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Cari gentili irrimediabilmente romantici lettori, nell’attesa che la seconda parte di Bridgerton 4 faccia il suo trionfale ritorno il 26 febbraio su Netflix, questa autrice ha deciso di dedicarsi a un passatempo alternativo: osservare come l’epoca moderna tenti di raccontare l’amore senza carrozze, senza ventagli e ahimè senza alcuna supervisione materna strategica in cerca di dote. Il risultato di tale indagine? Notting Hill.
E lasciate che vi rassicuri: anche senza corsetti, il dramma non manca.
Un libraio? Davvero?
La storia narra di una celebre attrice americana che, per qualche incomprensibile ragione, decide di innamorarsi di un libraio londinese dall’aria perennemente confusa. Ora, miei cari lettori, nella società dei Bridgerton un tale squilibrio sociale provocherebbe un terremoto diplomatico. Qui, invece, suscita solo imbarazzo e qualche battuta autoironica. Il signor William Thacker non possiede terre né titolo, e peggio ancora, non sembra nemmeno possedere un piano. Eppure conquista la diva con una qualità rarissima: una sincerità disarmante. Che, diciamolo, nella mia cittadina sarebbe considerata un pericoloso difetto. Una donna famosa che sceglie un uomo ordinario? Che scandalo delizioso.
Ma la vera domanda è un’altra gentili lettori: quanto durerà?
La dichiarazione in libreria (senza alcuna decenza)

Recentemente nella nostra società, è bastato un semplice guanto dimenticato per scatenare una ricerca ostinata, quasi febbrile. Un oggetto minuscolo che è diventato ossessione.
Ho notato (con non poco ramamrico, lo ammetto), che in Notting Hill non vi sono guanti. Niente carrozze. Solo sincerità, una sincerità teatrale, quasi impertinente. Ma, proprio grazie ad essa, ho assistito a una frase che ha fatto sospirare metà del continente moderno (me compresa miei cari): I’m just a girl, standing in front of a boy…
Confesso di aver sollevato un sopracciglio. Una dichiarazione tanto diretta, tanto scoperta. Nella mia amata società ma soprattutto nella famiglia Bridgerton, una tale esposizione emotiva sarebbe considerata indecente quanto un ballo senza invito. Eppure ha funzionato. Perché la vulnerabilità, quando è autentica, è più destabilizzante di qualsiasi scandalo ben orchestrato. E mentre la gentile Anna si espone così, senza protezioni, mi è tornata alla mente una delle verità più celebri che riecheggiano nei nostri salotti: “I burn for you”. Ve la ricordate questa frase detta dal nostro Duca Simon? Beh è sicuramente una frase pronunciata con fuoco trattenuto, con decoro, con quella tensione che rende l’amore un campo di battaglia silenzioso. Due dichiarazioni. Due epoche. Due modi di dire la stessa cosa: ti scelgo, anche se il mondo ci guarda.
In giro di me si dice che io sia spietata, ma vi assicuro che non lo sono quanto l’amore quando costringe a esporsi così. Perché alla fine non è il guanto o la dichiarazione in libreria a fare la differenza. È il coraggio di restare. Ed è questo, temo, lo scandalo più irresistibile di tutti.
Fama, reputazione e occhi indiscreti
Quindi: se pensavate che IO fossi cattiva, miei adorati lettori, vi invito con garbo a trascorrere una settimana sotto l’assedio dei paparazzi. Io almeno distribuisco il mio foglio all’alba, con inchiostro elegante e una certa attenzione alla sintassi. Lì, invece, la reputazione viene fatta a pezzi a colpi di flash, titoli urlati e primi piani poco misericordiosi. Quanto manca, in quell’epoca moderna, un minimo di stile….
Osservando però Notting Hill, mi sono trovata a sorridere con una punta di malizia. Perché l’amore, lasciatemelo dire, non è mai solo amore. È un teatro pubblico dove ogni esitazione viene ingrandita fino a sembrare tragedia greca. E non fingete di esserne sorpresi: voi amate osservare tanto quanto amate giudicare.
In questo, il parallelo con la nostra cittadina è quasi imbarazzante nella sua evidenza. Da noi si sussurra dietro un ventaglio, ma si scruta con la stessa ferocia. Io lo so bene. Io vi conosco. Cambiano i mezzi, non cambia l’intenzione. Che sia un foglio distribuito all’alba o un obiettivo puntato senza pietà, il mondo osserva sempre. Anna Scott non deve semplicemente scegliere un uomo. Deve decidere se è disposta a incrinare un’immagine costruita con cura, sorriso dopo sorriso, tappeto rosso dopo tappeto rosso, per un libraio che arrossisce più spesso di quanto parli. E ditemi, miei lettori: quanto può essere pericoloso un uomo che non sa fingere?
Torniamo quindi a parlare di William….. ahhhh, il povero William. Deve chiedersi se ha il coraggio di amare qualcuno che il mondo considera troppo. Troppo famosa, brillante. Troppo distante. Una donna che non entra in una stanza: la occupa.
Abbiamo visto come negli anni precedenti di Bridgerton, una simile unione verrebbe liquidata con un giudizio rapido e impeccabile della nostra regina: “Non è appropriato.” E vi confesso una cosa che non dovreste sentire dalla mia bocca: talvolta le regole sono rassicuranti. Le regole proteggono dall’umiliazione pubblica. Dalla scelta. Dal rischio. Dall’atroce possibilità di desiderare qualcosa che non si dovrebbe desiderare. Perché desiderare contro le convenzioni significa esporsi. Significa rinunciare alla sicurezza di un mondo ordinato per inseguire qualcosa di incerto. E, miei adorati lettori, nulla terrorizza l’alta società quanto l’incertezza. Meglio un matrimonio corretto che un amore scandaloso. Meglio l’approvazione silenziosa che una dichiarazione di fronte a una conferenza stampa. Eppure (ed è questo il dettaglio che nessuno ama ammettere) ogni volta che qualcuno infrange quelle regole, voi trattenete il fiato. Non per condannare. Ma per vedere se avrà il coraggio di continuare.
L’improbabile, ovvero l’irresistibile
Ah, l’improbabile. Quella creatura così scandalosa in teoria e così irresistibile in pratica. Vi osservo, miei adorati lettori, mentre fingete di disapprovare un’attrice che si innamora di un libraio o un gentiluomo di rango che perde il senno per una donna che non dovrebbe nemmeno trovarsi nella stessa stanza. Vi sento mormorare che “non è prudente”, che “non durerà”, che “la società non lo permetterà”. Eppure siete i primi a tendere l’orecchio quando accade.

In Notting Hill è la fama a creare il divario, una distanza fatta di tappeti rossi e flash abbaglianti. Nella mia cittadina è la classe sociale a rendere l’unione inappropriata, quella linea invisibile che tutti rispettano finché qualcuno non decide di attraversarla. Cambia il contesto, non cambia la tensione. Una donna troppo in alto, un uomo troppo in basso, un mondo che osserva e attende il passo falso. Non vi ricorda la storia di Benedict e Sophie? Beh a me sì.
La verità è che l’improbabile non vi scandalizza davvero. Vi elettrizza. Perché l’ordine rassicura, ma non emoziona. I matrimoni corretti, quelli approvati, quelli strategicamente impeccabili, non fanno battere il cuore. Ciò che vi seduce è il rischio, è la possibilità che qualcuno dica “non mi importa” e scelga comunque di restare. E non ditemi che non è così, perché siete voi a trattenere il fiato quando l’amore sfida le regole, siete voi a sperare che l’ostacolo venga superato.
L’improbabile è irresistibile proprio perché minaccia l’equilibrio. E l’equilibrio, miei cari, è terribilmente noioso. Quando tutto è consentito non c’è storia. Ma quando tutto è contro, quando la reputazione vacilla e la rispettabilità trema, allora sì che la vicenda merita di essere raccontata. Ed è in quel momento che io affilo la penna, non per distruggere, ma per immortalare il coraggio di chi sceglie contro il mondo.
Perché, se devo essere sincera, le storie sicure non mi interessano. Sono quelle che fanno tremare le fondamenta della rispettabilità a meritare davvero la mia attenzione.
La mia confessione finale
Confesso, miei gentili lettori, che mi sono avvicinata a Notting Hill con la consueta diffidenza che riservo alle storie troppo semplici per essere interessanti. Una donna celebre, un uomo ordinario, un mondo che osserva. Nella famiglia Bridgerton, una simile unione verrebbe analizzata, soppesata e probabilmente scoraggiata con garbo. Per il bene di tutti, naturalmente.
Eppure, contro ogni mia iniziale inclinazione al sospetto, mi sono ritrovata coinvolta. Non per l’eccesso di romanticismo, né per qualche dichiarazione teatrale, ma per quella scelta silenziosa che entrambi compiono: restare. Restare quando sarebbe più comodo fuggire, quando l’opinione pubblica suggerisce prudenza. Restare nonostante la differenza di status.
Dunque sì, questa autrice lo ammette con una compostezza che spero saprete apprezzare: il film mi è piaciuto. Molto. E se mai doveste trovarmi a sospirare davanti a una storia improbabile, vi prego di ricordare che persino la più attenta osservatrice può concedersi, talvolta, il lusso di credere nell’amore.
Naturalmente, non abusate di tale informazione.
Vostra
Lady Whisteldown








