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Perché Lost mi ha cambiato la vita

Lo sentiamo dire spesso: “Lost non è solo una serie tv, è un viaggio”, “Lost mi ha cambiato la vita”, “Lost è la madre di tutte le serie tv”, “Lost è un capolavoro”. Nonostante il finale criticato – e purtroppo troppo spesso non capito – Lost ha avuto un’enorme influenza sulla vita di noi poveri telefilm addicted.

Perché queste frasi ormai trite e ritrite sono vere: Lost non è solo una serie tv e ci ha – mi ha – cambiato la vita.

Personalmente mi vergono ad ammettere di averlo recuperato solo pochi mesi fa. Non per pigrizia o altro ma perché fondamentalmente non è il mio genere. Io vado molto sulle dramedy, sulle comedy o sui crime e troppo poco sullo sci-fi e sul soprannaturale. E Lost, come tutti saprete, va molto sul soprannaturale. Anche troppo. Credo che le critiche che hanno colpito la serie a partire dalla quarta stagione dipendano soprattutto da questo. Insomma, a una certa con i viaggi nel tempo, Jacob, ecc., hanno un po’ esagerato. Io l’ho trovato coerente, ma non ho problemi ad ammettere che effettivamente hanno esagerato. Tant’è che anche il season finale riflette quest’esagerazione: non sapevano più a che santo votarsi e quella cosa vagamente trash – che ricorda troppo da vicino Ghost Whisperer – era l’unico finale possibile.

Season finale
Season finale

Ma, tralasciando le indubbie pecche, Lost è stato e rimane un capolavoro. Perché? Perché a distanza di dodici anni dalla sua prima messa in onda e di sei anni dalla sua fine, ancora ne stiamo parlando. Quante serie molto più recenti sono già cadute nel dimenticatoio? E invece Lost continua a far parlare di sé, anche se non ci sarà mai un seguito.

Il motivo è presto detto: Lost è un viaggio, un viaggio dentro di noi. Come i suoi protagonisti, anche noi durante la nostra permanenza – anche se solo virtuale – sull’isola cambiamo. Perché come i personaggi anche noi scopriamo di poter essere qualcosa di più, qualcosa di diverso. Perché ci rendiamo conto che, anche solo confrontandoci con le persone che eravamo qualche anno o qualche mese fa siamo diversi. Magari più sicuri, più sarcastici, più aperti mentalmente… In ogni caso siamo di più.

Ed è così che si sentono John Locke, Jack Sheppard, Kate Austen, James “Sawyer” Ford… Guardate il loro cambiamento. John era un uomo ordinario, che sognava di essere un cacciatore, ma che non poteva esserlo, non solo per una questione meramente fisica, ma anche e soprattutto mentale. Jack era un chirurgo solo e spezzato. Kate una fuggitiva che poteva solo sperare di continuare a nascondersi per non passare il resto della propria vita in galera. E Sawyer un truffatore privo di morale.

Guardateli nella prima stagione e riguardateli nelle ultime. Guardate cosa sono diventati. E no, non è stata l’Isola a renderli tali. Sono stati loro stessi. Quello che sono diventati lo devono esclusivamente alla propria forza d’animo, alla propria fede (non necessariamente in un dio o nell’Isola, anche solo in loro stessi), al proprio coraggio, ai propri errori e alla volontà di non rifarli.

E, non so voi, ma io voglio vivere la mia vita come hanno fatto loro, cercando di crescere e di cambiare al meglio. Ogni giorno. Affrontando le mie sfide. Naturalmente il tutto accompagnato da interminabili serate sul divano in compagnia di cibo spazzatura e serie tv. Perché va bene tutto, ma certe cose non si cambiano.

 

 

Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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