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In un legal thriller come How to Get Away with Murder, nessun personaggio è mai davvero al sicuro, e nessuna identità è mai semplice da decifrare. La serie creata da Peter Nowalk, con la produzione della nota Shonda Rhimes, gioca costantemente con i concetti di colpa, innocenza, verità e inganno. In questo mosaico narrativo, Wes Gibbins è uno dei personaggi più ambigui, fragili e al tempo stesso fondamentali dell’intera trama. Non è mai davvero chiaro da che parte stia, e forse è proprio questa la chiave del suo fascino.
Dalla sua prima comparsa, Wes appare come un outsider: timido, impacciato, quasi spaesato rispetto agli altri studenti. Ma dietro quell’atteggiamento dimesso si nasconde una complessità psicologica che viene svelata poco a poco, stagione dopo stagione. La sua parabola è fatta di contraddizioni, decisioni impulsive, traumi irrisolti e un profondo desiderio di verità. È un ragazzo segnato dalla morte della madre, dall’incertezza sulle sue origini e da un’esistenza sempre sospesa tra amore e abbandono.
La costruzione di un enigma: chi è davvero Wes?

Wes Gibbins è fin dall’inizio un personaggio enigmatico. Timido, riservato, apparentemente ingenuo, sembra capitato quasi per caso nella caotica aula della Middleton University. Ma dietro lo sguardo dolce e lo stile dimesso, si nasconde un ragazzo pieno di cicatrici. La sua storia personale, fatta di traumi infantili e un’identità ricostruita pezzo dopo pezzo, lo rende fin da subito un outsider nel gruppo dei “Keating Five”. Eppure, è proprio lui a diventare il preferito di Annalise.
Nelle prime stagioni di How to Get Away with Murder, Wes è la coscienza morale del gruppo. È spesso lui a sollevare dubbi, a opporsi alle decisioni più estreme, a cercare una via d’uscita etica. Ma questa apparenza da “bravo ragazzo” nasconde un costante conflitto interiore. Il bisogno di verità e giustizia si mescola a rabbia repressa e a un senso di colpa cronico. La morte di Sam Keating, le bugie che si stratificano e i continui colpi di scena lo trasformano progressivamente. Wes smette di essere il ragazzino impaurito per diventare un uomo disposto a tutto pur di sopravvivere.
La psicologia di Wes in How to get away with murder

Wes non è solo un personaggio narrativo, è un vero e proprio caso psicologico. Il suo vissuto – dalla morte della madre alla scoperta delle sue origini – lo segna in modo irreversibile. La mancanza di figure genitoriali stabili, i continui segreti svelati con violenza, e il costante senso di abbandono creano in lui una frattura difficile da ricomporre. In How to Get Away with Murder, Wes rappresenta il volto della fragilità mentale che nasce dal dolore irrisolto. La sua ossessione per la verità è in realtà una ricerca di controllo. Non riuscendo a gestire il caos interno, cerca risposte esterne. Ma più scopre, più la realtà si fa opaca. Il rapporto con Annalise, che oscilla tra maternità e manipolazione, è emblema di questo conflitto: Wes la ama, la odia, la teme e al tempo stesso la considera un’ancora. È costantemente in bilico tra il bisogno di affetto e la paura del tradimento.
Questa instabilità si riflette anche nei suoi rapporti sentimentali, soprattutto con Rebecca. Il loro legame è tossico, ambiguo, e rappresenta un ulteriore elemento di frustrazione e confusione. Wes è un ragazzo spezzato che cerca di salvarsi aggrappandosi a chiunque sembri offrirgli uno spiraglio di luce, ma che finisce regolarmente risucchiato nelle tenebre. La sua parabola psicologica è un costante gioco di specchi, tra ciò che appare e ciò che è.
Buono o cattivo? L’ambiguità morale di Wes

Una delle domande più affascinanti che How to Get Away with Murder ci spinge a porci è: Wes era davvero un bravo ragazzo? La risposta non è così semplice. Sì, è vero: Wes non è mai stato spietato come Frank, né machiavellico come Annalise. Eppure, nel corso delle stagioni, lo vediamo mentire, manipolare, e in alcuni casi anche spingersi oltre il lecito per proteggere se stesso e chi ama. Il suo ruolo nell’omicidio di Sam Keating è il primo vero spartiacque. Wes agisce d’impulso, spinto dalla paura e dall’istinto di protezione verso Rebecca. Ma da quel momento in poi la sua bussola morale comincia a vacillare. Non è più l’idealista dell’inizio. Si lascia trascinare in una spirale di bugie e scelte discutibili. E lo fa con una crescente freddezza.
La cosa più inquietante di Wes è che spesso non capiamo davvero se crede in quello che fa. Il suo viso impassibile, le sue decisioni silenziose, sembrano venire da un luogo emotivamente distaccato. È come se avesse imparato a smettere di sentire. Forse per proteggersi. Forse perché si è semplicemente perso. In fondo, How to Get Away with Murder ci insegna che non esistono buoni e cattivi assoluti. E Wes ne è la prova più evidente: un ragazzo ferito che cerca la salvezza in un mondo che salva solo i colpevoli.
La fine di Wes Gibbins in How to get away with murder

La morte di Wes Gibbins è uno dei momenti più devastanti e controversi di How to Get Away with Murder. Il suo cadavere viene ritrovato carbonizzato nella casa di Annalise, e da quel momento inizia una vera e propria caccia alla verità. Ma come spesso accade nella serie, le risposte arrivano lentamente e con un carico emotivo altissimo. Il modo in cui Wes muore è tanto simbolico quanto narrativamente dirompente. È un ragazzo consumato dal fuoco della verità, e proprio il fuoco lo inghiotte. Ma è anche la morte che lo libera dal suo ruolo di pedina. Wes non è più manipolabile, non può più essere usato, amato o tradito. Eppure, anche dopo la sua morte, continua a esercitare un’influenza enorme sui personaggi. Annalise è devastata. Laurel non si riprenderà mai del tutto. E il gruppo dei Keating Five crolla definitivamente.
Il mistero dietro la sua fine, svelato poco alla volta, mostra ancora una volta quanto profondamente intrecciati siano i fili del potere, della vendetta e della sopravvivenza in questa serie. Wes sapeva troppo, aveva scavato troppo a fondo, e per questo ha pagato con la vita. Ma anche nella morte, il suo fantasma rimane. Ogni scelta fatta dopo la sua scomparsa, ogni rimorso, ogni decisione di vendetta o perdono, passa da lui. Wes non è mai davvero sparito.
L’eredità: un’assenza che pesa

Se c’è una cosa che How to Get Away with Murder ci insegna, è che alcuni personaggi continuano a vivere anche dopo la loro uscita di scena. Wes è uno di questi. Il suo fantasma, emotivo e narrativo, aleggia fino all’ultima stagione. La sua morte segna un punto di rottura nella trama, ma anche nella psicologia degli altri protagonisti. Tutti, in un modo o nell’altro, devono fare i conti con la sua assenza.
L’eredità di Wes è duplice. Da un lato rappresenta ciò che si è perso: l’innocenza, la speranza, l
’idea che si potesse ancora scegliere il bene. Dall’altro è il simbolo delle conseguenze: di quanto possano essere distruttive le bugie, i tradimenti e la sete di potere. Laurel porterà per sempre il segno della loro storia d’amore interrotta. Annalise non smetterà mai di sentirsi colpevole. E perfino i nuovi personaggi introdotti nelle ultime stagioni dovranno confrontarsi con ciò che Wes rappresentava. In un finale pieno di colpi di scena, lo rivediamo (forse) attraverso il volto di suo figlio, cresciuto. Un dettaglio che chiude il cerchio: la storia di Wes non finisce con le fiamme, ma si riapre nel futuro. Un lascito potente, dolente e profondo, che fa di Wes uno dei personaggi più memorabili di How to Get Away with Murder.





