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Lost in Space: una coinvolgente famiglia Robinson

Lost in Space
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“L’astronomia ci spinge a guardare in alto e a esplorare altri mondi” 

Questa è probabilmente la citazione più importante di questo nuovo prodotto fantascientifico. Fin dai tempi antichi l’uomo si è soffermato a riflettere sui fenomeni che influenzassero le leggi del mondo e a cercare risposte nell’ignoto. Oggi l’ignoto è rappresentato dall’unica cosa ancora totalmente inesplorata: lo spazio. La citazione di Platone compare sulla lavagna dello studio dell’astrofisica Maureen Robinson la quale assieme alla sua famiglia fa parte del ventiquattresimo gruppo colonizzatori della Terra. Lost in Space parla proprio delle colonizzazioni del futuro.

Per la precisione ci troviamo nel 2046 e la storia è un reboot della Serie Tv sulla famiglia Robinson del 1965. Gli ideatori statunitensi Matt Sazama e Burk Sharpless riprendono per questa nuova produzione Netflix le avventure dei pionieri spaziali Robinson e gli ostacoli che dovranno affrontare per sopravvivere alle insidie e gli ostacoli di un Universo a loro sconosciuto. Un Universo a cui nessun addestramento sulla Terra li può preparare.

Lost in Space


La famiglia Robinson è composta da cinque membri e un importante cast. Il padre di famiglia John Robinson è interpretato dal superbo Toby Stephens. Volto già conosciuto nel mondo televisivo grazie alla sua celebre interpretazione del capitano Flint in Black Sails. Sua moglie Maureen Robinson è interpretata da Molly Parker, un altro volto noto per le sue interpretazioni in House of Cards e Goliath. La famiglia Robinson ci appare così subito non del tutto sconosciuta e in grado di stupire per dieci episodi per la loro sintonia e ottima recitazione.

Lo scopo del gruppo colonizzatori è arrivare sul pianeta Alpha Centauri, luogo in cui dovranno ricominciare una nuova vita.

Solo le persone meritevoli e non macchiate da crimini possono usufruire di tale privilegio per rappresentare l’umanità nell’Universo. Fin da subito qualcosa va storto e una misteriosa creatura attacca la nave “madre” costringendo le famiglie a un atterraggio d’emergenza in un pianeta sconosciuto solo apparentemente simile alla Terra. In tale luogo si svolgerà gran parte della narrazione.

Lost in Space

Lost in Space è quindi un viaggio di sopravvivenza, un avventura dai toni drammatici in cui sono presenti svariati elementi interessanti tali da rendere la Serie Tv un buon prodotto, idoneo alle aspettative. La storia seppur non particolarmente originale presenta a ogni episodio dei colpi di scena che non calano l’interesse dello spettatore e rendono piacevole e scorrevole la narrazione. Gli interpreti riescono a calarsi molto bene nel loro ruolo rendendo i personaggi credibili e ben inseriti nel contesto. Non manca qualche sfumatura di ironia per alleggerire il prodotto.

L’analisi viene posta dal principio nell’interesse verso la spazio e la possibilità che esso rappresenta per l’evoluzione umana.

La scienziata Maureen Robinson ne è l’esempio più lampante la quale rappresenta più volte un dipinto della scienza come elemento portante del progresso e la curiosità, nonché rispetto nei confronti di ciò che non si conosce. Tuttavia ogni personaggio ha un suo particolare ruolo. Anche nei personaggi secondari abbiamo personalità di spicco tra cui la dottoressa Smith unico e reale villan della storia.

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Abbiamo proprio in Smith l’esempio più lampante della cattiveria umana. Un personaggio che non subirà mai una vera e propria evoluzione, ma reagirà per suo tornaconto personale. Mostrandosi come il più temibile dei nemici in territorio alieno. Il suo personaggio rappresenta il solito cliché della nostra duplice faccia. La doppia natura dell’essere umano il quale è in grado di essere per se stesso e gli altri il vero e costante pericolo. Un pericolo subdolo, nascosto, pronto a colpirti alle spalle in qualsiasi momento. Esso può renderti inerme e distruggere ogni labile speranza, in un mondo estraneo in cui ogni singolo essere umano dovrebbe cooperare per sopravvivere.

Tuttavia in Lost in Space la cooperazione è un elemento ben evidenziato che si mostra nelle sue più disparate forme e permette di sviluppare un sesto senso di tenacia in grado di superare qualsiasi avversità.

Non solo tra i membri della famiglia Robinson uniti da un amore indissolubile ma tra tutta la comunità di colonizzatori. Nella fattispecie fulcro della storia è la forte connessione di amicizia tra Will Robinson (figlio più piccolo della famiglia) e un robot “alieno” dalle origini sconosciute.

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Seppur non originale l’amicizia tra il robot e il bambino è in grado di emozionare per la sua semplicità e la sua genuinità. Inoltre sarà determinante ai fini della storia. Lo spettatore riesce a percepire una resa “umana” che coinvolge e rende il rapporto con il bambino così forte da creare empatia.  Abbiamo nella figura del robot l’elemento alieno più importante della storia. Sebbene parli molto poco, nel linguaggio visivo e fisico riesce a coinvolgere lo spettatore.

La fotografia risulta nella media in Lost in Space. Tuttavia come cavallo di battaglia abbiamo senza dubbio la ricercatezza e la qualità degli effetti speciali e visivi. Un aspetto tecnico che stupisce e incanta gli occhi in meravigliosi ritratti sci-fi. Anche le ambientazioni sono buone, con pochi accorgimenti, l’idea del pianeta “alieno” è trasmessa egregiamente sebbene si poteva osare di più. Non solo per le ambientazioni ma anche per la storia e la sceneggiatura si poteva senz’altro fare di più. Lost in Space presenta una sceneggiatura a tratti poco consistente. Essa rende molte situazioni prevedibili e alcune anche forzate.

La storia segue un filone lineare con pochi reali pericoli ma ben gestiti con piccoli colpi di scena frequenti. Un altro neo è rappresentato da una scarsa profondità di trama, la quale sicuramente poteva essere gestita su più fronti e con più sotto trame.

Lost in Space

In conclusione il prodotto risulta godibile, emozionante e adatto a tutte le età. Tuttavia poteva esser fatto di più su alcuni aspetti. Nonostante ciò presenta ottime basi per un salto di qualità che lo porti a essere un eccellente show nella sua seconda stagione. In quanto reboot gli ideatori han ripreso solo l’idea del canovaccio iniziale plasmando a loro piacimento la storia e gli stessi personaggi, creando così un prodotto a tutti gli effetti nuovo. Un ulteriore aspetto positivo per lo spettatore che ha già visto la Serie Tv del 1965 o il film a essa dedicato degli anni ’90. Il finale si chiude inaspettatamente col botto, suscitando grandi aspettative in una seconda stagione che con piccoli accorgimenti può davvero far decollare un prodotto dalle ottime potenzialità.

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Written by Enrico Zicari

Non ho nulla di figo e accattivante da scrivere. Sarebbe anche inutile visto e considerato che nessuno legge mai chi scrive gli articoli. Ad ogni modo se vi piacciono le mie idee, seguitemi. Senza giri di parole, qui si parla di serie tv, sintonizzatevi e gustatevi il risultato.

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