Sono passati solo pochi giorni dal finale di Stranger Things e, come accade nelle grandi Serie Tv, l’ultima puntata – attesa per quasi dieci anni – ha generato un vero e proprio caos, capace di riportarci indietro nel tempo. Ai tempi di Lost, di Game of Thrones. Ai tempi de I Soprano, quando il sipario è calato lasciandoci inermi di fronte a un interrogativo che ci tormenta ancora oggi. Le aspettative per il gran finale di Stranger Things erano alte, altissime, e tutto era possibile. In molti erano pronti persino ad accettare che nulla di quanto vissuto fosse reale e che, alla fine, si trattasse semplicemente di una lunga partita a D&D; altri erano pronti a vedere i personaggi soccombere fino all’ultimo istante. Altri ancora si aspettavano esattamente ciò che poi hanno visto, apprezzando l’ultima puntata tanto quanto l’intero sviluppo della serie.
In questi giorni ne sono state dette di ogni. Qualcuno ha perfino tirato in causa Game of Thrones, sostenendo che il finale fosse sbagliato nello stesso identico modo. Altri hanno sorriso di fronte a questo paragone, cogliendone l’assurdità. E alla fine, nel caos di chi ha cercato una verità assoluta, si sono perse le sfumature, i contrasti, quel fragile equilibrio. Perché nessuno ha davvero ragione e nessuno ha completamente torto, quando si tratta di Stranger Things. I problemi e i commenti negativi erano cominciati ancor prima che l’ultima puntata arrivasse su Netflix: il secondo volume aveva già suscitato numerose polemiche, alimentando una diffidenza che ha fatto sì che molti fossero già prevenuti e convinti che il finale non sarebbe mai stato all’altezza.