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Omicidio a Easttown: le debolezze umane, quelle che risiedono fra le mura di casa

All’inizio degli anni novanta David Lynch ci ha insegnato a diffidare dalle piccole cittadine anonime, perché proprio come accade in Twin Peaks, il male può nascondersi ovunque, anche nelle famiglie più tranquille. Easttown è una spenta cittadina della Pennsylvania in cui tutti si conoscono, ma è chiaro fin da subito che non si tratta di una paesino da cartolina e che qualcosa di marcio serpeggia fra le case. D’altra parte entrambe le serie iniziano con il brutale assassinio di una giovane ragazza, ma in omicidio a Easttown le motivazioni sono molto più terrene che in Twin Peaks.

Apparentemente la serie potrebbe sembrare il classico thriller. C’è l’abile detective di turno che risolve brillantemente un caso difficile, legato a filo doppio alle sue vicende personali. In realtà Omicidio a Easttown è molto di più. Si potrebbe quasi dire che, puntata dopo puntata, il vero fulcro d’interesse per lo spettatore non sia quasi più sapere chi sia il colpevole dell’omicidio, ma più che altro vedere come vanno a finire le storie private dei protagonisti.

Sono tante le vite in gioco in questa serie, sono intrecciate, mescolate, annodate, avviluppate fin quasi a soffocarsi a vicenda. Ci sono parenti, ci sono amanti, ci sono amici, ci sono nemici. La serie inizia all’interno di una casa e finisce all’interno di una casa. Come se le mura domestiche fossero l’unica cosa davvero capace di mantenere dei segreti, o meglio come fossero dei vasi di pandora da non scoperchiare per nessun motivo.

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È ambientata a Easttown, ma in realtà sarebbe meglio dire che la serie si sviluppa dentro alle abitazioni del paese, sconvolto da un omicidio che a ben vedere non cade esattamente come un fulmine a ciel sereno. Come abbiamo già detto questa cittadina non è idilliaca, ma umana e di conseguenza piena di debolezze, vizi, errori, imperfezioni. A partire proprio da Marianne Sheehan detta Mare, la protagonista di questa straordinaria storia, a cui Kate Winslet presta il volto in maniera a dir poco superlativa. È sempre uguale a se stessa Mare, che si trovi a casa sua, ospite d’altri o in commissariato. Ha imparato a essere ruvida, sbrigativa, ad andare al sodo in maniera quasi sfacciata. Divide la sua casa con la madre, una difficile figlia adolescente e un nipotino, che sembra mostrare qualche difficoltà comportamentale. A occupare quasi tutto lo spazio in quella casa però è soprattutto un’assenza. Manca il figlio maggiore, il padre del piccolo Drew, morto suicida due anni prima. I sensi di colpa per quella morte schiacciano Mare, che vedrà andare in pezzi non solo la sua famiglia, ma anche il suo matrimonio e soprattutto i suoi nervi. L’ex stella cittadina della pallacanestro, figlia di un poliziotto molto amato e a sua volta abile detective, dà un immagine di sé solida e forte, ma mostra la sua fragilità proprio nel momento in cui sembra che il passato torni a bussare alla sua porta. Quando Carrie, madre biologica di Drew, chiede di poterselo riprendere e quando il suo ex marito annuncia un nuovo matrimonio. Si mostrerà debole e quasi ingenua nel suo goffo tentativo di incastrare per droga la nuora o nel piombare a casa dell’ex marito, nel giorno del grande annuncio, per interrogarlo. Eppure non si può non amare Mare perché è autentica e onesta.

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Tutti la conoscono, tutti hanno imparato quale sia il verso giusto di prenderla, eppure c’è una persona che sembra davvero odiarla ed è Dawn Bailey, malata grave ed ex compagna di liceo di Mare. Le due donne sono solo un pallido ricordo di quando,da liceali, facevano squadra. Da quando la figlia di Dawn è scomparsa e lei accusa la polizia di non aver fatto abbastanza per trovarla, si sentono più su versanti opposti, quasi avversarie. Anche in questa casa però i segreti si sono susseguiti uno dopo l’altro come i gradini di una scala. Scala che si scoprirà solo molto dopo, porterà dritto dritto allo scantinato di uno psicopatico. Le due donne si ritroveranno quando la verità verrà a galla, ma ormai è trascorsa troppa vita fra loro e non recupereranno più un vero rapporto.

Ma è a poche porte di distanza, nella casa della famiglia McMenamin, che le cose si fanno davvero complicate. Fra quelle mura vivono apparentemente solo Erin e suo padre Kenny, ma in realtà ci sono anche altre ingombranti presenze: il sentirsi inadeguati di lei, l’alcolismo di lui, il senso di abbandono di entrambi. La madre è morta lasciandoli soli, come due estranei che convivono nella stessa casa e a dirla tutta non se la cavano affatto bene. Lei rimane incinta del suo fidanzato del liceo, ma lui comincia velocemente a maltrattarla ed evitarla. Kenny nel frattempo non trova sollievo al dolore per la sua perdita in nient’altro se non una bella bevuta, ma questo lo rende iracondo e aggressivo. Il corpo che viene ritrovato nel bosco durante il primo episodio sarà proprio quello di Erin. Per lo spettatore, che ha avuto modo di sbirciare nelle loro case e vedere quale sia l’apparente natura di questi due uomini, appare fin troppo semplice sospettare del padre o dell’ex fidanzato.

Con il proseguo delle puntate però si capirà che non è possibile giudicarli per le loro debolezze, anzi in realtà si scopriranno due vittime, perché, in fin dei conti, entrambi perderanno un figlio. In questa serie infatti dubbi e sospetti sono come una densa nebbia che circonda ogni cosa e impedisce di vedere con chiarezza anche ciò che inizialmente potrebbe apparire lampante. La questione della paternità del figlio di Erin, per esempio, è al centro di questo giallo: il padre è il principale sospettato della sua morte, ma non è così scontato sapere chi sia, perché altri segreti si sono accumulati fra gli abitanti di Easttown e l’omertà necessaria per preservare gli equilibri di queste fragili famiglie, non permette a Mare di fare significativi passi avanti nelle indagini.

Per poterli fare sarà necessario dare una sbirciatina nell’ultima, e forse più importante, casa di Easttown, quella della famiglia Ross, costituita da Lori, la migliore amica di Mare dai tempi del liceo, suo marito John e i loro due figli Moira e Ryan. Una famiglia ordinaria con ordinari problemi. È in questa casa che si concluderà tutta la serie, fra queste mura in cui marito e moglie sono migliori come genitori che come coniugi. Una casa che contiene tutto il fragile mondo di queste due persone e non sorprende siano disposte a tutto, incluso mentire e coprire un omicidio, pur di salvare i loro affetti.

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Forse Mare non si potrà definire simpatica, ma si fa in quattro ad Easttown per aiutare questi cittadini che altro non sono che suoi compagni di vita, da sempre. Il grande pregio di questa serie è quello di mostrarci un ‘ambientazione realistica, con persone plausibili che non possono venire incasellate in un semplicistico binomio buoni-cattivi. Ci mostra ciò che potenzialmente ci potrebbe essere in qualsiasi casa di qualsiasi posto. Ci sono anziani abbandonati, sorelle preoccupate, ragazzi problematici, buoni genitori e cattivi genitori, poliziotti comprensivi, insegnanti premurosi. Perfino un prete sinceramente vicino ai suoi parrocchiani. Ci sono persone, con i loro pregi e difetti, debolezze e virtù. Persone normali in contesti normali. Mare conosce tutti loro, parla con tutti e lo spettatore segue le vicende di questi individui chiedendosi come si arrivi ad omicidi e ragazze scomparse se il punto di partenza è una cittadina di provincia come tante altre. È la banalità di un male che cresce goccia dopo goccia, lento ma inesorabile e dà vita ad autentiche tragedie. Tutto sembra normale, immobile e inevitabile, incluse le disgrazie.

Piccolo gioiello targato HBO, Omicidio a Easttown ci mostra come le piccole cittadine siano paragonabili ad un purgatorio in Terra, in cui ciascun abitante cerca di espiare le proprie colpe, sperando in un futuro migliore. È incredibile pensare come siano proprio le mura domestiche il contenitore di peccati e punizioni, perché per tutte queste persone sono in realtà il contenitore di affetti che costituiscono l’unica cosa davvero di valore che possiedono. D’altra parte le famiglie sono fatte di momenti felici, ma anche di drammi. È proprio vero che “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo.”

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