6) Lost

Una sesta posizione che di certo non passerà inosservata. Alcuni probabilmente si aspettavano di ritrovarla tra le prime posizioni, altri ai piedi della classifica, altri ancora di non trovarla affatto. E invece Lost c’è, ed è in un posto che riflette esattamente i suoi effetti sul pubblico. A metà, tra chi ancora si chiede perché e chi invece ha apprezzato ogni aspetto di quel magnetico e inafferrabile finale. A metà, come il pubblico che ha diviso e che continua a dividere, anche se le cose oggi vanno nettamente meglio rispetto ad anni fa. In un certo senso Lost ha preparato il pubblico: per la prima volta lo ha messo di fronte a una Serie Tv che non voleva rispondere a ogni costo a ogni domanda, ma sceglieva di andare oltre, dando vita a una conclusione spirituale.
Lost ha osato. Lo ha fatto con il finale più giusto. Ha scelto di andare oltre ciò che è tangibile, razionale e decifrabile per abbracciare una realtà sospesa in cui tutti i personaggi si ritrovano per andare oltre e lasciarsi andare. Qualsiasi cosa sia davvero successa su quell’isola, hanno costruito un legame eterno, destinato a continuare anche altrove. Che dura più di una vita, fino all’eternità. Fino a quando nessuno di loro sarà più sulla terra, o su quell’isola che li ha resi imprescindibili l’uno per l’altro. D’altronde Lost è questo. È sacrificio. È redenzione. Fede. Tutto ciò che vediamo e non vediamo, ma che ci circonda comunque. Lost è tutto quello che esiste e che non sai spiegare, esattamente come il suo finale.
5) Better Call Saul

Apriamo la Top 5 con Better Call Saul, una delle migliori Serie Tv della storia. Uno spin-off che è riuscito a eguagliare la sua opera madre, un’impresa complessa quando la madre si chiama Breaking Bad. Ed eccola invece qui, tra i migliori finali delle Serie Tv e al vertice di tutte le classifiche che raccontano il meglio della televisione. Better Call Saul c’è sempre, anche se agli Emmy e ai Golden Globe, al momento della consegna dei premi, non c’era mai. Candidata, ma mai vincitrice. Neanche per la sua stagione finale, il momento che custodisce il compimento di una parabola che chiude uno dei cerchi più importanti del panorama seriale.
Better Call Saul così si spegne, come l’ultima sigaretta che Kim e Saul fumano insieme. Un momento che brucia lentamente, in cui Saul torna a essere Jimmy. Non a caso, in quel tribunale pronuncia la frase “Il mio nome è James McGill.” Si riappropria di sé, chiude – per quanto possibile – Saul in una gabbia e ritorna al suo io più autentico. Quello che conosce il peso delle scelte e delle conseguenze, che riconosce l’etica e la moralità. Ed è proprio quella prigione, così lercia e grigia, a renderlo di nuovo libero.
I reati che gli sono costati di più, alla fine, sono quelli morali. Quelli che gli hanno sporcato la coscienza e che oggi pesano più di quanto possa essere umanamente tollerabile. Un finale che resta addosso, che tormenta e che chiude un cerchio cominciato ai tempi di Breaking Bad, destinato a non dissolversi mai.







