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C’è un fascino particolare nel tornare indietro, nel ritrovare un vecchio frammento televisivo mentre si naviga distrattamente su YouTube. A volte ci si imbatte in sigle che sembrano appartenere a un’altra vita. In facce che avevamo dimenticato. In serie tv italiane che avevano fatto breccia nei pomeriggi distratti o nelle notti insonni di un’intera generazione. Insomma, stanare le serie tv su YouTube è come aprire un cassetto della memoria collettiva, quello in cui abbiamo conservato un certo modo di ridere, di raccontare e di immaginare.
Di fatto, oggi, questa è molto più di una piattaforma di video in quanto diventa una gigantesca macchina del tempo audiovisiva. Qui convivono show arditi e adorabili disastri poco conosciuti. Parliamo di prodotti televisivi che hanno segnato in silenzio il passaggio tra due epoche: quella della TV generalista e quella del web. In un mondo dominato dallo streaming professionale, questa piattaforma è rimasta l’ultimo luogo libero dove la memoria culturale si conserva spontaneamente. Non per archivio ufficiale, ma per affetto. Ed è proprio lì che sopravvive una parte sorprendente della serialità italiana.
1) Love Bugs

La sitcom Love Bugs è nata nel 2004 come versione italiana del format canadese Un gars, une fille, importato ma profondamente adattato al gusto nostrano, con le sue imperfezioni e le sue piccole grandi verità. Il pregio principale di Love Bugs è stato quello di saper condensare in pochi minuti, talvolta neanche cinque, tutta la gamma delle emozioni che attraversano una storia d’amore. Nello specifico l’attesa, la gelosia, il fastidio della convivenza, i tic quotidiani, le incomprensioni, ma anche la tenerezza sottile che non si vede ma si sente.
Con Fabio De Luigi al fianco di Michelle Hunziker nella prima stagione, seguiti da Elisabetta Canalis e Giorgia Surina nelle successive, la serie tv, ora su You Tube, ha sfoggiato un cast capace di cambiare volto senza perdere identità. Le scenette di Love Bugs sono minimaliste e lo spazio è generalmente l’appartamento, pochi oggetti, dialoghi serrati, ritmo immediato, un montaggio che non perde tempo. Non è solo la comicità, ma la verità quotidiana che prende la forma del piccolo sketch, e quella familiarità che fa ridere perché riconosci tutto quanto.
Love Bugs è uno specchio del suo tempo
Decisamente Pre-smartphone, oggi l’amore convive con notifiche e chat, ma all’epoca le tensioni nascevano da fattori “analogici”: l’interferenza degli altri, la routine, la noia, i conflitti su come gestire la casa o uscire. E proprio questa lontananza digitale rende Love Bugs oggi più che mai interessante. Di fatto, ci permette di misurare quanto siamo cambiati o quanto pensiamo di averlo fatto. Inoltre, Love Bugs ha avuto un impatto culturale.
Non a caso, il format ha contribuito a formare la percezione della sitcom romantica italiana. Per queste e altre motivazioni, recentemente è andato in onda il reboot di Love Bugs con Brenda Lodigiani e Michele Rosiello come coppia protagonista. Le dinamiche rimangono quelle ormai classiche del format, ma aggiornate al contesto contemporaneo, con smartphone, social e nuovi media che diventano parte integrante della narrazione.
2) Buttafuori

Buttafuori è un’esperienza televisiva di confine, in quanto poco appariscente, quasi invisibile nel palinsesto, ma densissima nel suo linguaggio emotivo. La serie ha scelto come luogo narrativo il bordo oscuro della notte, davanti a una discoteca di provincia, dove due addetti alla sicurezza trascorrono le ore contemplando l’angoscia, il tempo che passa e la vita che non scorre come vorrebbero. Questa serie si distingue per la sua radicalità: niente scene elaborate, pochi personaggi, ambientazione essenziale e talvolta quasi teatrale.
I buttafuori diventano narratori del nulla, filosofi con poco pubblico, interlocutori di se stessi. E così, ogni dialogo è un atto di scoperta, di paure, desideri e illusioni frustrate. Ruffini e Abbrescia incarnano ruoli complementari. L’uno con più ironia, l’altro con concretezza, ma entrambi immersi in una dimensione sospesa. Pertanto, rivedere Buttafuori oggi è come ascoltare un monologo diviso in due voci, dove la comicità nasce dalla realtà spoglia, dai silenzi, dalle frasi che restano a mezz’aria. È un prodotto che non cerca il sorriso immediato, ma lo merita per le sue verità.
È l’Italia notturna, la periferia spirituale, i rapporti umani compressi nel poco spazio di una strada, di un’entrata, di uno sguardo. Non è una serie che ha goduto di grande diffusione o fama al suo tempo. Tuttavia, chi la scopre oggi resta colpito dalla forza del contrasto. In breve, la semplicità formale contro la complessità delle emozioni che suscita. E anche il fatto che sia ricercabile su YouTube ne accentua il carattere di piccolo miracolo sotterraneo. Un’opera che sopravvive non per il bagliore del palinsesto, ma per il passaparola e l’affetto di chi ama il racconto vero.







