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Per Vince Gilligan non è stato semplice scegliere il titolo Pluribus: una scelta tra cento alternative (alcune terribili)

Pluribus

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Individuare il titolo giusto per l’opera giusta può essere molto complesso, in certi casi. Ne sa qualcosa chiunque possa essersi messo alla prova nel tempo nei modi più disparati, e a un certo punto si sia ritrovato a dover prendere una decisione del genere. Vale per tutti, e vale anche per i numeri uno. Se si parla di numeri uno nel mondo delle serie tv, uno dei maestri assoluti è Vince Gilligan. E pensate un po’: la scelta del titolo può essere molto difficile anche per lui. Così è stato, almeno, per la sua nuova serie tv, in onda in queste settimane su Apple TV: Pluribus.

Ne stiamo parlando nei modi più disparati, come merita quella che già ora è considerabile una delle migliori serie tv del 2025. Dalle recensioni del nostro Emanuele Di Eugenio alla “recensione” del pubblico, passando per news, interviste e approfondimenti di vario tipo, sono molte le angolature da cui ci siamo approcciati al tema. Tra i tanti, prima della messa in onda di Pluribus abbiamo pubblicato un articolo particolare: per molti versi, è una sorta di lettera destinata a Vince Gilligan. Al suo interno, abbiamo anche motivato perché Pluribus si intitoli Pluribus. Una scelta non casuale: per questo, abbiamo avuto molto da dire a riguardo.

Pluribus è il titolo perfetto per questa storia, ma a quanto pare non è stato semplice arrivarci.

L’ha raccontato lo stesso Gilligan nel corso di un intervento in un dibattito moderato da Josh Horowitz di Happy Sad Confused. Dopo aver evidenziato quanto fosse stato semplice scegliere i titoli Breaking Bad (anche se non pensava che l’espressione colloquiale fosse poco diffusa al di là dei confini della Virginia, sua terra natia) e Better Call Saul, ha sottolineato le difficoltà per fare altrettanto con Pluribus.

L’autore ammette di essere arrivato a prendere in considerazione un centinaio di titoli diversi prima di arrivare a Pluribus. Un processo complesso di brainstorming con parecchi passaggi a vuoto:Il peggiore di tutti in assoluto, ora posso dirlo, era ‘Be Kind, Remind’“, ha detto.

Be Kind, Remind? Scelta saggia averlo evitato. E va bene così: i processi creativi più importanti passano sempre attraverso momenti del genere.

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