Vai al contenuto
Home » Recensioni

NCIS: Tony & Ziva 1×09 – L’isola dei cliché e la resa dei conti di Tony DiNozzo

Tony scruta l'orizzonte mentre parla al telefono con Ziva in NCIS Tony & Ziva

Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere. Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu. E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.

Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo. In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina. Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.

➡️ Scopri Hall of Series Discover

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su NCIS: Tony & Ziva.

C’è qualcosa di quasi poetico, e molto televisivo, nel fatto che il nono episodio di NCIS: Tony & Ziva unisca finalmente ciò che il franchise aveva lasciato in sospeso da anni: la fiducia. Non quella fra spie o colleghi d’agenzia, ma quella privata, domestica, incrinata e mai del tutto ricomposta tra Tony DiNozzo e Ziva David.
Ride or Die, questo il titolo dell’episodio, intreccia due linee temporali come fosse un doppio gioco di specchi. Nel presente, Tony pedina il villain Jonah Markham fino a un’isola segreta degna di un cattivo di James Bond. Nel passato, un flashback alle Barbados svela il giorno del matrimonio mancato, quando una semplice sparizione di Tali riaccende tutte le ferite del passato.

Il risultato è un episodio che alterna azione e introspezione, esplosioni e confessioni, codici d’accesso e intime riunioni. Dopo otto episodi di corse e fughe, Tony & Ziva si prende un attimo per guardare in faccia il proprio cuore e, sorprendentemente, scopre che non batte solo per il franchise. Ma per le persone che lo abitano.

La crepa in NCIS: Tony & Ziva: fiducia e tradimento

Ziva Boris e Claudette cercano Tony
Credits: Paramount+

Il flashback del matrimonio è il centro emotivo dell’episodio di NCIS: Tony & Ziva. E non solo perché rivedere Ziva in abito da sposa fa scattare immediatamente la sirena del fan service. È il punto in cui la serie, finalmente, decide di far emergere il vero tema: non l’amore romantico o l’adrenalina delle missioni, ma il tradimento come ferita fondante.
Tony non è l’eroe spavaldo che scherza su tutto. È un uomo che ha cresciuto una figlia da solo, convinto che la madre fosse morta. Quando Ziva gli riappare viva e vegeta, con il bagaglio di menzogne e omissioni che conosciamo, lui sceglie il perdono per quieto vivere. Ma la ferita resta.
E quando Tali scompare per poche ore, la maschera cade. Tony esplode e dice l’unica verità che contava: “non mi fido di te.”

Una frase semplice, quasi banale, ma che riscrive anni di non detti. È la chiusura del cerchio con il sempre-sorridente Tony dei primi flashback: quello che ride per non piangere. Che finge leggerezza per sopravvivere.
La scena, costruita con misura, evita il melodramma urlato. È un litigio domestico incastonato in una cornice tropicale, eppure ha il peso di un terremoto emotivo. Perché la serie, pur rimanendo figlia di un universo dove si sparano più proiettili che parole, capisce che il conflitto più difficile non è fra spie, ma fra due persone che si amano e non si fidano più.

Tony DiNozzo, finalmente protagonista di sé

L’episodio 9 di NCIS: Tony & Ziva è, in sostanza, il riscatto di Tony. Dopo stagioni (e spin-off) in cui il personaggio sembrava vivere all’ombra di Ziva e del franchise, qui Michael Weatherly consegna la sua prova più matura, più trattenuta, più vulnerabile.
Non è più l’agente ironico che fa battute in mezzo ai cadaveri, né il playboy che si nasconde dietro l’humour. È un uomo ferito, spaventato dal ripetersi dei propri fallimenti. La sua confessione non è un atto d’accusa ma un atto d’amore storto. Dire “non mi fido di te” è il suo modo di dire “mi hai distrutto, ma non so smettere di amarti”.

Weatherly interpreta il momento con una sincerità che sorprende. Lo sguardo basso, la voce incrinata, la rabbia che cede alla stanchezza. È il genere di scena che in altri spin-off di NCIS probabilmente sarebbe durato 20 secondi prima di una sparatoria. Qui invece occupa spazio, respiro, e soprattutto conseguenze.
Perché dopo questa ammissione, nulla torna com’era. Tony non è più l’uomo che cerca di ricucire. Semmai, è quello che, per la prima volta, mette un limite. E Ziva, che per anni è stata scritta come la parte forte della coppia, qui vacilla, smarrita di fronte a un dolore che non può risolvere con un colpo di krav-maga.

È un ribaltamento sottile ma cruciale. L’eroina d’azione diventa spettatrice del proprio fallimento, mentre il partner “spalla comica” si trasforma nel centro emotivo del racconto. È qui che NCIS: Tony & Ziva trova una sua voce autonoma rispetto alla casa madre NCIS: meno procedural, più character drama.

Thriller cibernetico: il caso Reigning Fire

Mentre i due protagonisti litigano litigano in abito da sposa, il resto dell’episodio di NCIS: Tony & Ziva scivola verso un territorio sempre più techno-thriller, con il dispositivo di hacking “9.4” a fare da MacGuffin digitale. È un’intelligenza artificiale che “apprende” (sì, proprio come in ogni film di fantascienza dal 1995 in poi) e che ora custodisce segreti capaci di far saltare l’equilibrio geopolitico mondiale.
Da qui in poi, l’azione si sposta su un’isola privata dove Jonah, villain dal sorriso compiaciuto (Julian Ovenden), si finge alleato di Graves, corrotto magnate della difesa, per rubargli il controllo del suo sistema d’armi. Nel frattempo, Ziva e la sua squadra tentano l’infiltrazione, mentre Tali e Sophie finiscono in mezzo a una tempesta che non esiste obbligandole, ad atterrare proprio dove ci sono i genitori della bambina. Che caso, vero?

Il tutto condito da droni, laptop criptati e una quantità di tunnel sotterranei degna di un manuale “Come costruire la tua base segreta in 10 mosse”. È la parte più franchise della puntata, quella che serve a ricordarci che sì, stiamo pur sempre guardando NCIS. Eppure, proprio perché il contrasto con la linea emotiva è così netto, funziona: l’azione è ritmo, ma anche distrazione. Ogni esplosione è un modo per non pensare alla crepa che si è aperta nel cuore della coppia. Utile al pubblico per sopravvivere.

NCIS: Tony & Ziva nell’isola che non c’è

La regia del penultimo episodio di NCIS: Tony & Ziva gioca con due registri: il realismo muscolare e il gusto vintage del film d’azione anni ’80. L’infiltrazione di Tony nel compound di Graves sembra uscita da un qualche Mission: Impossible, con corridoi angusti, telecamere ovunque e una casa high-tech pronta a esplodere. Ovviamente.
E poi c’è lui, il cattivo di turno. Che vive su un’isola, ha un caveau sotterraneo pieno di armi intelligenti e un sistema di tunnel segreti.
Seriamente: chi, nel 2025, costruisce ancora basi sotterranee con accesso in jeep gialla e pulsanti luminosi? È come se gli sceneggiatori avessero pescato un intero storyboard dal VHS di un qualche film di James Bond e avessero detto “perfetto, facciamolo di nuovo”.

Il paradosso è che questa estetica retrò funziona proprio perché è così sfacciata. E prima le auto che sembravano possedute. E poi il cagnone cibernetico. NCIS: Tony & Ziva non si prende troppo sul serio nei momenti action, e sembra saperlo. C’è ironia, c’è autocoscienza, e c’è quella gioia da “vecchia scuola” che trasforma un cliché in comfort seriale.

Personaggi secondari e giochi di lealtà

Tutti alla ricerca di Tony
Credits: Paramount+

Nel frattempo, la galassia dei comprimari continua a muoversi come un piccolo scacchiere di doppi giochi. Martine, dapprima super cattiva e poi alleata ambigua, gioca a essere la femme fatale ma finisce per mostrare più rimorsi di chiunque altro. Jonah è un villain di mestiere, costruito su misura per il gusto del tradimento seriale. Graves fa la parte del burattino inconsapevole, e quando viene “eliminato” dal copione, nessuno sembra davvero dispiacersene.

Claudette e Boris, invece, restano la spalla di Ziva: funzionano, alleggeriscono, non rubano spazio. Sono lì per tenere la trama in moto mentre il vero conflitto, quello fra Tony e Ziva, cova sottotraccia. È una struttura corale che serve a bilanciare, e che dimostra come lo spin-off sia diventato una serie a sé, con un suo piccolo ecosistema narrativo fatto di missioni, alleanze e (molti) tradimenti.

Il ritorno di Tali: la ripetizione come trauma

In tutto questo c’è un dettaglio notevole nel modo in cui la serie gioca con la ripetizione. La scomparsa di Tali, avvenuta due volte in due linee temporali diverse, diventa il vero motore simbolico dell’episodio.
La prima volta distrugge il matrimonio. La seconda, probabilmente, unirà di nuovo la famiglia. È un gesto narrativo semplice, ma che mette in scena l’idea di trauma ciclico: quello che torna finché non lo affronti davvero.
Ziva, che aveva finto la propria morte per proteggere la figlia, deve ora affrontare la paura di perderla di nuovo. Tony, che aveva imparato a sopravvivere da solo, è costretto a rischiare la vita per salvarla. In mezzo, il loro amore, che è ancora un campo minato.

NCIS: Tony & Ziva, tra fuoco e perdono

Come penultimo capitolo, Ride or Die ha due missioni chiare: chiudere un conto emotivo rimasto aperto per nove anni e preparare il terreno per un finale esplosivo. In tutti i sensi.
La “morte apparente” di Tony, schiacciato sotto le macerie e poi miracolosamente vivo, è un trucco vecchio come NCIS stesso, ma qui funziona. Funziona perché è incorniciato da un paio di emozioni autentiche. La paura di Ziva di rivivere la perdita e la consapevolezza di Tony di aver rischiato tutto non per dovere, ma per amore.
Il titolo dell’episodio sembra giocare su questa doppia natura: cavalcare o morire, vivere insieme o lasciarsi andare: la corsa folle di due persone che, nonostante tutto, continuano a scegliersi.

Alla fine, li ritroviamo su una spiaggia, circondati da detriti e promesse. Si dicono “ti amo” con il sollievo e la fatica di chi ha scampato il pericolo e spera di tirare il fiato un momento. Poi arriva la chiamata di Sophie: Tali è di nuovo in pericolo. Il cerchio si riapre, il finale si prepara, e noi, nonostante i cliché, i tunnel e le isole alla Bond, siamo pronti a seguirli ancora una volta.