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Non Uccidere – Il laboratorio seriale di Mamma Rai

non uccidere Miriam-Leone nuova serie
non uccidere Miriam-Leone nuova serie

Benvenuti alla recensione di Non Uccidere, quello che è, di fatto, il laboratorio seriale di Mamma Rai. Per dirla in altri termini, la Tv di Stato ha provato, con modi e risultati che vedremo più avanti nell’articolo, a svecchiarsi in un colpo solo e a rispondere, facendo all-in su un solo prodotto, a tutte le accuse e le critiche (spesso giuste) subite dal popolo dei serial addicted negli ultimi anni. Questo pezzo sarà diviso in due parti su due pagine diverse: la prima costituirà delle istruzioni per l’uso e delle necessarie spiegazioni per chi la Serie non l’ha mai vista e vuole recuperarla; la seconda sarà la recensione vera e propria della seconda stagione, senza spoiler in ogni caso.

Ma passiamo alle presentazioni:

miriam leone-Non-Uccidere


Non uccidere è un noir, arrivato alla seconda stagione per un totale di 24 episodi che vanno dai 55 minuti (seconda stagione) all’ora e trenta (prima stagione). Seguiamo le indagini di Valeria Ferro (Miriam Leone), ispettore della sezione omicidi della Squadra Mobile di Torino. Oltre alla risoluzione dei casi, Valeria deve gestire un complicato rapporto affettivo col suo capo, Giorgio Lombardi (interpretato da Thomas Trabacchi), e una delicatissima situazione familiare (che di fatto costituisce la trama orizzontale di entrambe le stagioni): sua madre (una splendida Monica Guerritore) ha appena finito di scontare 18 anni di galera dopo essersi dichiarata colpevole dell’omicidio del marito, costringendo Valeria e il fratello a vivere fuori da Torino, con lo zio e senza una famiglia. Come se non bastasse, era stato proprio Giorgio a condurre le indagini su un caso che peròanche a distanza di due decenni, non smette di presentare troppi punti oscuri…

Ad aiutare Valeria in tutte le sue indagini saranno il suo braccio destro Andrea Russo (Matteo Martani), il veterano Gerardo Mattei e l’ancora inesperto Luca Rinaldi.

non uccidere

Quando, circa un anno fa, vidi la prima stagione di Non Uccidere, ne rimasi così colpito, nel bene e nel male, da scriverci addirittura, su queste colonne, una fanfiction (a cui rimando per un’analisi più accurata delle prime 12 puntate). Era raro, infatti, trovare insieme da un lato tante buone intenzioni e tanti aspetti davvero ben curati (luci, fotografia), e dall’altro una distribuzione e un pressapochismo in alcune gestioni dei dialoghi e dei rapporti così evidente.

Come sintetizzai nell’articolo linkato, Non Uccidere è quella Serie Tv troppo avanti per il panorama italiano ma ancora troppo indietro per quello anglosassone. Perchè è con questo che si andava a scontrare, proponendo un prodotto cupo, teso, incalzante, lento dai dialoghi scarni e dai sorrisi zero, con una fotografia fredda e una Torino sovrana, maestosa, bellissima ma mai accogliente. Qualche contraltare d’oltremanica di ispirazione? Soprattutto The Killing (non a caso derivato da un originale danese), ma anche River, Marcella, Broadchurch, Happy Valley, giusto per capire il genere, ecco! E per capire meglio ancora, vi mostro il promo della prima stagione

Questo è lo spirito con cui mi accingevo a guardare la seconda stagione, ricordandomi sempre che Non Uccidere ha due tipi di lettura. Quello seriale, classico, di un prodotto con una trama, dei personaggi etc, e quello paraseriale, diventando di fatto la cartina di tornasole del rapporto che la Rai vuole avere con i serial addicted. Ho parlato all’inizio di laboratorio seriale e mi ripeto. La Rai di fatto dice:

“con Non Uccidere io provo tutto quello che posso provare, vedo cosa funziona e cosa no e tutti i feedback li utilizzo per le Serie successive”.

Solo così si può spiegare la distribuzione “ballerina” che ha condizionato la prima stagione e che, se tanto mi dà tanto, condizionerà anche la seconda. Breve riassunto di quanto accaduto lo scorso anno

  1. La Rai piazza Non Uccidere il venerdì sera in prima serata.
  2. La Rai nota, con stranezza e stupore, che il programma (come ampiamente previsto) è sì massacrato dal fuoco di fila degli altri canali che riservano al venerdì sera le produzioni migliori, ma si è creato una piccola nicchia di fans che ne riconoscono il valore e lo condividono. L’hashtag #nonuccidere è tra i più twittati in Italia durante le puntate.
  3. Sempre la Rai, non convinta dagli ascolti (una media del 4,50 % di Share, circa un milione di spettatori a puntata), decide di interrompere la Serie
  4. Poi ci ripensa: “ma non l’avevate capito? Abbiamo fatto l’interruzione americana, dividendo la stagione in 2”. Cambia la messa in onda: Rai 3, sabato sera, dopo Fazio, che fa cominciare le puntate sistematicamente in ritardo
  5. Puntata finale? Di lunedì, dopo un ulteriore settimana di stop, terzo cambio di data in 12 puntate, per non farci mancare niente

Risultato finale della prima stagione: giudizio della critica, sia ufficiale che non ufficiale, decisamente positivo, scarsa presenza in termini di ascolto, rischio cancellazione scongiurato all’ultimo. Antonio Campo Dall’Orto, direttore generale della Rai, ci crede fortemente e accetta il rischio di una seconda stagione. Volete sapere com’è andata? Girate pagina

Written by Modestino Picariello

Ogni pezzo di Hall of Series è una piccola storia. Io faccio in modo che quella storia vi arrivi nella maniera migliore possibile. Sono l'editor: è un lavoro duro ma qualcuno deve pur farlo.

Ah, di tanto in tanto analizzo serie con lo sguardo del lettore appassionato di classici: potrete non essere d'accordo con me, ma nessuno vi darà qualcosa di vagamente simile

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