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È un dato di fatto che Seinfeld sia una delle sitcom più iconiche e influenti della televisione americana. Creata da Larry David e Jerry Seinfeld, è oggi disponibile su Netflix e si presenta come “una serie su niente”. Concetto che gioca sull’idea di narrare storie quotidiane e banali, ma con un umorismo esilarante e spesso surreale. Lo show anziché seguire trame lineari o avere una risoluzione morale alla fine di ogni episodio, si caratterizzava, infatti, per l’assenza di un vero e proprio arco narrativo. I protagonisti non imparano mai nulla di significativo, e le storie più importanti della loro vita sono spesso lasciate irrisolte o non sviluppate in modo convenzionale.
Ogni personaggio è un archetipo della società urbana moderna, ma ognuno di questi è caricato nelle proprie caratteristiche. Inoltre, la scrittura di Seinfeld è conosciuta per il suo ritmo frenetico e il suo spiccato umorismo verbale. Larry e Jerry, tra le altre cose, si sono concentrati sull’osservazione minuta della vita quotidiana, portando in primo piano quei piccoli momenti che solitamente passano inosservati. La serie affronta temi come la superficialità delle relazioni, la paura del cambiamento, l’egoismo e l’incapacità di affrontare le difficoltà della vita adulta. Ma lo fa in modo disincantato e, talvolta, cinico.
Un altro aspetto distintivo di Seinfeld è la cosiddetta “commedia degli errori”
Qui i personaggi e situazioni si intrecciano in modo inaspettato, creando equivoci e confusione. Le storie non seguono la struttura tradizionale di una sitcom, con il climax e la risoluzione, ma piuttosto si dipanano in modo frammentato, senza risposte definitive. L’umorismo nasce proprio da questa mancanza di conclusione, dove spesso le cose non vanno mai come ci si aspetterebbe.
Pertanto, la serie è stata un fenomeno non solo televisivo, ma anche culturale. Molte delle sue frasi e dei suoi concetti sono entrati nel linguaggio comune, come il famoso “master of your domain”, riferito al controllo delle proprie emozioni o desideri. Inoltre, la serie ha introdotto elementi che sono diventati fondamentali nella commedia televisiva contemporanea. Tra gli altri, l’idea di un ensemble cast senza un vero protagonista, il disinteresse per il moralismo e l’accento sulle piccole cose della vita.
Non a caso, lo show ha ottenuto un enorme successo di critica e pubblico, contribuendo a spingere le sitcom degli anni ’90 verso una direzione più irriverente. La sua influenza si estende anche ad altre produzioni come Curb Your Enthusiasm (qui scoprite quale uomo ha salvato la serie), sempre di Larry David, che ne conserva molti degli aspetti stilistici e tematici. Ciò detto, oggi possiamo affermare che il suo impatto e la sua popolarità non si sono affievoliti nel tempo. E sebbene ne abbiamo sentito di ogni sul suo conto, questa volta ci faremo ammaliare dal fascino delle oscure teorie dei fan, volte a giustificare alcune delle scelte narrative della serie.
1) Iniziamo la kermesse di Seinfeld con la teoria sulla morte di George

Questa speculazione è una delle più affascinanti e inquietanti tra quelle legate a Seinfeld. Essa suggerisce, infatti, che George Costanza (ecco un approfondimento sul personaggio) sia morto durante la serie e che tutto ciò che vediamo non sia altro che una sorta di purgatorio. E tale punto di vista, si basa su diverse interpretazioni degli eventi e dei comportamenti di George nel corso dello show, che, se visti sotto questa luce, acquisiscono un significato più oscuro. Di fatto, George è uno dei personaggi più complessi e auto-sabotanti della serie.
Fin dall’inizio, la sua vita è segnata da fallimenti, delusioni e comportamenti autodistruttivi. Il fatto che sembri sempre trovarsi in situazioni in cui si autodanneggia, porta alcuni a pensare che la sua vita abbia un elemento surreale. La sua esistenza sembra essere intrappolata in un ciclo continuo di miseria, senza alcuna forma di crescita o progresso. Questo potrebbe essere visto come una rappresentazione di un’anima che non riesce a “passare oltre” o a evolversi, come avverrebbe in un purgatorio.
Peraltro, nel periodo tra la fine della quarta stagione e l’inizio della quinta, George sembra essere un po’ più strano e disconnesso. Come se non appartenesse pienamente al mondo reale. Così, molti hanno suggerito che questa sensazione di alienazione sia un indizio che George non faccia più parte del mondo dei vivi. Ma, allo stesso tempo, in molte circostanze, sembra avere un’incredibile capacità di sfuggire a situazioni in cui altri fallirebbero. Per dirne un paio, ottiene lavori importanti senza nemmeno volerli, trova un’incredibile fortuna in circostanze improbabili, ma non riesce mai a godere veramente del successo.
2) Pare che i personaggi si trovino in una sorta di realtà parallela

La congettura sulla realtà parallela di Seinfeld, suggerisce che i protagonisti non stiano vivendo nel mondo reale, ma in una sorta di universo alternativo, dove le regole sociali e morali convenzionali non si applicano. Questa supposizione si basa su vari elementi della serie. Dai comportamenti bizzarri dei personaggi a eventi che sembrano non avere spiegazione logica, creando così un’atmosfera inverosimile. Infatti nella sitcom, uno degli aspetti più distintivi è che, nonostante il comportamento egoista, immorale e spesso irresponsabile dei protagonisti, non ci sono vere conseguenze per le loro azioni.
Ad esempio, alla fine dell’ultimo episodio, i personaggi vengono arrestati e condannati, ma la scena è trattata in maniera quasi ridicola, come se la loro incarcerazione non fosse mai realmente significativa. Non c’è una riflessione profonda sulle loro azioni. E la condanna sembra essere più una forma di giustizia simbolica, piuttosto che una vera punizione per i loro crimini. Un altro aspetto che alimenta l’idea di una realtà parallela è la frequenza con cui accadono eventi bizzarri. Le situazioni più strane, infatti, sembrano essere trattate con una naturalezza che le rende ancora più insolite. Tra tutte, vince la scena in cui Kramer viene investito da una macchina e sembra sopravvivere senza danni seri!
Consideriamo, inoltre, che i “fantastici 4” non evolvono mai
Tale staticità potrebbe essere interpretata come un segno di una dimensione in cui il cambiamento è impossibile. Ma non solo. I personaggi spesso sembrano avere problemi a interagire con il resto del mondo in modo “normale”. Nella vita quotidiana, dunque, si comportano in modo completamente disinteressato alle convenzioni sociali. Come quando Jerry e George rifiutano di assistere a un matrimonio o quando Elaine interferisce con nelle sue dinamiche lavorative senza alcun rimorso. In conclusione, il fattore più interessante della teoria della bolla, è che molti degli eventi e dei personaggi possono essere interpretati come simboli o metafore di altro.
La città di New York, ad esempio, è spesso rappresentata come un mondo claustrofobico e distorto. Un luogo dove le regole della realtà sembrano non applicarsi. Le interazioni dei protagonisti, i loro fallimenti, le loro piccole vittorie e le loro continue discussioni sembrano essere elementi di un gioco in cui non c’è alcun scopo finale. La realtà in Seinfeld potrebbe quindi essere vista come la metafora di un universo dove non ci sono grandi verità morali o spirituali. Ma solo una serie di eventi casuali e senza significato. Tanto che, l’uso di trame incrociate che si sviluppano indipendentemente ma che si intrecciano in modo strano tra loro, rinforza l’idea di una realtà che non segue le leggi temporali convenzionali. Ma, piuttosto, si muove su piani temporali e narrativi separati.
3) In Seinfeld, ci mancava soltanto il diavolo Kramer!

La teoria secondo cui Kramer (qui un focus sul personaggio) sia il diavolo è una delle più stravaganti di quelle che circolano su Seinfeld. Nonostante il suo comportamento eccentricamente comico e spesso esagerato, alcuni fan hanno interpretato Cosmo Kramer come una sorta di figura demoniaca o sovrannaturale che manipola gli altri personaggi e le situazioni. Kramer è un individuo così imprevedibile, che la sua personalità sfida le leggi della realtà. La sua capacità di apparire e scomparire dai luoghi improvvisamente e la sua abilità di far accadere eventi bizzarri, pertanto, hanno spinto alcuni a considerarlo come una sorta di entità aliena.
Inoltre, le sue azioni e invenzioni, spesso, causano disastri che finiscono per beneficiare solo lui o generano caos intorno a lui. Pensiamo a quando decide di lanciarsi in attività stravaganti come “Kramerica” o quando tenta di costruire un sistema di irrigazione finendo per distruggere la casa di Jerry. Così, la sua capigliatura disordinata e i suoi occhi, che a volte sembrano troppo espressivi, contribuiscono a conferirgli una forza diabolica. Mentre la sua mancanza di limiti e la sua abilità di rimanere indifferente alle norme sociali, lo mettono in una posizione in cui le questo mondo, sembra non si applicarsi a lui.
4) Il “no hugging, no learning” è la chiave della filosofia della Serie

Il concetto di “no hugging, no learning” (nessun abbraccio, nessun apprendimento) è uno degli aspetti filosofici più significativi della serie. Questa frase, che rappresenta la filosofia di vita dei protagonisti, è un punto cruciale per comprendere la teoria che vede la serie come una sorta di “condanna eterna”. In sostanza, tale concetto implica che i personaggi non cambino mai realmente, non imparano dalle loro esperienze e non si connettono mai a un livello più profondo. Perpetuando così una sorta di esistenza circolare, senza progresso. Il termine “no hugging, no learning” è stato creato dai produttori di Seinfeld per descrivere la dinamica centrale della serie.
A questo proposito, la vita dei protagonisti è una specie di loop, senza una fine o un significato trascendente. Dove il progresso, la comprensione o il miglioramento non sono possibili. Loro non cercano la redenzione, né si sforzano di diventare persone migliori. In tutto ciò, come se non bastasse, non sono mai in grado di costruire relazioni genuine. E le loro interazioni, anche se apparentemente amichevoli, sono tutte superficiali e finalizzate al proprio beneficio. Non c’è mai una vera connessione emotiva tra i personaggi, e questo viene ulteriormente enfatizzato dalla mancanza di momenti di affetto.
In molte altre sitcom, invece, i personaggi subiscono un arco narrativo, in cui compiono un viaggio emotivo o morale che culmina con una lezione appresa. Di fatto, in un mondo in cui il consumo di intrattenimento, spesso, cerca di insegnare lezioni morali e promuovere valori positivi, Seinfeld rifiuta esplicitamente questo approccio. Mostrando invece come la vita, in alcuni casi, possa essere semplicemente una serie di eventi che accadono senza alcun fine superiore.
5) Potevamo mai immaginare che Jerry fosse il meno empatico di Seinfeld?

Sebbene Jerry sia spesso presentato come un personaggio simpatico, intelligente e autoironico, diversi elementi del suo comportamento potrebbero essere associati a una personalità sociopatica. Questi tratti non sono immediatamente evidenti. Ma se lo osserviamo attentamente, questi sembra avere una rilevante mancanza di empatia, un interesse predominante per sé stesso e una totale indifferenza ai bisogni degli altri. Non a caso, nelle sue interazioni con le donne, Jerry sembra non essere mai veramente coinvolto emotivamente. Sebbene abbia molte relazioni, la sua mancanza di attaccamento emotivo è notevole, tanto che non sembra mai provare alcun rimorso quando una storia finisce.
Per non parlare, poi, di quanto fosse egocentrico e manipolatore! Svariati sono gli episodi in cui usa le persone come mezzo per divertirsi, senza mostrare particolari preoccupazioni per come le sue azioni possano influire sugli altri. Un esempio lampante è la sua amicizia con George, che spesso appare poco bilanciata tra le parti. Tuttavia, non importa quanto i suoi comportamenti siano egoistici o dannosi per gli altri, Jerry non sembra mai sentirsi colpevole. E quando commette errori, invece di riflettere e cercare di migliorare, si preoccupa solo di evitare le conseguenze.
Infine, queste personalità, tendono a essere impulsive e a cercare costantemente nuove esperienze per soddisfare i propri desideri. Questo è evidente nei suoi frequenti cambiamenti di opinione, nei suoi tentativi di “divertirsi” con nuove idee o nelle situazioni senza una reale riflessione sui risultati. Quando le cose vanno male, pertanto, questi riesce sempre a trovare un modo per sfuggire dalla responsabilità! Distogliendo l’attenzione da sé stesso o facendo battute per sdrammatizzare.
6) Insieme a Kramer anche Elaine ha un lato sinistro

Alcuni hanno avanzato l’idea che Elaine Benes (ecco perché Elaine è un’eroina secondo noi) nascondesse in realtà tratti diabolici che emergono in modo sottile, ma costante. Questa conclusione esplora la sua personalità complessa e le sue azioni, che a volte sembrano essere guidate da motivi maliziosi, senza che le sue malefatte siano mai punite in modo significativo. Elaine, pur sembrando una persona molto amichevole e a volte vulnerabile, è una delle protagoniste più astute della serie.
Non a caso, Elaine è un personaggio che non esita a usare la sua posizione sociale, il suo charme o il suo fascino per ottenere ciò che vuole. Che si tratti di una promozione al lavoro, di una relazione o di una situazione più favorevole per sé stessa. Non esita a infrangere regole morali o sociali per raggiungere i suoi obiettivi, senza particolari rimorsi o riflessioni sulle sue azioni. Un riferimento potrebbe essere il suo rapporto con il collega Peterman, che strumentalizza per ottenere il massimo dal suo lavoro. Ma non solo. La sua capacità di usare il fidanzato Puddy come un oggetto di piacere, dimostra la sua capacità di navigare tra le relazioni con un’indifferenza ai sentimenti quasi “diabolica”.
Inoltre, ha una personalità molto cinica e talvolta vendicativa… Caratteristiche che si riflettono nel modo in cui reagisce alle situazioni in cui si sente ferita o tradita. Ad esempio, in “The Little Jerry“, visto che si trova a disagio per la rottura con Jerry, reagisce con una sorta di vendetta emotiva, senza mostrare un chiaro rimorso. In definitiva, la sua influenza sugli altri è sottile, ma costante, proprio come un tentatore che spinge gli altri verso risultati di cui può servirsi.
7) Al netto delle differenze, in Seinfeld sono tutti “lupi solitari”

Tutti e quattro i protagonisti della sitcom vivono al margine della società. Pertanto, tale ipotesi esplora l’idea che, pur essendo molto legati tra loro, questi siano dei lupi solitari. Nonché impegnati in una costante lotta per il proprio spazio e la propria indipendenza, ma senza mai raggiungere una vera realizzazione emotiva. Oltre a Jerry, infatti che sarebbe il comico individualista, anche George Costanza è una sorta di lupo solitario disfunzionale.
Infatti, sebbene sia circondato da amici e abbia varie relazioni, George si sente spesso isolato e alienato. Il suo comportamento è caratterizzato da un misto di insicurezza, ipocrisia e desiderio di approvazione. Ma nonostante ciò, è incapace di creare legami autentici con gli altri. La sua continua ricerca di accettazione, lo rende un lupo solitario che agisce in modo egoistico, senza la consapevolezza di quanto questo lo isoli.
Elaine, nella sua essenza, è invece una “lupa ambiziosa”
Nonostante abbia relazioni e amici, la sua personalità è dominata da una indipendenza emotiva e sociale che la spinge a mettere se stessa e i propri desideri al di sopra di tutto. Non è mai veramente interessata a ciò che gli altri pensano di lei e non esita a intraprendere azioni egoistiche se queste le portano benefici diretti. Kramer rappresenta un tipo di lupo solitario diverso rispetto agli altri tre, che possiamo definire anarchico. La sua casa è un luogo di caos e disordine, e lui è un tipo di personaggio che non si preoccupa mai veramente delle conseguenze delle sue azioni.
Egli è l’incarnazione della libertà senza vincoli. Non ha un vero lavoro stabile e si comporta come se il mondo fosse un enorme parco giochi in cui può fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno. Eppure, questa libertà totale lo isola in modo unico. Sebbene sia coinvolto nelle vicende degli altri, lo fa sempre da una posizione di estraneo, senza mai essere veramente partecipe in modo profondo. La teoria del “lupo solitario” diventa particolarmente interessante se la si considera nel contesto di come i quattro protagonisti, subiscano in realtà solitudine che è conseguenza del loro egoismo.
8) L’universo in cui si susseguono gli eventi potrebbe essere l’aldilà

Ed eccoci giunti alla congettura sull’aldilà! Quest’ultima suggerisce che i protagonisti siano effettivamente morti fin dall’inizio della serie, e che tutto ciò che vediamo sia una rappresentazione di un mondo infernale o di una sorta di limbo. In altre parole, Seinfeld non sarebbe una semplice sitcom ambientata nel mondo reale, ma un’esplorazione del post-mortem. E a supporto di questa pseudorivelazione ci sarebbe anche la presunta morte di George Costanza e la sua esistenza sospesa. Dunque, se consideriamo la serie come una metafora di un aldilà in cui le loro anime sono condannate a una punizione senza fine, il comportamento immaturo e l’assenza di crescita morale si spiegano facilmente. Non sono né veramente vivi né veramente morti, ma intrappolati in una dimensione in cui tutto è privo di senso.
Ed è qui che si innesta, in maniera curiosa, il ruolo di Newman. Questi è infatti visto, come una specie di giudice divino che osserva i protagonisti dall’esterno. Non a caso, è sempre presente nelle vicende, ma mai realmente partecipe della vita di Jerry e degli altri. La sua natura misteriosa e il suo comportamento ambiguo lo rendono una figura che potrebbe rappresentare un’entità superiore che monitora i protagonisti. Proprio come un subdolo grande fratello. Tanto che, in alcuni episodi, egli sembra avere una sorta di visione più onnisciente della realtà. Quasi come se fosse consapevole della natura insignificante e superficiale della vita dei protagonisti, e quindi, destinato a vegliare sulla loro esistenza nell’oltretomba.
9) La confort zone piace a tutti, ma soprattutto ai personaggi di Seinfeld

In questo contesto, la zona di confort non è solo una questione psicologica di abitudini quotidiane, ma una vera e propria gabbia esistenziale da cui i personaggi non riescono a uscire, pur avendo le opportunità e le capacità per farlo. Pertanto, pur essendo adulti, preferiscono rimanere nelle loro abitudini, nelle loro routine, e nelle loro dinamiche di gruppo, che li fanno sentire sicuri ma anche stagnanti.
Jerry è il personaggio che più di tutti incarna questa condizione. Sebbene sia il protagonista e sembri avere una vita relativamente soddisfacente, la sua esistenza è intrinsecamente priva di profondità. Si accontenta di una carriera comica che non sembra mai metterlo davvero alla prova o farlo crescere come persona. Ogni sua decisione è dettata dal desiderio di mantenere il suo stile di vita senza complicazioni, senza rischi, senza emozioni troppo forti.
George, pur lamentandosi sempre della propria vita, è altrettanto prigioniero
Nonostante si ritenga una persona infelice, è paradossalmente incapace di uscire dalle sue abitudini disfunzionali. Ogni volta che George cerca di cambiare la sua situazione, finisce per scegliere la via più facile e comoda, che lo porta a cadere in situazioni ancora più problematiche. Elaine, per parte sua, è alla costante ricerca di affermazione personale e professionale. Ma lo fa in modo superficiale e senza mai affrontare i suoi veri conflitti interiori. Nonostante abbia una carriera relativamente stabile e una rete di amici, Elaine non è mai veramente felice, e i suoi tentativi di cambiare le cose sembrano sempre fallire.
Kramer, pur sembrare un personaggio che sfida ogni convenzione, è anch’esso prigioniero della sua zona di confort. La sua libertà apparente e il suo comportamento eccentrico sono, in realtà, un modo per evitare l’impegno e la responsabilità. Il suo comportamento cela un finto coraggio. Una manifestazione di chi si rifiuta di affrontare la realtà e si rifugia nel caos per non doversi confrontare con le proprie emozioni o problemi. Così, la loro incapacità di affrontare il mondo esterno è una parte fondamentale delle loro esistenze. E la serie stessa gioca con l’idea che le dinamiche quotidiane e le piccole disavventure possano essere interessanti e divertenti, senza migliorare mai lo status quo dei protagonisti.
10) E poi arriva pure ‘l’apocalisse’

La teoria della fine del mondo attorno a Seinfeld è una delle letture più insolite che si è sviluppata nel corso degli anni. Questa suggerisce che la serie, anziché essere un quadro della vita quotidiana degli anni ’90, potrebbe effettivamente trattarsi di una narrazione simbolica. Qui, i protagonisti rappresenterebbero la fine di un’era o la decadenza della società moderna. Pertanto, l’ambientazione della storia non è solo un semplice scenario urbano, ma un mondo che si sta lentamente sfaldando. Ma in questo caso non si tratta necessariamente di un’apocalisse fisica o catastrofica. M una morte simbolica della cultura e dei valori in cui i protagonisti sono intrappolati. La teoria suggerisce che i protagonisti siano una sorta di ultimi rappresentanti di una civiltà che ha perso il suo scopo. Jerry, George, Elaine e Kramer non sembrano avere una missione o una finalità nelle loro vite.
In questo contesto, il giudizio finale è il riflesso di una mancanza di senso e di valori all’interno di una società che ha smesso di cercare un significato più profondo nell’esistenza. La vita che vediamo su Seinfeld è dunque l’epitome della nostra epoca. Dove l’individualismo, l’assenza di legami emotivi autentici e l’incapacità di affrontare le difficoltà esistenziali la fanno da padroni. E l’umorismo della sitcom è quindi una forma di ironia esistenziale in cui i personaggi ridono delle piccole difficoltà e assurdità della vita, ma non hanno mai una vera comprensione della realtà che li circonda. Pertanto, l’umorismo diventa il modo in cui la serie tratta il fallimento della cultura moderna, che ci condanna alla stagnazione e all’incompiutezza.






