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The Pitt 2×08 – Quando tutto si spegne

una scena tratta dall'ottavo episodio di The Pitt 2
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Sono le 14:00 al Pittsburgh Trauma Medical Center, e non c’è niente, assolutamente niente, sotto controllo. I server sono completamente fuori uso e questo significa passare al sistema analogico, riabituarsi alla tradizione e cercare di essere comunque veloci in una giornata in cui il Pittsburgh è in codice nero, ed è una delle poche risorse disponibili durante i festeggiamenti del 4 luglio. Sono le 14:00 al Pittsburgh Trauma Medical Center, ed è il solito turno che The Pitt 2 ha cominciato otto ore fa. Il solito, un difficile turno che promette di non mandarti a casa nello stesso modo in cui sei entrato. Perché ti passa letteralmente la vita degli altri davanti agli occhi. Esistenze ingarbugliate tra loro che al Pittsburgh Trauma Medical Center si incontrano e, senza dire nulla, solo con lo sguardo, si raccontano quanto sia dura resistere. Senza aggiungere altro.

L’ottavo episodio di The Pitt 2 non lascia angoli in cui nascondersi, posti in cui rannicchiarsi, stanze in cui difendersi. Emotivamente è un terremoto che scombina tutto, lasciandoci tra le macerie e con il sorriso che si spegne sul volto di un paziente che ricorda ancora che la gentilezza resiste, anche se non sembra, anche se non sa più dove nascondersi, lasciandoci apparentemente da soli in un mondo che respinge, abbandona, dimentica la compassione e annulla l’empatia. Tutto questo viene spazzato via, per un attimo, dallo sguardo di un paziente che ha reso The Pitt 2 il manifesto della tenerezza umana, che ancora esiste. Nonostante tutto.


The Pitt 2 ritorna con un ottavo episodio in cui ci si rivede, ci si rilegge. E ci si stupisce ancora della gentilezza

Robby in una scena del sesto episodio di The Pitt 2
Credits: HBO Max

Il trailer di The Pitt 2 aveva annunciato che, nel corso degli episodi, avremmo vissuto un blackout tecnologico completo e che questo avrebbe riportato i medici a lavorare in analogico. Una situazione che The Pitt 2 aveva preparato già nei precedenti episodi, sottolineando in modo decisamente più netto rispetto alla prima stagione quanto possa essere efficace l’utilizzo della tecnologia e quanto, al tempo stesso, questa debba rimanere entro confini ben delineati, non diventando mai neanche una spalla per il medico, ma solo uno strumento. Quel che intendeva dire The Pitt 2 era chiaro: mai umanizzarla. Mai renderla parte del team. Limitarsi a utilizzarla come una penna che scrive. Ed è esattamente in questo modo che la Serie Tv HBO ha trattato l’argomento anche adesso che ogni schermo è spento e si è verificata una frattura tecnologica.

Ma proprio quando tutto si è spento e, al posto degli schermi hanno parlato le persone, il personale di The Pitt 2 ha saputo reinventarsi, riscoprendo quanto gli esseri umani, se posti davanti all’esigenza di dovercela fare, possano farcela anche senza. Un modo sottile ma efficace, da parte della Serie Tv HBO, di avere una propria voce su un tema discusso anche nel sistema sanitario. Una questione su cui ci si interroga abitualmente e che chiede quale ruolo possano avere le macchine in un lavoro che richiede precisione ma anche profonda umanità. E a questa domanda The Pitt 2 risponde senza tormentarsi troppo, mostrandone la necessità ma anche i limiti che le dovrebbero essere imposti, ricordando che a guidare tutto deve esserci – ed esisterà sempre – l’essere umano.

In questo ottavo episodio, a fare la differenza non è soltanto il tema della tecnologia, ma anche la storia del paziente Howard, un personaggio che abbiamo incontrato e salutato proprio qui, a causa di un trasferimento in un altro ospedale. Una persona che ha ricordato al pubblico, e agli stessi medici del Pittsburgh Trauma Medical Center, che lì fuori la gentilezza esiste ancora, e resiste. Lo ha ricordato nel più umano dei modi, andando via con lo sguardo di una persona che prova a trattenere il pianto e poi cede. La sofferenza di chi, pur di non disturbare, è rimasto in silenzio tutto il tempo. E che adesso cede, scusandosi perfino per il disturbo.


Nel corso di The Pitt 2 abbiamo conosciuto diversi pazienti, e molti altri ne conosceremo, ma probabilmente in pochi sapranno restituirci la luce di Howard perché, come nel mondo in cui abitiamo, tutto questo è raro. E lo è anche in una Serie Tv, soprattutto se racconta la realtà come The Pitt 2.

Robby e il personale in una scena di The Pitt 2
Credits: HBO Max

In un’altra stanza, intanto, la famiglia della paziente terminale si riunisce. Tutti intorno a lei. Non si piange. Non si parla della malattia. Si resta lì, in silenzio. Ci si limita a chiedere se può mangiare il gelato. Si chiede al figlio piccolo – che non lo è abbastanza da non capire – se vuole andare a mangiare qualcosa, uscire da quella stanza che ha lo stesso odore di una vita già scritta, che riesci perfettamente a leggere.


Ed è questo uno dei punti di forza emotivi dell’episodio: The Pitt 2 riesce a raccontare con autenticità cosa succede a chi vive quella situazione. Quell’odore di addio che echeggia nella stanza. Il tormento di sapere che ogni volta che la lasci rischi di trovarla vuota al ritorno. Una parte di te vorrebbe andare via per non sentire quell’odore, ma l’altra ha paura di farlo. E quando lo fai, scopri che quell’odore ti segue ovunque. Perché quando sai che stai per perdere qualcuno, la vita ha un altro odore. E non c’è modo di non sentirlo, ovunque tu vada.

The Pitt 2, in questo episodio, dà vita ad altri momenti emotivi. Parla della gentilezza che resiste, degli esseri umani e della tecnologia. E poi racconta quel dolore che ti viene a prendere quando scopri che quella diagnosi di tempo fa non era soltanto l’inizio di una cura, ma l’inizio della fine. Racconta cosa significhi, dopo averci provato, scoprire che tutto si sta spegnendo e che la persona che adesso stai guardando non potrai guardarla mai più. E mentre quella stanza si riempie di persone, tu rimani comunque solo. Avvolto nella solitudine di chi guarda una luce spegnersi, senza alcuna possibilità che venga riaccesa.