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Il terribile caso di “Kiss me Licia”

Kiss me Licia
Kiss me Licia

Dedicato alla memoria di chi l’ha guardato e non è riuscito ad arrivare fino in fondo.

Nell’anno del Signore 1986 fu perpetrato uno dei più grandi crimini nei confronti dell’umanità. La Fininvest, alla ricerca di un prodotto a bassissimo costo per coprire la fascia preserale di Italia Uno, diede vita ad una delle massime espressioni del trash italiano, tanto fatto male quanto inspiegabilmente di grande successo: “Kiss me Licia, la serie”.

L’inquietante saga, ispirata dal celebre cartone giapponese, è andata in onda dal 1986 al 1988, rovinando in un paio di anni un’intera generazione di ragazzini. Protagonisti della serie il sogno erotico dei bambini anni Ottanta diventati adulti, Cristina D’Avena, ed un manzo a caso del quale si sono perse le tracce dopo poco tempo, tale Pasquale Finicelli.

Il telefilm, visto che al male non c’è mai un limite, ebbe vita lunga: 4 stagioni per 140 episodi (140!). Per percepire la qualità del prodotto, è sufficiente citare i titoli dei cicli di puntate: “Love Me Licia”, “Licia dolce Licia”, “Teneramente Licia” e lo struggente “Balliamo e cantiamo con Licia”.

LA TRAMA – Volenti o nolenti, il cartone di “Kiss me Licia” l’hanno visto un po’ tutti, mentre la serie, fortunatamente, no. Prima di approfondire le sconvolgenti tematiche esistenziali affrontate, è necessario riassumere a grandi linee la trama.

Eccola.

Licia è una giovane ragazza fidanzata con Mirko, il leader punk dei temibili Bee Hive. Un punk vero, nudo e crudo. Talmente crudo da identificarsi unicamente con un parruccone biondo dal ciuffo rosso, associabile ai capelli di Cristiano Malgioglio.

Licia ha un padre, al quale gli autori italiani regalarono un nome diversamente geniale, Marrabbio. Marrabbio, una combo perfetta tra il personaggio del cartone e Marco Columbro, è un ristoratore innamorato di Mary, manager dei Bee Hive, diversamente italiani. Satomi è un diversamente giapponese, mentre il gatto Giuliano è l’unico personaggio accettabile dell’intero cast.

La serie è ambientata in Giappone. Oppure Cologno Monzese. Ah no, è Cologno Monzese. Ma dovrebbe essere il Giappone. Non si farà nulla per dare la benché minima parvenza di verosomiglianza al mondo nipponico. Per comodità, identificheremo un luogo che fortunatamente non esiste col nome di Giappone Monzese.

“Tormentaci Licia” è incentrata principalmente sulle questioni amorose tra la gallina Mirko e la bella Licia, bella solo per questioni di budget. I due, nell’arco delle quattro stagioni, si sposano (seppure osteggiati da Marrabbio) ed infine concepiscono un figlio. Fortunatamente, la sequenza del concepimento non è mai andata in onda.

Marrabbio insegue inutilmente Mary e non capirà manco dopo quattro stagioni di non avere una sola speranza.

Gli sguardi perplessi del gatto sono l’unica nota credibile della trama.

Le canzoni dei Bee Hive, anch’esse crimini contro l’umanità, appesantiscono ulteriormente una serie di per sé insopportabile.

LE FETTINE PANATE – Prima si parlava di tematiche affrontate. Bene, l’unico tema degno di nota è quello delle fettine panate, piatto tipico del Giappone di casa Fininvest.

In una delle sequenze più straordinarie della storia delle serie tv, Licia si domanda che fare per pranzo. Mirko ed il fratellino Andrea sono sconvolti: la questione è di difficile soluzione. All’improvviso il lampo di genio: la fatina preparerà le fettine. Le fettine panate.

L’espressione “fettine panate” verrà ripetuta tra l’entusiasmo generale per nove volte (nove!) in un minuto e mezzo.

Una volta arrivati al fatidico momento della consumazione del pasto tipicamente giapponese, Licia inganna Mirko e Andrea, affermando di aver dimenticato le fettine. E invece no! Le fettine ci sono! Gioia e tripudio! Le fettine panate ci sono!

Non si sa bene perché, ma la sequenza è diventato un viral assoluto ai tempi dei social. Tutti ricordano le fettine panate di Licia.

Indimenticabili.

Inserire le due sequenze tra una puntata e l’altra avrebbe dato vita ad un epico cliffhanger. Peccato.

UNDICI CONSIDERAZIONI FINALI A CASO

  • La scomparsa dalle scene dell’interprete di Mirko dimostra che nel mondo esiste ancora un briciolo di giustizia.
  • #BeppeFiorello non fece il provino per interpretare Mirko.
  • Gli “attori” erano italiani, ma furono doppiati da altri italiani. Boh.
  • Vilfredo è un nome tipicamente giapponese.
  • In Giappone non sanno cosa siano le polpette.
  • Le parrucche cotonate fanno molto anni Ottanta, ma senza esagerare. Loro hanno esagerato.
  • Fininvest, non appagata a sufficienza, realizzò uno spin-off della serie, con protagonista la solita Cristina D’Avena. Manco a Guantanamo.
  • Cristina D’Avena è molto più attraente oggi rispetto a trent’anni fa.
  • “Teneramente Licia” potrebbe contenere dei messaggi subliminali: il ventennio berlusconiano iniziato nel 1994 lo dimostrerebbe.
  • Nel 2010 “Kiss me Licia” fu ritrasmesso da La5 nella fascia delle 20, portando a casa l’1% di share. L’Italia è un Paese strano.
  • Se si cerca la parola “Bee”, Google suggerisce “Bee Hive” prima di “Bee Gees”.

Antonio Casu 

@antoniocasu_

Written by Antonio Casu

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