Adolescence è la miniserie del momento: la drammatica storia di Jamie Miller sta scuotendo, infatti, il mondo intero.
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Dopo l’enorme successo che ha ottenuto Baby Reindeer nel 2024, un’altra miniserie Netflix sta sbancando tutto. Anche questa volta il successo è stato imprevedibilmente incredibile. Adolescence in pochissimi giorni è riuscita a registrare più di 24.3 milioni di visualizzazioni e si tratta di un dato che è fortemente in crescita. Visti i numeri impressionanti che ha registrato nei primi quattro giorni su Netflix, non possiamo che chiederci se non ci troviamo davanti alla miniserie dell’anno. Creata da Jack Thorne e Stephen Graham, racconta l’agghiacciante storia di un omicidio e di un indagine che porta a galla una realtà terribile di rabbia e abbandono. Anche un’ottima serie tv come questa ha qualche pecca e qualcuno potrebbe notare dei buchi di trama. Lo sceneggiatore, commentando la questione, ha spiegato: «Sfidiamo le aspettative in un modo diverso».
Tutti stanno parlando di Adolescence e anche il cantante J-Ax ha voluto dire la sua sulla miniserie e sui temi che tratta.
Come per molti genitori, anche per il rapper questa storia è stata un vero e proprio pugno nello stomaco. Quando si ha un figlio molto giovane, certi temi risuonano ancora più da vicino. J-Ax nel corso di un evento, che è stato organizzato da La Stampa, ha parlato di Adolescence e del bullismo dilagante che inquina ormai i social network. Le sue parole sono state riportate da Fanpage.it:
“Dico subito che non mi sono identificato nel papà del protagonista. Non mi sento un tramite fra la mia generazione e i ragazzi, non ho la password dei loro cervelli. Magari riesco a comunicare agli adolescenti e ai preadolescenti nel giusto modo ma penso che il focus di Adolescence sia l’oppressione che i social stanno operando sui ragazzi. Siamo tutti vittime di un bullismo digitale dilagante. Credo che la politica stia permettendo ai padroni dei social di basare il loro business sull’aggressività, con contenuti che facciano arrabbiare le persone. In America lo chiamano ‘rage posting’“.
Ha fatto poi una proposta per risolvere la situazione: “Così come esiste la Commissione di Vigilanza Rai perché non istituiscono una Commissione di Vigilanza Social? Il nostro compito di genitori è tenere il più lontani possibile i nostri figli dai social o almeno far capire loro che chi li sta influenzando, indirizzando, facendo arrabbiare, incuriosendo è un signore che si chiama algoritmo e non ha nulla di buono se non far guadagnare chi lo ha messo in rete. Con mia moglie c’è molto dibattito su questo, litighiamo sul ‘tempo social’ che dovremmo concedere a Nicolas.”
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