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Harlem fa il verso a Sex and the City, ma sa cavarsela bene anche da sola

Disponibile da dicembre su Amazon Prime Video, Harlem è la travolgente serie che segue le vicende delle sue quattro protagoniste alle prese con l’amore, il sesso e la carriera, tematiche comuni a un’altra serie cult tanto da valerle l’appellativo di “moderna Sex and the City“, ma sbaglieremmo a credere che si tratti solo di questo.

I punti in comune tra Harlem e Sex and the City non sono limitati alle tematiche trattate; in entrambe le serie, a narrare gli eventi è una protagonista che emerge sulle altre e, le cui riflessioni, fungono da collante per le varie vicende individuali. In Sex and the City questo ruolo è affidato a Carrie (Sarah Jessica Parker); nel caso di Harlem a capeggiare è Camille (Meagan Good), professoressa di antropologia della Columbia University specializzata in rapporti umani e rituali di corteggiamento nelle varie culture. Alla conoscenza teorica dell’argomento, però, non corrisponde un’analoga competenza pratica e, la sua vita sentimentale, fa fatica a decollare. La struttura narrativa della serie è dunque riconducibile a quella della sua più nota sorella cult newyorkese tanto quanto lo stile estetico, che pone l’accento sulla moda e sull’eccentricità del caotico contesto urbano. Ma è proprio quel contesto urbano a fare la differenza tra le due serie; la vera forza di Harlem è Harlem, il quartiere afroamericano di Manhattan, con le conseguenti questioni razziali e culturali che ne derivano, mostrate in modo assolutamente inedito.

La tematica razziale, infatti, è centrale nella caratterizzazione dei personaggi più di quanto lo sia nel suo lato sociale; le protagoniste di Harlem sono donne ambiziose e benestanti, che possiedono una ricchezza concessa di rado alla comunità afroamericana: la possibilità di scelta, soprattutto in ambito lavorativo. Harlem supera gli stereotipi culturali, razziali e di genere, secondo i quali le donne dovrebbero guadagnarsi con fatica e difficoltà il proprio posto in un mondo ostile, giustificando il proprio status con un passato turbolento, mostrandoci invece (finalmente) l’altro lato della comunità afroamericana, raramente mostrato sul piccolo schermo (vi ricordiamo qui i 5 motivi per non perdervi questa intraprendente serie).

Harlem

Tutte le ambiziose protagoniste sono donne di successo che non temono di stravolgere la propria vita cambiando radicalmente strada qualora si presentasse una migliore opportunità di carriera, come dimostra tanto Camille quanto Quinn (Grace Byers) giovane stilista in erba approdata nel campo della moda dopo aver tentato (e fallito) altre strade imprenditoriali totalmente diverse. Altra protagonista è Angie (Shoniqua Shandai), eccentrica aspirante cantate che, nonostante il sogno di sfondare in ambito musicale, non pone mai in secondo piano i propri principi e la propria volontà, anche a discapito del suo talento canoro. La quarta e ultima protagonista, Tye (Jerrie Johnson) sviluppatrice della prima app di incontri per donne queer di colore, ci conduce verso l’altra tematica centrale della serie, quella amorosa.

L’amore in Harlem, tuttavia, è centrale ma non necessario. Le protagoniste sono costantemente alla ricerca di esso, ma non lo antepongono mai alla propria individualità. Il ruolo addizionale dell’amore nella serie rappresenta un ulteriore elemento di innovazione per il suo genere, e si rivela esser centrale più per l’acquisizione di identità propria che per l’aspetto di coppia fine a sé stesso. Le giovani donne comprendono, grazie alle proprie relazioni tanto stabili quanto occasionali, la propria identità sessuale e, soprattutto, le proprie priorità; Camille, ad esempio, sceglie la propria ambizione professionale quando si trova a dover scegliere tra rimanere ad Harlem o partire per Parigi insieme a quello che riteneva essere l’amore della sua vita. Per Tye, invece, l’amore rappresenta un importante opportunità di crescita poiché è solo da quel confronto sincero con una donna alla quale è legata sentimentalmente che riesce a comprendere i propri limiti caratteriali, abbattendo le barriere costruite per paura del giudizio esterno, soprattutto per ciò che riguarda la coppia mista.

Avere una partner di un’altra etnia rappresenta un motivo di giudizio per la comunità nera più di quanto lo sia per quella bianca, e Harlem non perde l’occasione per regalare nuovi spunti di riflessione riguardo le contraddizioni esistenti all’interno della comunità afroamericana stessa, di cui Tye si sente tanto portavoce da sentirsi in dovere di “non tradirla” mostrandosi con una donna bianca. Amore e (pre)giudizio camminano di pari passo anche nelle vicende sentimentali di Quinn, che trova l’amore in uno spogliarellista, lavoro stigmatizzato al punto da rappresentare per lei un ostacolo quando si trovano in contesti sociali e, ancora una volta, finisce per simboleggiare un nuovo banco di prova dell’avvenuta crescita della donna.

Nonostante l’ampio ventaglio di tematiche trattate, Harlem rimane prima di tutto una serie leggera di intrattenimento, il cui ritmo veloce dovuto tanto alla freschezza della trama quanto alla durata degli episodi che non superano i 40 minuti, la rendono un prodotto godibile che non necessita di alcun paragone poiché, come abbiamo potuto constatare, sa cavarsela bene anche da sola, come d’altronde le sue protagoniste.

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