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Le serie tv comedy, una volta, erano il nostro rifugio sicuro. Situazioni assurde, risate registrate, problemi che si risolvevano in venti minuti (con morale inclusa). Ma oggi le cose sono cambiate: ridiamo ancora, certo. Ma mentre ridiamo, ci si stringe un po’ lo stomaco. Perché sotto la battuta c’è spesso un dolore. Un lutto, un senso di inadeguatezza, un’identità che non torna, un trauma mal gestito. E sotto la risata, appunto, c’è il caos del presente.
Viviamo in tempi confusi: iperconnessi ma soli, pieni di stimoli ma spesso disorientati. In bilico tra chi eravamo e chi stiamo cercando, con molta fatica, di diventare. Le comedy moderne – le migliori, almeno – hanno capito tutto questo. Hanno capito che per raccontare la complessità dell’oggi, serve saper giocare con leggerezza, ma senza superficialità. E serve soprattutto saper costruire personaggi che sembrano usciti direttamente dalle nostre vite: incasinati, imperfetti, ma anche teneri, autentici. E sorprendenti.
In questo articolo abbiamo scelto cinque di questi personaggi di cinque serie diverse che, ognuno a suo modo, ci hanno mostrato cosa significhi essere vivi oggi. Con le loro crisi esistenziali, le loro battute taglienti, le loro fragilità esposte come ferite aperte. Non è una classifica, ma un piccolo viaggio nel modo in cui le serie tv comedy contemporanee hanno deciso di affrontare la realtà. Ridendo, sì, ma con uno sguardo che va molto più a fondo.
E voi? Quale di questi personaggi vi ha fatto ridere e riflettere allo stesso tempo? Ne manca qualcuno secondo voi? Scrivetelo nei commenti. Oppure parlatecene guardando in camera. Alla Fleabag.
1) Fleabag – Fleabag

Partiamo proprio con lei. Un’icona. Come la sua frangetta. Come la sua disperazione. Fleabag, la serie britannica creata e interpretata da Phoebe Waller-Bridge, è andata in onda tra il 2016 e il 2019 con sole due stagioni e dodici episodi totali. Eppure è bastato poco per trasformarla in un fenomeno. Acclamata dalla critica, pluripremiata (sei Emmy e due Golden Globe, più altri importanti premi, tanto per gradire), Fleabag ha ridefinito cosa può essere una serie tv comedy oggi: intima, spietata, eppure irresistibilmente divertente.
Fleabag è sfacciata, brillante, autodistruttiva. La sua rottura della quarta parete non è solo un gioco meta-narrativo, ma un grido d’aiuto travestito da sarcasmo. In un’epoca in cui si parla tantissimo ma si comunica poco, in cui si condividono emozioni a suon di meme ma si evita il contatto reale, lei guarda in camera, guarda noi, con una sincerità disarmante. Una voce della nostra generazione che non ha soluzioni, ma che ci fa sentire meno soli nei nostri disastri emotivi.
Fleabag non ha nemmeno un nome proprio. E forse è giusto così, perché potrebbe essere chiunque. O forse siamo già tutti un po’ lei. Sfrontata, sarcastica, caotica e piena di dolore, è una giovane donna londinese che gestisce un caffè fallimentare e una vita sentimentale ancora peggiore. Ma sotto la battuta fulminante e il sorriso tirato, c’è un senso di colpa che la divora: quello per la morte dell’amica, per la sua famiglia sgangherata, per le sue scelte autodistruttive.
Nella sua solitudine cerca disperatamente un contatto, anche solo uno sguardo complice. In un mondo iperconnesso ma affettivamente analfabeta, lei è la voce fuori campo di una generazione che fa ironia su tutto per non crollare. Il suo umorismo è una corazza. Ma anche una richiesta d’amore. E, in fondo, una confessione.
2) Barry Berkman – Barry

Immaginate un killer a pagamento che sogna di diventare attore. Non è l’inizio di una barzelletta, ma la premessa di Barry, la dark comedy targata HBO andata in onda dal 2018 al 2023. Serie cult cresciuta nel tempo, grazie a una scrittura audace e a una cifra stilistica unica, Barry ha saputo fondere con equilibrio raro elementi noir, dinamiche teatrali e profonde riflessioni sulla crisi esistenziale moderna. Otto Emmy vinti tra cui il prestigioso riconoscimento come miglior attore protagonista a Bill Hader (anche ideatore, sceneggiatore e regista della serie) testimoniano il successo critico e popolare di questa serie tv comedy che non ha paura di spiazzare.
Barry Berkman è un sicario che vive una doppia vita che più doppia non si può. Da un lato esegue omicidi su commissione. Dall’altro si iscrive a un corso di recitazione nella speranza di realizzare il suo sogno più grande: diventare qualcun altro. Ma trasformarsi non è mai semplice, soprattutto quando il passato ti insegue con una pistola puntata alla tempia. Ogni volta che Barry cerca di abbracciare una nuova identità, il sangue del suo mestiere torna a bagnargli le mani.
In un mondo ossessionato dal mito della reinvenzione, Barry mostra quanto sia realmente difficile cambiare. Specialmente quando non hai mai davvero capito chi sei stato o chi vorresti essere. La sua ricerca di una seconda possibilità diventa così il pretesto per raccontare il bisogno disperato di tutti noi di voltare pagina, di uscire dagli schemi, pur ritrovandoci sempre, prima o poi, a ripetere gli stessi errori. È un personaggio tragicomico, sospeso tra comicità nera e dolore autentico, perfetto riflesso di un’epoca incerta, in cui ogni tentativo di crescita si scontra con radici troppo profonde e fantasmi mai veramente sepolti.
Quella di Barry è una tragedia mascherata da commedia, una storia di fallimenti e illusioni che, con toni a volte esilaranti e altre strazianti, ci fa guardare dentro senza retorica né indulgenza. Perché siamo tutti, un po’ Barry.





