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How to Get Away with Murder 6×14 – Essere se stessi

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“Amerò sempre Laurel per quello che mi ha dato. Ma questo non cambia quello che provo per te. Dico sul serio. Con Laurel si trattava di essere normali. Ma con te. L’amore che provo per te, e che tu ricambi. Mi fa essere me stesso.”

Partiamo dalla fine. Solo per ricollegarci all’inizio, poi alla fine ci torneremo dopo. Il monologo d’amore che Frank Delfino fa alla sua Bonnie, probabile preludio a un’azione che cambierà inesorabilmente la storia di questo finale di How to Get Away with Murder, racconta l’essenza della penultima puntata di questa avvincente saga arrivata al capolinea oggettivamente prima del previsto, perchè di cose da dire e da da dare ne avrebbe avute oggettivamente ancora parecchie. La chiave di lettura primaria di questo episodio al solito scoppiettante è quella di essere se stessi. Chi è se stesso, chi è finalmente se stesso in questo mondo di maschere e finzioni emotive, vince. Chi decide invece di continuare a giocare sporco con se stesso prima che con gli altri, alla fine perde. O quantomeno, rischia di trovarsi avvinto da un vortice di difficoltà non calcolabili.

Annalise Keating si alza, la mattina del processo che determinerà le sorti della sua carriera ma anche della sua vita, parlando a se stessa. Per ritrovare se stessa, per essere finalmente se stessa. Con ormai ben più nulla da perdere, Annalise si toglie di dosso tutte le sovrastrutture, reali e figurate, che aveva sapientemente organizzato per offrire ogni volta una diversa versione di se stessa. Un compromesso inevitabile per chi del trasformismo ha fatto ragione esistenziale. Inevitabile perchè se ogni giorno devi tuffarti nella vita di criminali per difenderli e farli vincere, non puoi mai essere davvero te stesso. Perchè al vero te stesso faresti schifo. Annalise lo sa, ma ormai non ha più nulla da perdere e decide di rompere l’inerzia. Via le parrucche, stavolta si presenterà nuda e cruda. Così com’è, così come non è mai stata. Riusciamo finalmente a sentire i suoi pensieri, non solo quello che dice. Be yourself.

How to Get Away with Murder 6×14

Annalise ha un piano. Vuole sfruttare l’informazione ottenuta da Vivian Madox nella puntata scorsa, quell’incesto tra Sam e Hannah che da spettatori non ci è andato tanto giù, ma che ha portato alla nascita di Frank. Convince la fida Bonnie ad andare a trattare per lei: Hannah non vorrà mai mostrare al mondo chi è davvero, e accetterà di testimoniare a favore di Annalise in cambio del silenzio sul misfatto relativo alla nascita di Frank. Ma prima che questo accordo vada eventualmente in porto, il processo deve cominciare. Ed eccolo finalmente, uno dei grandi ritorni che attendevamo da tempo immemore. L’accusa chiama a testimoniare contro la Keating un personaggio avvolto da sempre da una patina di oscurità, e che negli ultimi tempi era sparita nel nulla. Laurel Castillo è tornata in città.

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Sguardo di ghiaccio, passo spedito, freddezza assoluta. La giovane Castillo arriva e mangia subito la torre di Annalise in questa eterna partita a scacchi che è How to Get Away with Murder 6×14: Teagan Price deve essere sollevata dall’incarico per conflitto di interessi, perchè ha aiutato Laurel a fuggire. Incredibilmente però, sarà proprio questa mossa che sa di apparente ma definitiva sconfitta a far correre Annalise verso un’insperata rimonta. Si difenderà da sola. Sarà se stessa. Sarà il mostruoso avvocato e genio del foro con cui nessuno, ma davvero nessuno, può competere.

Bonnie nel frattempo ha ottenuto l’accordo con Hannah, con una clausola penale da 100 milioni di dollari se Mrs. Keating romperà il silenzio. Anche Nate, in un anelito di disperata caccia alla redenzione e all’essere il se stesso che avevamo conosciuto agli inizi, prova ad aiutare Annalise. Andando da papà Castillo con lo scopo di riuscire a convincerlo a testimoniare contro la governatrice Birkhead, autentico villain definitivo di questo finale di How to Get Away with Murder.

C’è spazio per un rendez-vous tra Connor, Michaela, Oliver e Laurel: tensione, menzogne anche tra quelli che un tempo erano amici per la pelle e dove l’unico a essere ancora pienamente se stesso sembra essere Oliver, che mentre i suoi compagni sono troppo impegnati a odiarsi e sospettare l’uno dell’altro, si ricorda di salutare il piccolo Cristopher col candore che lo ha sempre contraddistinto e mai abbandonato. Come un tempo, come quando le cose andavano bene.

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Dopo aver affrontato Laurel, per Annalise è il turno degli ultimi 2 allievi che le erano rimasti fedeli fino all’ultimo, che sono rimasti con lei fino alla fine prima dell’inevitabile tracollo che tanto, lo sapevamo già dalla prima puntata, sarebbe puntualmente arrivato. Michaela tiene botta, dimostrando che l’obiettivo che si era posta sin dagli esordi è ormai quasi completato: più che se stessa lei voleva essere Annalise, e alla sbarra proprio contro Annalise dimostra che il processo di trasformazione è arrivato al pressochè definitivo compimento. Connor invece è più debole, e Annalise lo sa. Lo attacca frontalmente servendosi dell’alfiere Frank, che passa un bigliettino al ragazzo in cui gli mostra che Michaela ha ottenuto un accordo migliore. Per mandarlo in tilt. Annalise dà il colpo di grazia ferendo Walsh nel profondo: gli rivela ciò che aveva sempre voluto sapere, ovvero il retroscena legato al fatto di essere stato selezionato per i Keating 5. Connor crolla, anche se non è del tutto vero. Vuole prendere tempo per capire quanto e come Michaela l’abbia tradito. Ma intanto Annalise ha fatto un punto.

Il processo però sembra viaggiare comunque verso un’inesorabile sconfitta: Annalise non si illude. Annalise lo sa. Pronta ad accettare l’offerta di Hannah, nonostante le perplessità di Teagan, che è disperata all’idea di perderla. Poi però torna a casa, pensa, e le viene un altro colpo di genio. Fa organizzare a Frank un incontro risolutore tra lei e Laurel, in cui le fa il lavaggio del cervello e le fa capire che se continua su questa linea, se continua a mentire, suo figlio un giorno non sarà fiero di lei. Insinua alla giovane il dubbio che possa costruire una diversa e migliorata versione di se stessa, adatta al suo nuovo ruolo di mamma, se deciderà di fare la cosa giusta. Laurel torna a processo e ammette di aver mentito dall’inizio alla fine, schierandosi dalla parte della Keating e inguaiando Michaela e Connor. Il piano di Annalise, per l’ennesima volta, ha funzionato.

Alla Keating però tutto questo non basta, perchè sarà solo la parola di Laurel contro quella di Connor e Michaela. Vuole comunque firmare l’accordo con Hannah: ormai ha deciso, e Bonnie esegue da intermediaria. E mentre i Keating 3 residui si incontrano e scontrano, scoprendo vicendevolmente i loro diversi accordi, arriviamo al punto cruciale della puntata: la scoperta della morte di Xavier Castillo. Sembra l’ennesimo punto a favore per Annalise, perchè tutto può essere finalmente ricollegabile alla Birkhead. Ma Hannah è morta, e l’accordo saltato. Siamo punto e a capo e manca solo l’ultima puntata.

Con l’ennesimo mistero da scoprire: chi ha ucciso Hannah? Bonnie sostiene possa essere stato Frank: quando l’uomo decide di rivelare alla donna il suo amore incondizionato e tutti i suoi ultimi segreti, lei ricambia svelandogli la sua vera identità. E si sa Frank è cambiato, ma è pur sempre un killer impulsivo. E potrebbe aver fatto saltare il banco. A questo punto, la carta-salvagente di Annalise potrebbe essere Nate, che nel frattempo ha messo alle corde Jorge Castillo.

Ha deciso di tornare a essere se stesso, aiutando una donna che tanto l’ha ferito ma tanto anche gli ha dato o ha provato a dargli. Perchè essere se stessi è difficile e dispendioso, ma se ci si riesce si sta davvero tanto bene. A prescindere dalle conseguenze. Annalise, Nate, Frank e Bonnie lo hanno scoperto durante il loro impervio percorso, che ormai volge a conclusione. Laurel non ha mai capito chi era, ma ha messo le basi per costruire una se stessa migliore. Connor e Michaela, invece, si trovano nella situazione opposta: erano partiti con dei principi e sono finiti inghiottiti da un inferno morale senza precedenti, senza nemmeno più potersi appigliare l’uno all’altra.

Manca una puntata, ma vorremmo fosse una stagione. Ce lo saremmo meritato noi, e se lo sarebbero meritati loro per come ci hanno intrattenuti in tutti questi anni. Avvolgendoci in questo turbinio di eventi ed emozioni catastrofiche che difficilmente riusciremo a scrollarci di dosso. Ma non è ancora tempo di rimpiangere il passato, c’è ancora un ultimo capitolo da scrivere. Che lo sappiamo già, sarà tremendo. Sarà il finale di How to Get Away with Murder.

Scritto da Vincenzo Galdieri

Sostanzialmente scrivo baggianate, ma gli dò un tono talmente epico che a volte rischiano pure di sembrare cose interessanti

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