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In questi giorni è arrivato sulla piattaforma di streaming Netflix un film, di cui si era parlato molto fin dal suo annuncio. Lo streamer ha deciso, infatti, di realizzare un remake tutto italiano della commedia francese La famiglia Bélier. La versione italiana, intitolata Non abbiam bisogno di parole, ha come protagonista una star di Amici alla sua prima prova attoriale. L’annuncio che rivelava che sarebbe stata Sarah Toscano a interpretare la star del film aveva acceso fin dall’inizio la curiosità del pubblico verso questo film.
E allora com’è Non abbiam bisogno di parole? Vale la pena recuperarlo?
La trama segue piuttosto pedissequamente l’originale francese e racconta la storia di una famiglia all’apparenza simile a tante altre, ma che ha una strana peculiarità. Eletta è, infatti, l’unica udente in una famiglia di non udenti composta dalla madre, dal padre e dal fratello Francesco. La giovane sedicenne è quindi abituata a supportare i suoi familiari, aiutandoli a comunicare con il resto del mondo e a svolgere le attività quotidiane. Lavora quindi al loro fianco nella fattoria di famiglia dove allevano gli asinelli e producono formaggio. Fin dall’inizio si vede quanto siano dipendenti da lei anche nelle attività più semplici e quanto questo incida sulla vita della ragazza.

Sembra che il destino di Eletta sia già stato scritto e sia collocato in quella fattoria.
Tuttavia qualcosa cambia quando a scuola comincia a frequentare un corso di canto e scopre di possedere un talento naturale per questa arte. Incontra, infatti, un’insegnante molto speciale (Giuliana Palumbo) che la aiuta a tirare fuori la sua voce. Notando la sua timidezza, tuttavia la mette in coppia con Marco e gli chiede di preparare un duetto per il saggio di fine anno. A scuola stringe inoltre amicizia con Martina, un’allegra e vivace ragazza che la sostiene nel suo processo di crescita. Grazie al corso di canto e al sostegno della sua insegnante, Eletta capisce infatti di volersi iscrivere alla Scuola di Canto Internazionale di Torino. Inizialmente lo tiene nascosto alla sua famiglia, perché teme che i suoi genitori non possano prendere bene un suo eventuale trasferimento a Torino.

Proprio la scena in cui avviene il confronto tra Eletta e i due genitori è una delle più interessanti del film. In quel momento la storia si allontana dall’argomento della disabilità e diventa universale, raccontando la paura di una coppia di genitori che teme di perdere la propria figlia. Ma c’è qualcosa di più: il fratello attacca la loro ipocrisia che li spinge a non reputarlo all’altezza di assisterli nella loro vita a causa della sua sordità. Il finale di Non abbiam bisogno di parole rispetta quello dell’opera originale. Vedendo la reazione del pubblico al saggio di Eletta, la sua famiglia cambia idea e la accompagna al saggio dove la ragazza fa l’audizione cantando accompagnata dalla LIS.
Non abbiam bisogno di parole è un remake ben fatto di una commedia che continua a emozionare.

L’operazione di Netflix di realizzare una nuova versione di questa storia è stata una scommessa vinta. Ha pagato l’impegno del regista Luca Ribuoli (già ottimo regista di Call My Agent – Italia) di scegliere degli attori realmente non udenti con l’obiettivo di dare maggiore autenticità alla storia. Il cast è senza dubbio il grande punto di forza di Non abbiam bisogno di parole. Serena Rossi è perfetta nel ruolo della severa ma appassionata professoressa di canto che guida Eletta nella scoperta della sua vera voce. Ottimo anche il debutto di Sarah Toscano che ha dimostrato delle buone capacità attoriali e ha saputo reggere anche il confronto con la ben più navigata Serena Rossi. Interessante anche la colonna sonora ricca di canzoni della tradizione italiana che riescono a calarci perfettamente la storia nel nostro Paese.
Probabilmente risulta un po’ debole la storia d’amore tra Eletta e Marco per via della chimica tra i due interpreti che non è sufficientemente magnetica. Il vero cuore pulsante di Non abbiam bisogno di parole è il rapporto genitori-figli e nel raccontare questo fa un lavoro magistrale. Il film è in fin dei conti la storia di una ragazza che ha un sogno che i suoi genitori non riescono a comprendere e deve combattere per riuscire a raggiungerlo. E quella di due genitori che devono accettare di vedere la loro figlia spiccare il volo e lasciare il nido.







