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Perché dovreste vedere Il tempo che ti do?

Il tempo che ti do

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Il tempo che ti do.

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1-10, 2-9, 3-8, 4-7, 5-6, 6-5, 7-4, 8-3, 9-2, 10-1. No, non sto dando i numeri. E no, non è nemmeno qualche misteriosa sequenza numerica alla Lost. Sono minuti. I minuti che, ne Il tempo che ti do, Lina impiega per dimenticare Nico.

Il tempo che ti do (il cui titolo originale spagnolo è El tiempo que te doy) è una miniserie televisiva prodotta da Netflix Spagna, scritta e co-prodotta da Nadia de Santiago (nonché protagonista della serie) insieme a Inés Pintor e Pablo Santidrián e diretta da Pablo Fernàndez. Uscita il 29 ottobre 2021, la serie presenta un formato molto particolare e inedito: è composta da dieci episodi di undici minuti ciascuno. Ciò sarà funzionale allo scopo della narrazione. Con sfondo i quartieri di una bellissima Madrid, Lina Ruiz e Nico Torres (interpretato da Alvaro Cervantes), si lasciano dopo nove anni di relazione, perché lui non l’ama più. La vicenda è narrata attraverso l’occhio e la voce di Lina, che attraverso un continuo ricordare tenta di rifarsi una vita smettendo di pensare a Nico.


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Credits: Netflix

“1 minuto nel presente e 10 minuti nel passato”, è così che si intitola la prima puntata. I minuti vanno a scalare: un minuto in meno nel passato e un minuto in più nel presente, fino a ottenere l’esatto contrario.

Il tempo che ti do inizia nel momento in cui Nico e Lina si separano.

Ci si muove attraverso l’espediente narrativo del ricordo, in un susseguirsi di flashback (per scoprire le Serie Tv che sono state rivoluzionate dai flashback); abbiamo così modo di conoscere come sia nata, sviluppata e sia potuta finire la relazione tra i due. Entrambi i protagonisti proveranno una grande sofferenza emotiva, che li indurrà a cercare altri partner, ma senza mai dimenticarsi veramente.

Quando nel presente Lina vive un avvenimento che le ricorda Nico, la sua mente scava nel passato e le mette davanti l’ennesimo attimo, più o meno felice, legato alla loro storia. Si parte dal primo: “dimmi come ti chiami? Lina. Nico”, per approdare al tragico: “è finita”. Ma, per i grandi amori, è mai veramente finita?

Quello di Il tempo che ti do è un viaggio, che si muove sulle linee temporali del passato e del presente, attraverso la quotidianità di attimi ormai perduti.

La rottura (qui vi abbiamo raccontato le 10 rotture nelle Serie Tv che ci hanno spezzato il cuore) è affrontata da Lina come un lutto, che ha bisogno di essere elaborato. In questo lungo e travagliato processo gioca un ruolo fondamentale il tempo. Elaborare il lutto per la fine di una relazione vuol dire abbandonare l’immagine di noi stessi accanto all’altro e rinunciare a quell’immaginario idillico. Vuol dire accettare che tutto ciò che era stato pianificato è andato in fumo, prendere atto che non potrà più esserci un futuro insieme. Ed è da questa presa di coscienza che può esserci una rinascita, una nuova costruzione di sé.

“Ogni giorno pensavo a lei un minuto in meno ed era un minuto in meno di tristezza”. Se da una parte il tempo può sgretolare, dall’altra, lo stesso tempo, può ricostruire.

“Il tempo guarirà tutte le ferite”, dice un amico a Lina per consolarla. “Non potevi darmi una risposta così di m***a”, gli risponde lei, senza sapere che sarà proprio questa la lezione che imparerà. Lina riuscirà a riprendere il controllo della propria vita, decidendo di pensare ogni giorno un minuto in meno a Nico. Dedicherà meno tempo al rimpianto, al ripiegarsi su sé stessa nel dolore, con l’obiettivo di poter dimenticare il suo vecchio amore. Il presente imparerà a riprendere il suo spazio e riuscirà a prevalere sul passato, tramite il processo di guarigione della protagonista.

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Credits: Netflix

Una caratteristica apprezzabile della narrazione è mettere Lina e Nico sullo stesso piano: non esiste un responsabile della fine della loro storia, nessuno è più colpevole dell’altro.

Vi è il ritratto di una coppia che si è amata, ma che per circostanze esterne e differenti obiettivi di vita, non è stata più capace di rimanere insieme. La serie non racconta una storia unica, ma sicuramente universale. Chiunque si è trovato, almeno una volta nella vita, a dover affrontare una separazione dolorosa e riuscire a superarla è solo una questione di tempo.

La storia di Lina e Nico ci aiuta a normalizzare eventi molto dolorosi come una rottura, ma che è necessario affrontare e provare ad accettare. Ci insegna la pazienza che si deve avere verso sé stessi e verso gli altri per attraversare quel dolore e imparare ad andare oltre.

Il tempo che ti do è il tempo che Lina concede al ricordo di Nico per sopirsi, per abbandonarla. Il tempo che le serve per ricominciare senza di lui. Questo racconto è una terapia. Ci permette di rimarginare le ferite.

La narrazione è drammatica e fortemente realistica, per questo è una serie decisamente attuale. Inoltre, la durata degli episodi permette allo spettatore di somatizzare gli avvenimenti e sopportare l’amarezza della storia.

Probabilmente qualche minuto in più avrebbe permesso di indagare meglio l’interiorità dei vari personaggi, ma la vicenda riesce comunque a coinvolgere e a far vivere un’esperienza breve, ma intensa.
Grazie al suo formato, Il tempo che ti do si dimostra essere ideale per un pubblico che cerca qualcosa di nuovo e breve, che si potrebbe prestare anche all’esperienza di binge watching (per scoprire le 10 Serie Tv drama perfette per il binge watching).

È un bel racconto prezioso, da recuperare per sentirsi meno soli.