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Siamo arrivati alla fine del viaggio di The Beauty, e le cose sono più in bilico che mai. Due episodi che tengono incollati allo schermo e che, dopo aver raccontato le origini, la storia e aver parlato della bellezza come tormento e ambizione, affrontano un altro elemento necessario alla narrazione: le conseguenze. Tutto ciò che abbiamo visto, tutto quello che fino ad adesso si è semplicemente compiuto davanti ai nostri occhi, adesso ha delle conseguenze.
Ed è proprio il modo in cui accade che rende The Beauty, purtroppo, un’altra pagina di realtà e attualità. Perché forse non esiste davvero un farmaco che regali la bellezza in una sola notte, ma esiste tutto il resto. Tutti quegli effetti collaterali che la Serie Tv di Ryan Murphy ha messo sempre in primo piano, e che le hanno permesso di raccontare la reazione della società in modo spietatamente realistico.
Ed è così che The Beauty chiude la prima stagione: con un finale in cui perdono tutti e le conseguenze sono inarrestabili

La Beauty non è più un esperimento nascosto che ha coinvolto solo un numero ristretto di persone. A tutti gli effetti è diventato un fenomeno sociale di massa, e la diffusione avviene nel modo più realistico possibile. La bellezza è un trend, un contenuto, un post sui social, il luogo che più alimenta la sete di perfezione e la costante competizione. Allo stesso modo, The Beauty mostra la diffusione del contagio come se fosse un trend virale: video su TikTok che mostrano le persone mutare, la bellezza come l’ultimo modello di iPhone da comprare. In questo episodio, il farmaco viene non soltanto accolto dalla società, ma anche bramato con voracità: quasi nessuno riflette su cosa costi davvero l’assunzione.
L’unica che ne comprende la natura è la moglie di Byron, a cui il farmaco è stato somministrato di contro volontà dai figli. Qualcosa che non avrebbe mai voluto e che cancella tutto quello che ha costruito fino a quel momento: la sua età, le sue smagliature, le sue cicatrici. Tutte quelle cose che le restituivano un’identità che adesso non esiste più. Ciò che rimane è l’ennesima meravigliosa ragazza. Ma il suo è l’unico sguardo disilluso in una società che ha appena accettato ogni rischio pur di essere perfetta e che non si sofferma nemmeno sulla lettura dei possibili effetti collaterali della Beauty.
Non conta niente qui, se non la bellezza e la pressione sociale di apparire sempre vincitori, esteticamente all’altezza degli impossibili standard di bellezza. Ma le cose cominciano ad andare male per la Beauty a causa di alcune trasformazioni non riuscite che hanno generato l’effetto opposto, allontanando il governo e facendole perdere la sua approvazione. Byron Frost, dopo tanto tempo, si ritrova così ad affrontare tutte le conseguenze di quanto ha creato, compreso il tentato suicidio di sua moglie.

Ed è guardandolo annegare nelle conseguenze di quanto fatto che sorge il dubbio che egli possa in qualche modo provare rimorso per quanto ha fatto, ed è un dubbio legittimo. The Beauty è costruita proprio per far sì che il personaggio di Byron sia moralmente ambiguo. Ma non è chiaro se il suo tentativo di sviluppare un antidoto, una terapia, sia un modo per riparare al danno o semplicemente per salvare i propri affari e la propria reputazione. Ciò che è certo è che Byron non rinnega la sua idea: rifarebbe tutto da capo. Quello che ha capito è l’errore pratico, non quello morale. E così The Beauty si congeda con questa domanda, e con una battaglia in atto contro Byron e la Beauty mossa dal figlio e dalla squadra composta da Jordan e Cooper, che intanto assume l’antidoto come cavia per ritornare quello che era prima.
Ed è esattamente in questo modo che The Beauty chiude la prima stagione: con un cliffhanger che non rivela cosa ne sarà del corpo di Cooper. Un modo per lasciare il pubblico con il fiato sospeso fino alla prossima stagione, e un modo per scioccare in pieno stile Ryan Murphy. Ma anche un modo per raccontare ancora una volta quanto l’estetica sia labile, volubile. E proprio per questo motivo, in questo episodio assistiamo a trasformazioni mostruose che servono a mostrare il lato oscuro della perfezione e il corpo umano come campo di sperimentazione. Qualcosa che martoriamo senza sosta, a cui continuiamo ad aggiungere modifiche con l’obiettivo di fargli dare sempre di più. Più bellezza. Più perfezione. Sempre di più. Fino a quando non lo sfiniamo, prosciugandolo di tutto ciò che lo possa ancora rendere autentico. Diverso da tutti gli altri, con le sue cicatrici.
The Beauty se ne va così, senza tradirsi: nessun lieto fine, nessuna questione davvero risolta. Al contrario, si prepara ad aprire un altro capitolo in cui tutti i personaggi saranno obbligati a chiedersi quale sia davvero il prezzo della bellezza, venendo a patti con le conseguenze di un gioco in cui alla fine hanno perso tutti. Ed era questo l’obiettivo di Ryan Murphy: non parlare di cosa restituisca la bellezza, ma di come questa plasmi e condizioni le persone, fino a far loro dimenticare completamente chi sono, continuando a pensare e immaginare solo ciò che non sono.





