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«Così ha voluto Martin»: la spiegazione della scena più ambigua del finale di stagione di A Knight of the Seven Kingdoms

A Knight of the Seven Kingdoms

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su A Knight of the Seven Kingdoms.

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La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms, una delle serie più riuscite dell’ultimo periodo, è ormai alle spalle. E lo è con diverse questioni irrisolte: nella giornata di ieri, per esempio, avevamo riportato le parole di Ira Parker, showrunner della serie, a proposito della questione dei “nove regni”, evocati da Egg negli ultimi minuti della puntata.

Ora, invece, parliamo di una scena ancora ambigua, con una domanda che tutti si sono fatti: Duncan è formalmente un cavaliere? Oppure no?

La scena di A Knight of the Seven Kingdoms è soggetta a varie chiavi interpretative, e va bene così: è quello il suo intento deliberato. Lo chiarisce lo stesso Parker, intervistato da Collider: “In quel momento, Dunk non era mai stato nominato cavaliere da Ser Arlan. Dice: ‘Perché non mi hai mai fatto cavaliere?’. Poi Ser Arlan muore e pensiamo che sia finita lì. Ma poi ritorna e, per quanto ne sappiamo, la continuazione di quella scena è: ‘Ragazzo, va’ a prendermi la spada’, e poi lo investe cavaliere”.


Cercate una risposta definitiva? La spiegazione dell’autore è in linea col tono della serie: “Non c’è alcuna conferma, in un senso o nell’altro, che esca davvero da quella scena. È esattamente così che lo ha voluto il signor R. R. Martin. Rimane ambiguo, e ognuno può decidere da sé“. La questione, alla fine dei conti, è un’altra: Questo intero percorso parlerà di cosa renda davvero un vero cavaliere: se basti ricevere un titolo, oppure se si debba guadagnarselo anche dopo averlo ottenuto. Si può meritare quel titolo, persino se non ti è mai stato conferito?”.

Noi, dal canto nostro, abbiamo offerto la medesima chiave di lettura nella recensione del finale di stagione di A Knight of the Seven Kingdoms: domandarselo non è poi così importante. E Dunk ha dimostrato ampiamente di essere un cavaliere, che abbia giurato o meno.

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