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The Pitt 2×05 – La linea sottile che separa le cose

Robby e Langdon in una scena del quinto episodio di The Pitt 2

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A volte la differenza sta nei dettagli. Quegli impercettibili dettagli che, presi singolarmente, fanno la differenza. La determinano nella vita, anche nelle cose più piccole, e possono determinarla anche in medicina, decidendo chi può vivere e chi, invece, morire. In The Pitt 2 esiste sempre una linea sottile che separa le cose. È invisibile. In alcuni casi riemerge quando c’è ancora una possibilità, in altri non affiora mai, svanendo insieme al paziente. In questo episodio la vediamo manifestarsi nella sua forma più presente, inafferrabile ed evanescente. È ciò che si inserisce tra una diagnosi corretta e un errore. Tra la cura e il danno. Tra il coinvolgimento umano e il distacco professionale. In ognuna di queste dimensioni corre una linea sottile che, nel silenzio, decide la differenza.

Quella stessa linea ora separa anche Robby e Langdon, divisi da sentimenti profondi come la delusione, il risentimento, il timore e la vergogna. È il caso di Robby che, da quando ha scoperto la dipendenza di Langdon, non riesce più a guardarlo in faccia. In lui convivono sentimenti contrastanti, sospesi tra la delusione e la paura di aver perso per sempre il miglior medico del The Pitt, e un amico.


Ma c’è ancora una linea sottile, ed è quella che si è creata alla fine della puntata quando, come non accadeva da tempo, i due sono tornati a collaborare per riportare in vita Louie. Un’emergenza, certo, e davanti a questa non può esserci nient’altro. Ma avevamo già visto come Robby si comportava nei confronti di Langdon. E per un attimo tutto questo è svanito, ed è rimasto solo ciò che sono sempre stati: Robby e Langdon, insieme. Divisi dalla linea sottile tra il perdono, la vergogna e l’orgoglio.

Che fatica questa nuova puntata di The Pitt 2. Parla pochissimo, agisce e basta. Ma quando lo fa arrivano tutta la forza e l’intensità di un racconto che è una finestra sulla realtà

Longdon e Louie in una scena di The Pitt 2
Credits: HBO Max

Sono le 11:00 del mattino nella quinta puntata della seconda stagione di The Pitt 2. Il caos è vivo, la disperazione costante, la paura ingombrante. Ognuna di queste cose viene raccontata all’interno della puntata in modo sottile, senza mai esagerare o eccedere con l’emotività. La prima stagione, in questo senso, si era espressa di più, dando vita a episodi in cui il dolore, oltre a essere percepito, veniva anche manifestato.

Con questo secondo capitolo, The Pitt 2 sembra volerlo soltanto sussurrare, portando avanti la narrazione attraverso una lunga serie di non detti tra pazienti, famiglie e medici. Come nel caso di Langdon e Robby, come accennato prima, ma anche nel racconto generale dell’esistenza. The Pitt 2 ci sta accompagnando alla scoperta delle vite degli altri, vite che esistono e che vanno oltre lo schermo. Casi quotidiani e caos che ogni giorno si concentrano in qualsiasi ospedale, in attesa di una risposta, una diagnosi, una speranza. Ed è proprio su questa che il quinto episodio cerca di focalizzarsi, denunciando ancora una volta il sistema e l’ambiente tossico a cui l’essere umano appartiene.


Ma una specializzanda, uno dei personaggi nuovi di questa seconda stagione, che fino a adesso non si era fatta notare né dal pubblico né nel The Pitt, ci lascia con una riflessione doverosa. Durante la puntata precedente, abbiamo assistito alla storia del padre di famiglia senza assicurazione sanitaria. In questo episodio, i media del The Pitt tentano di capire come permettergli di restare, evitandogli migliaia di dollari. Ed è a quel punto che la nuova specializzanda suggerisce un’alternativa, un modo per assicurarsi le cure e pagare comunque una somma inferiore. Una volta trovata la soluzione, ci lascia con una frase che rimbomba: «Non puoi cambiare il sistema, ma puoi imparare a saperlo utilizzare.»

Lei lo ha capito attraverso la propria esperienza familiare, quando in famiglia non c’era un’assicurazione sanitaria e dovettero arrangiarsi, riuscendo a utilizzare il sistema e, al tempo stesso, concedendo – con le cure – qualche mese in più a chi stava male. Da quel momento lei ha compreso di non voler vedere mai più la morte, ed è per questo che oggi si ritrova lì dove si trova. All’interno di un ospedale in pieno codice nero, in cui si rischia la vita ogni secondo in più.


Ma quella stessa tristezza, quella sensazione provata quando era impotente e che oggi si è trasformata in un rifiuto totale della morte, può salvare ancora delle vite. Non devi essere distaccato dall’idea di morire per poter fare il medico: ciò che serve, in questi casi, è una ragione. Una qualsiasi ragione che ti permetta di andare oltre gli schemi, provando a fare qualsiasi cosa, piegando il sistema, per impedire l’inevitabile. Fino a quando puoi. Fino a quando ne sei in grado.

una scena del quinto episodio di The Pitt 2
Credits: HBO Max

La linea sottile adesso separa anche la vita di Louie che, alla fine dell’episodio, precipita in una crisi medica grave. Il suo destino è incerto e il Dott. Langdon è alle prese con la sua vita, lottando per mantenere in vita un paziente che non gli è solo capitato, ma che ha scelto. Il loro rapporto, complice e autentico, sottolinea il legame che si sviluppa tra medico e paziente nel tempo, ma ci permette anche di analizzare il trauma del fallimento e la paura che esso genera nei medici, una condizione che Robby ha vissuto con il suo mentore e che Langdon potrebbe rivivere adesso con il suo paziente.

Ciò che resta di un addio del genere si porta addosso, e Robby sembra non saperlo più gestire. A differenza della prima stagione, in questa è più arrabbiato, amareggiato, deluso. Porta il peso del passato, ma anche quello di quanto appena successo con Langdon. E il motivo è prevedibile: sente di stare perdendo tutto, ogni singola cosa. Se stesso, gli altri, i pazienti. Sente di essere in una corsa frenetica contro il tempo e contro tutto ciò che il tempo porta via. Ed è come se le stesse vedendo disintegrarsi, sgretolarsi davanti ai suoi occhi. Tutto sembra nato solo per scomparire adesso nella testa di Robby. Anche ciò che potrebbe ancora salvare.


Ma è proprio questo il punto: per quanto ci provi, tutto sembra destinato a disintegrarsi a causa di piccoli, spesso apparentemente superficiali dettagli che decidono, prima di ogni essere umano, chi deve vivere e chi deve morire. La linea sottile delle cose. Quella che esiste prima di ogni scelta, prima di ogni errore, prima di ogni addio. Quella che non si vede, non si controlla, ma che pesa su tutto. È lì, immobile e implacabile, a ricordarci che basta un dettaglio per cambiare ogni cosa. E che, spesso, è proprio su quella linea che si decide chi siamo, cosa perdiamo e cosa non riusciremo più a salvare.