosa fare a Capodanno, ovvero come passare l’ultima notte dell’anno. Stranger Things ha messo definitivamente a posto questo quesito secolare, dandoci l’unica risposta possibile: a casa con Vecna. Ed eccoci qui, tra la preparazione di cenoni che si svolgeranno nella casa dell’amico che ha concesso il miracolo logistico e che, in un giorno di dicembre, ha deciso di sacrificare gli spazi della propria dimora per ospitare tutti, montare il proiettore e assistere al gran finale.
E nessuno ha detto no, quasi in nessun caso. Perché Stranger Things ci ha unito tutti: ha messo d’accordo sia quelle persone del gruppo che dicono che «Breaking Bad è sopravvalutata», sia chi invece guarda dal letto il poster di Walter White che oramai è diventato una specie di santino. Ha messo d’accordo chi guarda solo Serie Tv di nicchia, chi soltanto teen drama, chi quest’estate ha guardato L’Estate nei tuoi Occhi e chi aspetta la terza stagione di Severance. Stranger Things ci ha radunato tutti, allineandoci, regalandoci il gran finale in quella che è insieme la notte della fine e quella del principio. Come Stranger Things stessa, che dopo l’ultima puntata arriverà alla fine, ma entrerà a tutti gli effetti nel mondo dei cult assoluti di questi ultimi dieci anni, inaugurando così una nuova era.
Il menù per questo Capodanno è praticamente pronto.

In ogni gruppo di amici che si raduna per vedere Stranger Things esistono, più o meno, questi tipi di persone: chi è pronto a sacrificarsi al posto di Dustin e Steve e chi invece dirà che sono sopravvalutati e che vanno protetti altri protagonisti. Ci sarà chi ribatterà monopolizzando la cena, riassumendo – tra un boccone e un bicchiere di champagne – tutto quello che questi due hanno fatto nel corso di quasi 10 anni. Ci sarà chi, prendendo le parole di Steve pronunciate nella seconda parte (qui recensita), gli darà ragione sulla disamina legata al destino di Eddie, e chi invece racconterà la storia dell’eroe che ha deciso di sacrificarsi.
E poi ci sarà chi si lamenterà del ruolo di Eleven perché ridimensionato, e chi, invece, risponderà che non è vero: che il protagonista è sempre stato Will e che lei aveva ‘solo’ i poteri.
Ma questo scatenerà il caos: perché in realtà tutto parte da lei, e a quel punto allora qualcuno ribatterà che Will è stato il primo a finire nel Sottosopra. E così fino alla fine, fino a quando qualcuno perderà la pazienza, chiudendo il tutto con un sonoro “sono entrambi protagonisti.” E quindi va bene, anche questa polemica è superata. Va tutto bene: possiamo proseguire la cena in modo sereno. E così faremo, almeno fino a quando qualcuno non deciderà di rovinare tutto, farci sudare freddo,mettere in discussione 10 anni in una sola notte. Tre parole. Solo tre parole bastano per evocare l’incubo: Game of Thrones.
Si suderà freddo. Si starà male, e parecchio. Il cibo non sarà più così buono, perché il solo pensiero ci farà venire la nausea. Ma poi qualcuno tenterà di riportare l’ordine dicendo qualcosa come: “ma no, i Fratelli Duffer hanno sempre saputo quale dovesse essere il finale, questa volta andrà bene.” Qualcuno risponderà però che le ultime tre puntate del secondo volume non sono state così convincenti (a proposito, non secondo noi), che le basi per pensare a degli errori ci sono tutte. E così l’ansia che sale, la farfalla al salmone che va di traverso: panico, paura.
E poi le teorie. Teorie che si sprecano, per quante ce ne sono.
Qualcuno continuerà a sostenere che si tratta solo di una lunga partita a D&D, chi dirà che alla fine torneranno indietro nel tempo, chi sosterrà che sconfiggeranno Vecna e torneranno alle proprie vite, anche se non tutti insieme. Un puzzle di situazioni più o meno possibili chiuderà così le ultime ore prima di Stranger Things, mettendo fine a una delle parti più divertenti di Stranger Things: essere tutti insieme. Aspettare la stessa cosa, porsi le stesse domande, confrontare le proprie teorie con quelle degli altri. In qualsiasi modo, caso e luogo, essere tutti insieme a guardare Stranger Things per l’ultima volta.

Ed è così che quest’anno passeremo l’ultima notte dell’anno: con gli amici di sempre, con cui spesso abbiamo condiviso tutto, ma non per forza le Serie Tv. Ci sono gli appassionati di anime, di Serie Tv leggere, di comedy, chi guarda solo film. E non capitava forse da tempo che ognuno di questi focalizzasse la propria attenzione su un prodotto trasversale come questo. Che tutti guardassero con lo stesso sguardo la fine di una delle Serie Tv più seguite degli ultimi dieci anni. E che questa riuscisse a mettere d’accordo tutti: chi ogni Capodanno chiede di andare a ballare e chi invece preferisce una cena e poi tutti a casa.
Da domani, ognuno tornerà a guardare le proprie Serie Tv e, quando sarà fortunato, troverà qualcun altro con cui parlarne con la stessa passione.
Ma fino a quel momento, quel senso di appartenenza e di condivisione non sarà più così naturale e, almeno fino al prossimo grande successo, resterà un regalo da parte di Stranger Things, che ci ha dato tutto fino all’ultimo, riuscendo anche a regalarci l’ultima notte dell’anno. A un certo punto l’attesa finirà. Dalle parole si passerà ai fatti: si accenderà la televisione, si andrà su Netflix, si prenderà posto sul divano e si lascerà che a parlare sia solo Stranger Things. Fino a quel momento, per due ore, saremo ancora parte di Hawkins. Ma poi il finale. I titoli di coda. E da lì, le ultime parole per uno dei finali più attesi degli ultimi dieci anni.
Arriverà il momento in cui prenderemo il cappotto, lo indosseremo e andremo via. Capodanno è finito ed è finita perfino Stranger Things. Dieci anni scorreranno in quelle ultime due ore. In quella notte, vedremo tutto quello che è successo tra il 2016 e il 2026. Come è cambiato l’amico accanto e come siamo cambiati noi, che chissà cosa facevamo dieci anni fa a Capodanno. Forse in quel momento non avremmo mai preso neanche lontanamente in considerazione l’idea di restarcene a casa per guardare una puntata finale: si sarebbe recuperata il giorno dopo, è il bello dello streaming.
Ma questa notte è diversa, sembra quasi un desiderio. Un obbligo morale: restare lì, assistere alla battaglia finale in prima linea e senza attendere neanche un istante. Fare l’ultimo biglietto per Hawkins per guardare i nostri migliori amici vincere la battaglia della vita, mentre noi, da dietro lo schermo, tifiamo per loro con i nostri personali Steve, Dustin, El, Mike, Lucas, Max, Nancy, Jonathan, Erica e tutto il resto. Quelli che, come loro, la notte di Capodanno l’hanno trascorsa con noi a Hawkins.
Ed è forse questo ciò che capiremo davvero quando tutto sarà finito: anche noi abbiamo attraversato quello che hanno attraversato loro. Anche noi abbiamo avuto il nostro Stranger Things.
Non solo stanotte, che è l’ultima notte, ma in ogni attesa condivisa, in ogni teoria sussurrata, in ogni silenzio prima di premere play. E quando le luci si spegneranno e Hawkins si allontanerà, non sarà scomparsa: resterà incastonata nel tempo in cui eravamo insieme, inermi e felici, davanti a una storia che ci ha insegnato ad aspettare, e che oggi ci lascia il suo addio rumoroso. Il sipario è calato, ma noi restiamo sulle poltrone, incapaci di muoverci, sospesi tra ciò che è stato e ciò che non sarà più.







