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Peaky Blinders: potere, onore e rispetto

Peaky Blinders
Peaky Blinders

Nel paese dei ciechi, l’orbo è re”.

Nulla di più vero quando trattiamo delle infinite forme che può assumere l’arte. Soprattutto nell’ultimo secolo, ove è avvenuta la nascita e rivoluzione della cosiddetta “settima arte”, assistiamo sempre più frequentemente a nuovi prodotti. Tuttavia, data la molteplicità di questi, è divenuto così arduo trovare qualcosa di originale e convincente che molto spesso ci adattiamo a quel che ci offre la magnanima tv nazionale. E qui sbagliamo.
La scelta internazionale è così vasta che a tratti sembra impossibile orientarcisi, ma vale davvero la pena prendere atto del suo potenziale ed è per questo che cercherò di indirizzarvi verso uno dei migliori prodotti inglesi e non degli ultimi anni in merito a serie tv: Peaky Blinders, prodotta dalla BBC e adesso disponibile su Netflix fino alla seconda stagione, mentre la terza stagione è ancora inedita nel nostro Paese.

La gang dei Peaky Blinders.
La gang dei Peaky Blinders.

Birmingham, 1919. Dopo la Grande Guerra, veterani ed ex-combattenti, una volta tornati in patria, si rimettono in affari: scommesse, gioco d’azzardo,scazzottate, pizzo e pub.
La storia è vera, ispirata ai fatti di cronaca dell’epoca e la famiglia Shelby è esistita davvero. Anche la gang criminale dei Peaky Blinders non è un’invenzione e il suo nome proviene, stando alla leggenda, dalla lama di rasoio cucita sulle visiere dei loro cappelli, usata come arma nelle molteplici risse da strada. Impeccabili nello stile egocentrico, anche per questo i Peaky non passavano inosservati nei poveri quartieri che sono soliti frequentare, con una ricerca maniacale dell’eleganza in ogni occasione.

Tommy Shelby, capo dei Peaky Blinders.
Tommy Shelby, capo dei Peaky Blinders.

Il capo della stessa gang, Tommy Shelby, che è interpretato da un magistrale Cillian Murphy, è senza ombra di dubbio un leader carismatico, pragmatico, lungimirante e attento ad ogni cosa. Tuttavia, nonostante l’apparente imperturbabilità, si mostra sensibile alle emozioni umane, minando l’immagine dell’uomo freddo e sprezzante dell’amore e divenendo una figura ancora più affascinante, complessa nel suo essere. Ma l’epilogo è sempre lo stesso: Thomas è e resterà fedele solo a sé stesso. Inoltre, con l’ingresso in scena di Tom Hardy nella seconda stagione, nei panni di un enigmatico e sentenzioso Alfie Salamon, la serie raggiunge livelli altissimi.

Un’attenzione ai dettagli (che è un po’ il segreto di questa serie), non tanto materiali e scenici quanto psicologici e caratteriali, garantita dalla scrittura di Steven Knight, uno degli autori inglesi più apprezzati, e dalla natura inglese della serie: un aspetto da sottolineare, dato che conosciamo bene le serie inglesi per la loro cura nei dettagli, alcuni dei quali tanto minuziosi da risultare impercettibili alla prima visione. Quella che vediamo in ogni singolo episodio, infatti, è non “una” ma “la” Birmingham degli anni ’20: gli stessi poliziotti, la stessa politica, gli stessi affari. In Irlanda c’è l’IRA e al governo, ancora ministro, Winston Churchill.
Tutto è curato nei minimi dettagli, l’ambientazione è realistica e la lingua utilizzata è quasi incomprensibile, richiamandosi a quella parlata nei quartieri più malfamati dell’Inghilterra del ‘900.

Scontro davanti al Garrison, sede dei Peaky.
Scontro davanti al Garrison, sede dei Peaky.

Quel che riesce a compiere Knight è sbalorditivo: unisce il microcosmo di una famiglia, quella degli Shelby e in senso più ampio i Peaky Blinders, con l’enorme macrocosmo di un intero paese. E quel che ne viene fuori è incredibile, perchè attraverso questa piccola unità che si muove all’interno di quel macrocosmo, consociamo la storia di tanti (degli inglesi, degli operai, degli ex-soldati, dei sudditi più o meno fedeli a Sua Maestà) attraverso la storia di pochi.
I pochi momenti statici, con i loro monologhi e i loro fittissimi dialoghi, funzionano sempre, poiché preannunciano rigide svolte o grandi decisioni che porteranno alle ancora più riuscite scene d’azione, dove ci sentiamo sempre in prima linea grazie anche ad un’attenta scelta musicale.

Se siete amanti dell’egocentrica e ricercata eleganza vittoriana, delle storie d’onore e rispetto, degli intrecci più improbabili, di storie di uomini dai soltanto apparenti nervi d’acciaio e delle scariche adrenaliniche, non vi resta che buttarvi subito tra le note rock di “Red Right Hand”, che si abbina perfettamente al clima di tensione e di suspense prevalenti nell’intera gestione della trama.

Written by Silvio Giovannini

Tenebroso ed esistenzialista, solare e giullaresco. Vivo la quotidianità come un pendolo che oscilla tra questi due estremi, tanto che l'epilogo di ogni mia esperienza pare un finale di stagione.

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