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Chi è veramente il padre di Jack in Lost?

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Lost si è ormai conclusa da 7 anni, eppure è stata una Serie Tv talmente rilevante e ricca di spunti di analisi e discussione che non sarà mai inopportuno parlarne. In particolare, caratteristica di Lost è sempre stata quella di rimandare, anche semplicemente con i nomi dei personaggi, a figure storiche conosciute e portatrici di determinati valori e messaggi. Nell’articolo odierno ci concentriamo su un personaggio secondario che non ha, nella superficie di ciò che sembra, la risposta alla sua essenza: Christian Shepard potrebbe infatti rappresentare molto più di quello che appare.

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Christian Shepard, infatti, si presenta fin dall’inizio come un collante tra le storie di alcuni dei personaggi principali; egli non è soltanto il padre di Jack, ma anche quello di Claire (nell’inconsapevolezza, per un certo periodo, della ragazza), nonchè nonno del piccolo Aaron. Ma non è tutto: anche per fare un solo esempio, Sawyer sarà l’ultimo uomo che vedrà in Australia prima di ubriacarsi a morte. Infine, nel limbo creato dai personaggi, Christian è il vero e proprio traghettatore tra la vita terrena e l’aldilà. Ripercorriamo questi passaggi cercando di individuare gli aspetti opportuni per tale discorso.

Il ruolo della figura paterna in Lost ha un’importanza fondamentale; nello specifico, non ci sono dubbi nell’affermare che Christian sia stato un pessimo padre: per Jack soprattutto e, indirettamente, anche per Claire. Se pensiamo al rapporto con Jack, infatti, l’uomo non ha fatto altro per tutta la vita che sminuire il figlio, persino quando quest’ultimo era ormai diventato più bravo di lui. Ci sono persone che semplicemente non sono in grado di essere genitori, e Christian ne è l’esempio vivente: egli infatti era conscio della bravura del figlio, ma era incapace di manifestare la sua stima. Vedere poi come si riduce, ubriacandosi fino alla morte, suscita pena e tristezza.

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Ma torniamo al simbolismo: possiamo affermare che Christian sia una specie di collante? Per cosa esattamente? La scelta degli sceneggiatori di inserirlo spesso e volentieri nelle vite di alcuni naufraghi non è casuale. Pensiamo, ad esempio, non usufruendo per un momento del senno di poi, a come questo personaggio compaia più volte sull’Isola (sapremo, successivamente, che era sempre stato l’Uomo in Nero a prenderne le sembianze per raggiungere i propri scopi):

appare a Jack, a John in compagnia di Claire affermando di fare le veci di Jacob; appare (e questo rimane uno dei misteri di Lost) a Michael sulla nave cargo poco prima che questa esploda, dicendogli “Ora puoi andare”.

Tuttavia, è proprio di quest’ultimo aspetto che ci serviamo per giungere al ruolo più importante che questo personaggio assume. Un breve cenno va fatto al gioco di parole che si crea in merito al nome del padre di Jack: Christian Shepard, infatti, è fortemente assonante con l’espressione “christian shepherd”, che tradotto significa “pastore cristiano” (inteso nel senso di predicatore). È Kate a farlo notare poco prima di entrare nella struttura religiosa in cui viene condotta da Desmond.

Eccoci dunque al momento clou dell’intera serie. Tutti i personaggi di Lost si sono riuniti in una chiesa (che però, sia chiaro, reca al suo interno i simboli delle principali religioni del mondo, quindi non va identificata come un omaggio alla Cristianità) e Jack ancora non capisce cosa stia succedendo: sarà il padre, Christian, a fare ciò che in vita non è mai riuscito a fare; consolarlo, accoglierlo, guidarlo.

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Gli spiegherà, infatti, che quello in cui si trovano è il luogo senza tempo che i naufraghi hanno inconsciamente creato per ritrovarsi in quanto protagonisti insieme della parte più rilevante della loro vita, cioè la permanenza sull’Isola. “Let go” è l’espressione che usa Christian, che rende al meglio l’idea del lasciarsi andare all’ultimo viaggio, quello verso l’aldilà. E sarà proprio il padre di Jack a spalancare le porte che condurranno i personaggi verso una forte e non ben identificata luce: è lui il traghettatore, la guida, il Virgilio dantesco che ha la possibilità di riscattarsi per la sua non molto onorevole vita terrena.

Leggi anche: Lost – Ecco perchè ho rivalutato il finale.

Written by Alessandro Fazio

"Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa, quindi devi stare bene attento a quello in cui vuoi diventare bravo" (True Detective). Seguire le passioni è la linfa vitale della mia esistenza.

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