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The Night Manager 2×06 – Recensione di un finale che non dà pace

The Night Manager 2

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su The Night Manager 2.

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L’ultimo episodio di The Night Manager 2 è un finale spietato e profondamente anti-catartico. Un finale che ribalta le aspettative costruite per sei puntate e sancisce la vittoria di Richard Roper su Jonathan Pine e su chiunque abbia provato a fermarlo. È un epilogo che molti spettatori percepiranno come frustrante, ma proprio in questa frustrazione trova la sua forza. Non offre giustizia ma un promemoria sul fatto che il potere vero raramente paga davvero. The Night Manager 2 non si accontenta di intrattenere con inseguimenti e colpi di scena. Preferisce scuotere, costringendo lo spettatore a confrontarsi con l’impotenza di fronte a un sistema che ingoia vite e ideali senza nemmeno accorgersene.

Un thriller che si accende all’ultimo quarto d’ora

Jonathan Pine è l'ultimo rimasto della sua squadra
Credits: Prime Video

Buona parte del finale di The Night Manager 2 sembra procedere sui binari rassicuranti. Pine e Teddy, ormai complici, sono infiltrati nel piano colombiano dei Cabrera, signori della droga desiderosi di prendere il potere, che dovrebbe essere la chiave per far cadere Roper una volta per tutte. Dall’altra parte dell’oceano, Angela Burr stringe il cappio attorno a Mayra, la spia doppiogiochista che sta manipolando il mondo comodamente seduta in una poltrona di pelle. Sally, la collega di Pine, è pronta a intercettare il carico fatale di armi elettromagnetiche insieme alla Procuratrice Capo della Colombia.


Ogni tessera, insomma, sembra scivolare al posto giusto. Ci sono dialoghi taglienti e tensioni sottili. E i protagonisti che si ritrovano in situazione che ricordano il meglio della prima stagione. L’intelligence britannica che gioca sporco, i narcotrafficanti colombiani manipolati come pedine. E Pine al centro di un ingranaggio che, per una volta, pare funzionare a suo favore.

È la promessa, quasi ironica, di un finale definitivo, finalmente. Con i buoni che chiudono il cerchio e il villain consegnato alla giustizia. The Night Manager 2 gioca con questa aspettativa, alimentandola attraverso montaggi paralleli che alternano la Colombia alla Gran Bretagna, il sudore della giungla alle sale fumose di Whitehall. Ma è tutto un’illusione, un miraggio che la serie costruisce con cura per poi distruggerlo in modo magistrale.

Roper, con la sua tipica miscela di carisma e paranoia, anticipa il tradimento e allestisce un aereo esca. Lascia che Pine creda di aver vinto, sequestrando un carico vuoto mentre il vero velivolo, con l’arma elettromagnetica che deve scatenare il blackout e la guerra civile in Colombia, vola indisturbato verso il suo obiettivo. Il montaggio si fa improvvisamente più serrato, la messa in scena più cruenta. Da elegante thriller della BBC si passa a una violenza secca, quasi teatrale, che dà finalmente alla stagione il morso che spesso le era mancato. The Night Manager 2 accelera, trasformando un intrigo intellettuale in un bagno di sangue inevitabile, dove ogni mossa calcolata rivela la sua inutilità di fronte a un avversario che ha sempre un piano B.


Padri, figli e sacrifici

Il momento più forte del finale è l’uccisione di Teddy per mano di Roper. Fino a quel punto, sembrava che tra i due ci fosse un legame quasi paterno. Ma quando Roper scopre che è stato proprio Teddy a tradirlo, non esita. Prima lo umilia davanti ai suoi uomini e poi lo uccide con una frase gelida: “perdono la tua anima immortale, non quella mortale”.
In realtà, non c’è mai stato affetto. Per Roper, Teddy era solo uno strumento, utile finché serviva. E appena diventa un problema, lo elimina senza rimpianti. Diego Calva rende questa scena potente perché mostra Teddy passare in pochi secondi da uomo sicuro di sé a ragazzo disperato, che implora pietà. È un momento crudele, ma efficace perché fa capire quanto Roper sia davvero spietato.

Anche tra i buoni, però, il prezzo da pagare è altissimo. Martin, l’investigatore che ha aiutato Pine fin dall’inizio, muore mentre lo aiuta a fuggire. La sua è una morte da manuale operativo. Si sacrifica per un bene superiore, il suo paese. Ma alla fine, un po’ come Basil nello scorso episodio, verrà dimenticato.


Ma il colpo più duro arriva con la morte di Angela Burr. Dopo aver lasciato il servizio per proteggere sua figlia, aveva deciso di tornare in gioco per fare la cosa giusta. Eppure viene uccisa fuori casa, da sicari anonimi, in pochi secondi. La scena è rapida, brutale, senza musica né drammi.
Non è una morte spettacolare: è un messaggio. Dice chiaramente che nel mondo dello spionaggio non basta avere ragione per sopravvivere. Se minacci il sistema, anche se sei dentro il sistema, vieni eliminato. E nessuno ti celebra.

Dunque, Roper vince. Alla grande, anche. I suoi nemici muoiono. E chi resta vivo, come Pine, non ha niente da festeggiare.

Pine vivo, ma sconfitto

Jonathan Pine esce dall’ultimo episodio di The Night Manager 2 vivo, ma profondamente sconfitto. Non ottiene vendetta, non ferma Roper, non salva i suoi alleati. Sopravvive solo per continuare a fuggire, mentre il suo nemico torna trionfante in Inghilterra, pronto a ricominciare la sua vita da rispettabile uomo d’affari, con il figlio Danny al fianco e centinaia di morti in Colombia a bilancio.


La serie lo mostra ormai ridotto a un sopravvissuto ossessionato. Non più un agente strategico, ma un uomo che insegue lo stesso fantasma da anni, senza mai riuscire a catturarlo. I suoi gesti sono stanchi, il suo sguardo vuoto. Non c’è redenzione, non c’è chiusura. Solo l’ennesimo fallimento. È una scelta narrativa coerente con il cinismo della stagione, ma inevitabilmente frustrante per chi si aspettava un minimo di giustizia.

Del resto, è evidente che il vero motore della serie non sia Pine, ma Roper. Hugh Laurie domina ogni scena con un carisma freddo e controllato, mentre Tom Hiddleston interpreta un protagonista sempre più spento, quasi assente. Anche sul piano emotivo, il rapporto più interessante non è stato quello tra Pine e Roxana, mai davvero credibile, ma quello ambiguo e tossico con Teddy, bruscamente interrotto dalla sua uccisione.
In fondo, la sopravvivenza di Pine ha senso solo in vista di una terza stagione. Il finale non chiude nulla: lascia tutto in sospeso, posizionando questa seconda stagione non come un racconto concluso, ma come il capitolo centrale di una storia ancora aperta.

The Night Manager 2: un finale cinico e politico

Roper sa già di avere la vittoria in tasca e deve soltanto attuare il suo piano, in The Night Manager 2
Credits: Prime Video

Il finale di The Night Manager 2 fa una scelta coraggiosa: non dà soddisfazione allo spettatore. Non c’è giustizia, non c’è punizione per i cattivi, non c’è lieto fine. La guerra in Colombia scoppia esattamente come voleva Roper. L’arma arriva a destinazione, parte il caos, centinaia di persone muoiono anche se per i media occidentali sono solo numeri.
I veri responsabili, Roper, Mayra, Sandy Langbourne e pezzi dell’MI6, restano al sicuro. Roper torna in Inghilterra, si sistema in una villa elegante e riprende la sua vita da uomo d’affari. Nessuno lo ferma. Il sistema che lo protegge continua a funzionare, nascosto dietro segreti e menzogne plausibili. Questo è molto diverso dalla prima stagione, dove almeno Roper finiva in prigione (e poi morto…). Qui, invece, la serie abbraccia un cinismo più duro che sembra dire che non basta essere nel giusto per vincere. Anzi, a volte non serve a niente.


Per questo ci sentiamo di dire che questa stagione non è una storia conclusa ma, piuttosto, la seconda parte di una trilogia. Pine è vivo, ma solo e braccato. Roper è al potere, con il figlio Danny pronto a prendere il suo posto. Il conto tra loro non è chiuso. E forse solo una terza stagione potrà risolverlo.
In fondo, la serie usa questa storia per parlare di qualcosa di reale. E cioè, le guerre lontane alimentate da traffici d’armi, il ruolo ambiguo dei servizi segreti, e il fatto che, spesso, i veri vincitori non sono gli eroi, ma quelli che stanno dietro le quinte.

In attesa dell’ultimo capitolo

Come episodio singolo, il finale di The Night Manager 2 è forse il momento più forte e coerente dell’intera stagione, proprio perché osa andare contro l’istinto conciliatorio del thriller mainstream, preferendo un realismo spietato a una risoluzione patinata. Registicamente rimane impeccabile sotto la direzione di Georgi Banks-Davies. Teso nei momenti di suspense, visivamente lussureggiante nei paesaggi colombiani e inglesi, con una colonna sonora che amplifica il senso di ineluttabilità. Ma è solo quando rinuncia all’idea di mettere tutto a posto che The Night Manager 2 trova una vera identità. Lontana dai cliché del genere e vicina al pessimismo morale di autori come Graham Greene o Len Deighton.

Restano alcuni limiti strutturali che The Night Manager 2 non riesce mai a superare del tutto. Lo sviluppo discontinuo di personaggi secondari come Roxana o Sally, che rimangono abbozzati nonostante il potenziale. L’implausibilità di certe svolte logistiche, come il doppio aereo che stride con la meticolosità precedente. Un Pine spesso meno interessante del suo nemico, nonostante l’interpretazione magistrale di Hiddleston.
Ma il coraggio del non-lieto fine, unito alla brutalità emotiva delle morti chiave, rende questo episodio un tassello difficile da dimenticare. Nel bene e nel maleThe Night Manager 2 non promette felicità, ma verità scomode. E in un’epoca di finali preconfezionati, questo basta a renderlo memorabile.