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The Pitt 2×03 – La seconda stagione è ufficialmente cominciata

Robby e il personale in una scena di The Pitt 2

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Due puntate di rodaggio, in linea con la coerenza narrativa di una Serie Tv che sceglie di fare a meno di qualsiasi estremizzazione o, al contrario, approssimazione, per far prevalere sempre e solo la realtà delle strutture sanitarie. Dopo due episodi (qui vi lasciamo la recensione del secondo) in cui The Pitt 2 ha raccontato le prime ore del turno, la seconda stagione in questa puntata ha messo da parte ogni formalità, preparando il terreno a tutto ciò che ci aspetta. Il turno delle 09:00 è cominciato e ha portato con sé nuovi dolori che vanno oltre il corpo e hanno a che fare con la mente, la vita, i traumi che abbiamo collezionato e anche con il passato. Ciò che è avvenuto prima di questo esatto momento, come ricorda bene la paziente di Robby.

La seconda stagione, a differenza della prima, è cominciata in modo più lento e graduale: non c’è stata alcuna fretta di presentare molteplici casi medici, lasciando spazio nelle prime due puntate anche al personale, che intanto comincia a fare i conti con la propria esistenza al di fuori delle corsie. In questa terza puntata la stagione entra però ufficialmente nel vivo, seppur mai in modo adrenalinico. Una scelta narrativa doverosa per raccontare ‘un momento di quiete‘ prima della tempesta annunciata: alla fine dell’episodio arriva infatti una telefonata che annuncia un Code Black, un’allerta che indica un evento talmente grave da deviare l’intero traffico di ambulanze verso il Pittsburgh Trauma Medical Center. Da adesso, quella calma apparente non esisterà più: il caos che avevamo lasciato prima della fine della prima stagione sta per tornare, e lo farà in una delle giornate più tese e simboliche degli Stati Uniti: il 4 luglio.


The Pitt è ufficialmente cominciata, e questa volta riuscire a superare l’emergenza potrebbe essere ancora più difficile della prima

Longdan in una scena di The Pitt 2
Credits: HBO Max

The Pitt 2, come nel caso della prima stagione, non separa mai lo spazio e il tempo dalla realtà. Ciò che è avvenuto qui è successo anche lì. E, come noi, anche in The Pitt si avvertono le conseguenze dell’irreparabile. Lo abbiamo visto con il caso del Covid-19, argomento che la Serie Tv affronta sia dal punto di vista medico che personale raccontando il dramma, la perdita, il lutto e il caos di un periodo in cui il mondo si è fermato. E lo abbiamo visto ancora in questa puntata attraverso la paziente Yana Kovalenko, una donna che arriva in ospedale con una significativa ustione alla gamba causata dalla caduta di un samovar (un’urna utilizzata per far bollire l’acqua), provocata dal rumore dei petardi che l’hanno spaventata a tal punto da farle cadere tutto dalle mani.

Una storia che in realtà nasconde molto di più e che costruisce un ponte simbolico tra The Pitt 2 e il mondo reale. Come racconterà Yana, il timore non nasce da uno spavento fine a se stesso o da un semplice sobbalzo: dietro si nasconde un trauma. Un trauma legato a un evento realmente avvenuto il 27 ottobre 2018, quando un uomo senza precedenti penali è entrato in una sinagoga e ha aperto il fuoco contro i fedeli. Un racconto che Robby ascolta e in cui si riconosce, trovando nel trauma della donna lo stesso peso del proprio.

«Non c’è un tempo su quanto tempo ci vuole», dice Robby, ancora esausto emotivamente da quanto vissuto nel periodo della pandemia. Da quel momento, la morte è diventata la sua più grande nemica: non più soltanto una condizione naturale e razionale osservata dagli occhi di un medico, ma anche – e soprattutto – qualcosa che, al momento opportuno, non ha saputo impedire. Da allora la morte è diventata una colpa, così come oggi un petardo rappresenta il 27 ottobre 2018 per la signora Yana.


una piccola paziente in The Pitt 2
Credits: HBO Max

Si è mossa in modo più lento The Pitt 2 (disponibile su HBO Max) fino a questo momento, ma lo ha fatto con un ritmo capace di restituire la pressione di un personale che deve ricordarsi di restare umano mentre affronta casi drammatici uno dopo l’altro, spesso al limite dell’umano. Le paure del passato possono riaffiorare e, come nel caso di Trinity, le proprie convinzioni possono ostacolare la realtà di una diagnosi.

Nessun medico è immune a ciò che sta curando o alla storia che sta ascoltando, un aspetto che The Pitt ha posto al centro del suo racconto fin dall’inizio, mostrando cosa significhi confrontarsi con tutto questo quando il corpo e la mente smettono di collaborare. Anche se sei totalmente concentrato, anche se sai perfettamente cosa devi fare o cerchi disperatamente un modo per capirlo, nulla può distrarti così a lungo da impedirti di sentire come quel dolore finisca per incastrarsi al tuo. È qualcosa che vediamo puntata dopo puntata e che continua a testimoniare il realismo nudo e crudo di una Serie Tv che non smette di parlare degli esseri umani attraverso le parole e le ferite di altri esseri umani.


Con cautela e con la consapevolezza di non dover dimostrare nulla a nessuno, The Pitt 2 si è presa il proprio tempo per introdurre ciò che ci attende: l’emergenza che metterà sottosopra il Pittsburgh Trauma Medical Center per la seconda volta da quando siamo diventati spettatori di tutto questo. A volte è come se ce ne dimenticassimo – ed è uno dei poteri di The Pitt – ma noi siamo questo: non siamo tra le corsie né in sala d’attesa. Stiamo osservando da uno schermo che riflette la vita reale, sentendoci come presenze invisibili, mosche sul muro di un ospedale qualunque, o spettatori di un documentario che non omette niente. La realtà, fragile e implacabile, è il cuore pulsante di questa Serie Tv: un dono che attraversa lo schermo, ci raggiunge e ci costringe a ricordare che ogni storia raccontata qui è già accaduta, o potrebbe accadere domani.

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