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Finalmente, Marvel: la sorprendente Wonder Man inaugura al meglio il 2026 della rinascita

Simon Williams col costume di Wonder Man

ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla serie tv Marvel Wonder Man

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Inizia davvero bene quello che deve essere l’anno della rinascita della Marvel. Il 2026 vedrà sbarcare al cinema due produzioni gigantesche come Spider-Man: Brand New Day e Avengers: Doomsday. Per il momento però l’MCU si concentra sulla televisione e lo fa con una produzione davvero di ottimo livello. Wonder Man è una serie tv sorprendente. Un racconto che spezza i canoni supereroistici della casa delle idee e che finalmente compie quel passo – da tempo atteso – verso una serialità più consapevole e strutturata.

Wonder Man non è spuntata dal nulla. Ha proseguito il solco tracciato da Echo e da Daredevil: Born Again e ha dimostrato i netti passi in avanti compiuti dalla Marvel nel settore televisivo. A una maturità sempre più accentuata si accompagna la consapevolezza di voler portare la narrazione verso binari ben precisi. Lontani dall’ingombrante universo condiviso e prossimi a un’identità capace di svilupparsi in maniera cristallina anche in un minutaggio relativamente ridotto. Wonder Man è davvero un’ottima serie tv, capace di rivitalizzare il comparto supereroistico della Marvel riuscendo a decostruirlo in maniera straordinariamente efficace.


Yahya Abdul-Mateen nei panni di Simon Williams
Credits: Disney+

L’impianto comedy di Wonder Man

Wonder Man costruisce la propria identità adottando – in primo luogo – uno stile ben preciso. Il racconto assume i tratti di una comedy matura, in cui il drama è sempre lì in agguato e si carica proprio venendo smorzato dall’impianto generale. La brevità degli episodi aiuta in tal senso. Il racconto è tamburellante, ruota costantemente – o quasi – intorno ai due protagonisti e all’evoluzione del loro rapporto. Ci sono tanti elementi presi dalla comedy in questa serie tv. Dalla centralità del rapporto a due a situazioni che si risolvono nel giro di una puntata, fino a uno spirito cautamente ottimista che pervade tutto il racconto. In un certo senso viene compiuto – con direttrici diverse – un lavoro simile a quello realizzato per WandaVision – ancora oggi forse la migliore serie tv dell’MCU – riuscendo a far assumere al racconto una direzione ben precisa verso una piena identità.

A concorrere alla riuscita del progetto ci sono poi gli attori protagonisti. Yahya Abdul-Mateen II sicuramente – nei panni di Simon Williams – ma soprattutto uno straordinario Ben Kingsley.

L’attore – qui i dettagli della sua carriera – recupera i panni di Trevor Slattery, vestiti originariamente in Iron Man 3 e poi ritrovati in Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli. Lo fa dando uno spessore unico a un personaggio rimasto sinora sempre poco delineato, ma ricco di potenzialità. I due attori protagonisti si trovano alla perfezione e danno vita a un duo esaltante, capace di dominare costantemente la scena.

È proprio il rapporto tra i due protagonisti a contribuire in maniera decisiva a questo impianto da comedy di Wonder Man. Le loro interazioni determinano l’azione e delineano la crescita dei personaggi. È bastato poco alla Marvel per mettere in piedi una narrazione finalmente ben delineata. La casa delle idee si è diretta verso una narrazione più specifica e l’ha fatto decostruendo quell’impianto supereroistico che è sempre stato alla base – con pochissime eccezioni – delle proprie storie sul grande e piccolo schermo.


Una storia poco super

Wonder Man non sembra affatto un racconto di supereroi. In fin dei conti non lo è. I poteri sono un effetto collaterale ed è proprio il relegamento a questa dimensione a connaturare in maniera unica la serie tv. Finora la Marvel ci ha abituato a racconti in cui i poteri sono stati visti senza mezzi termini. Un dono o una condanna. Un qualcosa – in ogni caso – destinato a sconvolgere per sempre la vita del diretto interessato, rendendolo un eroe o un cattivo. Senza mezzi termini.

Wonder Man sbaraglia completamente questo assunto. Per Simon i poteri sono – per usare le parole di Trevor – una condizione da celare. Sono visti alla stregua di una malattia. Un ostacolo verso ciò che si vuole realizzare nella vita. Per una volta i poteri non sono un dono, ma in fin dei conti nemmeno una maledizione. Simon deve imparare a conviverci e nel finale riesce anche a volgerli a proprio vantaggio. La grande novità di Wonder Man è un “supereroe” – tra virgolette perché Simon non è affatto un supereroe in senso stretto – che non si fa definire dai propri poteri. Un qualcosa di praticamente mai visto in casa Marvel sinora.


Lato cinema e serie tv almeno, perché poi nei fumetti questa declinazione è presente e anche molto apprezzata. La maturità di Wonder Man passa anche – e forse soprattutto – da questa capacità di decostruire l’impianto supereroistico del racconto e di ridefinire la figura dell’eroe. Supereroe non è solo chi salva il mondo, ma pure chi riesce a coronare il proprio sogno, a rendere orgogliosa la propria famiglia e a liberare il proprio amico. In questo senso Simon Williams è sicuramente un supereroe, diverso però da tutti quelli visti sinora nell’MCU.

Trevor e Simon
Credits: Disney+

Il cinema come motore di Wonder Man

Uno degli elementi più incantevoli di Wonder Man è la sua ambientazione. Los Angeles innanzitutto è una grandissima e graditissima novità. La città delle stelle brilla in tutto il suo splendore e colpisce con tutte le sue ombre. Il cinema è il motore del racconto e Wonder Man si pone allo stesso tempo come omaggio e critica a Hollywood. Si staglia al centro della scena una fondamentale opposizione – ben teorizzata ancora una volta dal personaggio di Trevor – tra l’arte e l’industria. Le due anime del cinema, impegnate costantemente in un tango dal ritmo serrato e complicato da sostenere.

La vocazione artistica deve scontrarsi con le esigenze di un’industria estremamente vorace. Simon è il pasto perfetto per una sirena che prima ammalia e poi divora.

Hollywood viene colpita da Wonder Man, ma non distrutta. Resta immacolato quel velo di aulicità che circonda il cinema. Per quanto colpisca forte, il fascino del grande schermo non si mitiga mai. Anzi, per ogni caduta c’è sempre una stella disegnata a terra pronta a ricordare quanto quel mondo possa regalare. La parabola di Simon alla fine è a lieto fine. L’attore ottiene il suo film e il successo. Nel cinema però soprattutto ritrova se stesso e lo fa tramite quella splendida amicizia con Trevor. Colui che l’ha portato nella Hollywood che conta e che gli ha fatto da elastico quando è arrivato il momento di cadere.


Tirando le somme, Wonder Man è una serie tv davvero valida. Potrebbe tranquillamente essere il miglior prodotto televisivo dell’MCU. E se non lo è poco ci manca. Al di là di classifiche che poco interessano, preme sottolineare la maturità che finalmente la Marvel ha saputo raggiungere in ambito seriale. Dopo anni di difficoltà il cambio di passo è stato evidente. Wonder Man – come detto – fa parte di un processo che passa da quelle serie tv come Echo e Agatha All Along che per prime hanno fatto intravedere qualche raggio di sole, per arrivare a regalare finalmente un cielo limpido e pulito.

Non poteva esserci miglior modo per iniziare un anno così delicato e decisivo in casa Marvel. Wonder Man è una serie tv matura e consapevole, capace di trascendere il racconto supereroistico e di costruirsi una propria identità. Ad oggi è una novità per l’MCU, la speranza è che diventi la normalità.

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