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È successo: Malcolm e la sua delirante famiglia sono tornati. A vent’anni suonati dal finale di Malcolm in the Middle, sitcom familiare unica nel suo genere e a suo modo rivoluzionaria, è arrivato finalmente su Disney+ il revival Malcolm: Che Vita!. Quattro episodi che ci riportano dritti alle dinamiche di una famiglia strana e disfunzionale ma anche bellissima, con la rottura della quarta parete che fa sentire un po’ strani e disfunzionali anche noi, come se ne facessimo parte. E sì, siamo tutti d’accordo sul fatto che il sottotitolo originale Life’s Still Unfair abbia tutto un altro significato rispetto alla nostra traduzione, ma non è questo il momento di parlarne.
Dicevo: Malcolm e la sua famiglia – protagonisti di un’infinità di pomeriggi di noi Millennial quando eravamo ancora giovani e spensierati come Malcolm non è mai stato – sono tornati tra noi con un revival che più di molti altri riesce a mantenersi in perfetto equilibrio tra ciò che la serie è stata e ciò che il mondo contemporaneo è e richiede. Malcolm: Che Vita! non si è tirata indietro (qui la nostra recensione), la struttura narrativa non ha retrocesso di un millimetro rispetto a quella che era stata, così come non hanno retrocesso la singolare ironia della serie e il velo di divertente e inquietante follia che sottende tutte le azioni dei personaggi. E tantomeno hanno fatto loro stessi, i personaggi. Ma qualcosa in questi vent’anni dovrà pur essere successa, dovrà pur averli fatti evolvere.
Quindi eccoci qui a valutare i loro percorsi e le loro azioni con una pagella che mi fa sentire come una di quelle professoresse che vogliono fare le tipe tutte d’un pezzo e poi non riescono a mettere un’insufficienza. Ma ce ne sono, e perdonatemi per quali sono.
Malcolm: 4

Dare questo voto al protagonista della serie mi fa male al cuore. Questo dolore lo conosco, è quello che ho provato quando ho concluso il finale di Game of Thrones. È il dolore da: perché avete fatto questo? Così diverso dal resto della sua famiglia, negli anni di cui noi spettatori siamo ignari è riuscito a crearsi un’intera vita lontana anni luce da loro, fisicamente ed emotivamente. Un’intera vita comprensiva di figlia adolescente. Che poi, come si fa a nascondere l’esistenza di una figlia adolescente nel 2026? Che dire, quanto a intelligenza sapevamo già che Malcolm non scarseggia. Ma il solo fatto che per lui questo sia normale significa che è molto più simile di quanto pensi alle persone dalle quali si vuole allontanare. Traumatizzato o un po’ str***o? Non lo so. Forse nessuno dei due, forse entrambi.
In una parola: paraculo.
Hal: 10 e lode con bacio accademico (e qualunque altro plauso extra vi venga in mente)

Ci sono cose che non cambiano mai, per quanto il tempo scorra veloce e inarrestabile. Ed eccolo lì, sempre lui, la vera certezza incrollabile della famiglia: Hal. Uguale a se stesso, a dispetto degli anni trascorsi. Un trip conseguente a un abuso di sostanze stupefacenti gli svela la verità sulla sua essenza più profonda: Hal è una torta inesauribile da cui tutti possono attingere sempre e comunque, che si rigenera un po’ come le pizze nelle foto di Chiara Ferragni. Più che una torta qualsiasi, io da buona napoletana lo definirei una pastiera. Un dolce tradizionale, con una ricetta scritta nella pietra della tradizione familiare. Guai a modificarne anche solo un ingrediente: non avrebbe più lo stesso sapore, quello dei piccoli momenti.
E per quanto la sua dolcezza alla lunga possa essere stucchevole, Hal è la fetta di pastiera che continuiamo a mangiare dopo pranzo a pancia piena, quella di quando siamo già pieni ma a cui non riusciamo a rinunciare. La verità è che ne abbiamo profondamente bisogno.
In una parola: indispensabile.
Lois: 6

Io ve lo devo dire: qui sono in difficoltà. Il fatto è che Lois non mi è mai scesa del tutto in Malcolm in the Middle e continua a non scendermi del tutto in Malcolm: Che Vita!. Forse è perché non è cambiata di una virgola: sempre determinata, dominante e leggermente (ma nemmeno troppo) egoriferita. Anche in questo revival Lois non vince il premio Madre dell’anno e sono abbastanza sicura del fatto che mai lo vincerà. Eppure lei è così, perfettamente imperfetta. Forse il punto è che in lei c’è almeno un pezzettino delle madri di tutti noi, e casualmente quel pezzettino è sempre quello che non sopportiamo. Ma anche se le cose stanno così, meno di una sufficienza non può avere, fosse anche solo per la capacità di tenere in piedi la baracca.
In una parola: priorità.
Reese: 6.5

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. E il fatto che all’inizio pensiamo che invece lo abbia perso è parte dell’esperienza, la prova di quanto i suoi comportamenti non siano frutto della voglia adolescenziale di andare contro il volere dei genitori, ma della sua più profonda essenza. Reese è questo, piaccia o meno. Una sorta di Bart Simpson umano che vive in un mondo tutto suo.
In due parole: eterno adolescente.
Dewey: 5

Fa poco o niente, c’è poco o niente: la centralità comica di Dewey nella serie originale in Malcolm: Che Vita! viene completamente messa da parte. Con il perenne filtro di un computer che non ci permette di toccare davvero con mano l’interpretazione di Caleb Ellsworth-Clark – la somiglianza con Eric Per Sullivan resta comunque a tratti inquietante -, Dewey sembra essere cresciuto in modo ben diverso da ciò che ci aspettavamo. Ricordare la versione bambina di lui che gioca a Domino e associarla a un musicista donnaiolo è una sensazione che onestamente non mi aspettavo di dover provare nella vita. Un po’ però mi ricorda anche la sottoscritta, che vivo lontana da casa e per le ricorrenze importanti vengo inserita nelle foto di famiglia attraverso una videochiamata di Whatsapp. Questo però non basterà a fargli ottenere la sufficienza: modalità insegnante severa on.
In una parola: inaspettato.
Francis: 8

È al numero 8 della lista di priorità di sua madre, che altro voto avrei mai potuto dargli?
In una parola: trauma.
Jamie: 4

Dopo averci provato con Francis, qualcuno nella famiglia di Malcolm la carriera militare avrebbe pur dovuto intraprenderla. Ci ha pensato Jamie, che come frutto di un’infanzia più viziata rispetto a quella dei suoi fratelli mantiene la capacità di fare come gli pare e piace a prescindere dagli ordini dei suoi superiori. È cresciuto con una madre come Lois, come può fargli paura un Generale? Purtroppo però lo vediamo troppo poco per poterne godere davvero.
In due parole: occasione persa.
Kelly: 7

Negli anni Duemila un brutto vizio delle sitcom familiari era quello di terminare con un’ultima inaspettata gravidanza. Di alcune, per esempio quella di Janet in Tutto in famiglia, non abbiamo mai avuto il piacere di sapere nulla di più. Quanto a Malcolm in the Middle, uno degli aspetti positivi del sequel Malcolm: Che Vita! è averci permesso di conoscere Kelly. Persona non binaria che porta una tematica contemporanea in una serie altrimenti molto ancorata agli anni Duemila, Kelly a qualcuno dei suoi fratelli doveva pur somigliare, per lo meno caratterialmente. La risposta è semplice: è la versione 2.0 di Reese, quella con tutti gli aggiornamenti fatti.
Di personaggi simili a Kelly nella serialità ne abbiamo già visti – il mood è un po’ quello di Casey in Atypical -, ma nel contesto di questa serie ci sta davvero bene. Darei un 6.5 per non dare un vincitore all’eterna sfida con Reese, ma un mezzo punto in più per gli aggiornamenti e per il fatto di essere adolescente e potersi ancora permettere comportamenti che suo fratello avrebbe dovuto già abbandonare da un pezzo lo merita.
In una parola: pungente.
Leah: 8.5

La genetica non è dalla sua parte, ma Leah è una cucciola del cielo che ha ereditato il meglio che poteva da una parte e dall’altra (anche se di sua madre sappiamo davvero poco). Ha tutto il buono del Malcolm di una volta, oltre a un cervello che è più spesso una condanna di quanto non sia un vantaggio, soprattutto a quindici anni. Ma senza di lei, frutto sconosciuto di un amore non visto, Malcolm: Che Vita! non sarebbe stata la serie (bella) che abbiamo avuto il piacere di vedere.
In una parola: necessaria.
Tristan: 9

La perfetta altra metà della mela di Malcolm, con una capacità di sopportazione che sarà messa alla prova in modi che neanche immagina. Il suo 9 è ciò che porta alla sufficienza Malcolm, se non come individuo, almeno in coppia.
In una parola: comprensione.
Hal in versione Bruno Mars: 100

Non sarà certo un asso nei lavoretti domestici, ma nulla si può dire ad Hal quanto a doti canore e romanticismo. He makes me feel like I’ve been locked out of Heaven. Un uomo da (ri)sposare.
In una parola: performer.
Hal in versione psicologo di se stesso: 0+
La paura gioca brutti scherzi e l’overdose non è da meno. Hal e il suo trip sono la prova che chi guarda le comedy come Malcolm: Che Vita! senza trovarci nulla di riflessivo o ispirazionale se ne perde quella che forse è la parte migliore. Meriterebbe un voto alto solo per questo, ma gli metto un bello zero perché ogni nemico di Hal è mio nemico. Più solo perché comunque c’è un po’ di Hal anche in lui, o viceversa.
In una parola: matrioska.
Mike Wheeler: non classificato

Cosa ci fa un personaggio di Stranger Things nelle pagelle di Malcolm: Che Vita!? Un favore a noi fan di entrambe le serie o a Finn Wolfhard come fan di Malcolm in the Middle. Comunque è un entro, spacco, esco, ciao. Ci sono troppi pochi elementi per dare un voto vero alla mini apparizione di Finn Wolfhard ma mi sento male all’idea di non citarlo nemmeno. Mi sento male anche all’idea che all’epoca della prima stagione di Malcolm in the Middle, Finn non fosse ancora nato. Ora sì che mi sento ancora più vecchia.
In una parola: meteora.
Eric Per Sullivan: 1.000.000

Un milione è quello che si vocifera abbia rifiutato per prendere parte alla serie. Ed è anche il voto che merita per aver resistito alla tentazione del vile denaro per restare fedele alla sua scelta di allontanarsi dal mondo dello spettacolo (qui abbiamo parlato di cosa fa oggi). Caro Eric, puoi stare tranquillo: noi fan ti amiamo comunque.
In una parola: coerenza.





