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Gomorra: Le origini – La recensione dell’attesissimo finale di stagione

Gomorra: Le origini

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Il finale di stagione di Gomorra: Le origini è la fine di un sogno e l’inizio di una condanna. Con il sesto episodio, il prequel smette definitivamente di essere il racconto di ciò che “poteva essere” e diventa, senza più filtri né attenuanti, il racconto di ciò che sarà. Un episodio (che potete recuperare qui) che non chiude semplicemente una stagione, ma sigilla un destino. Qui non c’è spazio per l’illusione, né tantomeno per la nostalgia: tutto converge verso una consapevolezza dolorosa e irreversibile. Il tempo delle possibilità è finito: è cominciato quello delle scelte definitive, di quelle che non si possono più ritrattare, né correggere. E’ proprio nel suo atto conclusivo che il prequel Sky Original raggiunge una maturità narrativa tale da emanciparsi da qualsiasi rischio di operazione derivativa o puramente esplicativa. Ne parliamo nella nostra recensione.

Gomorra: Le origini non serve più a “spiegare” Gomorra: La serie, ma diventa una tappa necessaria 

Pietro e i suoi amici di sempre
credits: Sky

Questo finale non cerca di stupire con colpi di scena urlati ma per stratificazione, per il peso specifico che ogni scelta porta con sé. È un episodio che pesa. E pesa perché non concede appigli. La regia di Francesco Ghiaccio accompagna questo percorso con una messa in scena più cupa del solito, opprimente, quasi soffocante. Napoli è immersa in una fotografia fatta di ombre, di notti interminabili, come se la luce fosse ormai un bene raro, un lusso che non ci si può più permettere. Non è una scelta estetica fine a sé stessa: è il riflesso visivo di un mondo che sta lentamente chiudendo ogni spiraglio. La città non è più lo sfondo delle vicende, ma il loro motore. Napoli osserva, assorbe, e alla fine trattiene. In questo scenario, l’America – che rappresentava appunto un sogno, una via di fuga – si svuota progressivamente di significato. 


Era stata un’idea, un sogno adolescenziale, una parola da pronunciare sottovoce per non attirare la sfortuna. Ma ora è soltanto un lontano ricordo. Le navi salpano, sì, ma senza di loro, senza Imma e Pietro. Il sogno americano non viene distrutto in modo violento: semplicemente svanisce, si dissolve all’orizzonte, lasciando dietro di sé un vuoto impossibile da colmare. Tutto si spegne tra le note di James Senese: in fondo, né Pietro e né Imma potevano appartenere a un’altra realtà al di fuori di Secondigliano, al di fuori di Napoli. Sebbene di fronte ai suoi amici d’infanzia si lasci andare tra addii e promesse, quel Pietro che guardava il mondo con una curiosità ancora ingenua, non esiste più. La prima stagione di Gomorra: Le origini ci ha accompagnato lentamente lungo la perdita della sua innocenza. Passaggio vissuto da Pietro come l’accettazione di un destino consapevole, mai come un trauma.

Non c’è ancora spazio sufficiente per Imma: Pietro sceglie Angelo, o meglio, sceglie ciò che è più simile a lui

Angelo 'A Sirena in una scena di Gomorra: Le origini
credits: Sky

Nella decisione di Pietro non c’è nessun risentimento, se non la tristezza sul suo volto al porto di Napoli. Ma è più malinconia che delusione. L’illusione del sogno americano è durata poco più di un battito, frantumandosi contro la realtà. E la realtà di Pietro si chiama Napoli, si chiama Secondigliano. E si chiama Angelo. Il sorriso da fuga romantica stampato sulla sua faccia dopo quella prima volta con Imma si volatilizza quando scopre che il suo amico ha già deciso il proprio destino. Nelle parole di Angelo, Pietro trova ciò che desiderava, ciò che aveva sempre cercato: una consacrazione. Loro due sono uguali, sono fratelli, appartengono allo stesso destino. Pietro sceglie Angelo non per ambizione, per affetto. Per quella somiglianza profonda che li rende inseparabili e al tempo stesso condannati. Il loro legame si suggella in un dono ricco di significato:  un orologio che indica con esattezza l’esiguità del tempo che gli rimane assieme.

Accanto a Pietro, questo finale consolida con forza anche il percorso di Imma e Annalisa, ormai definitivamente indirizzata verso l’ombra di Scianel. Sono due donne diversissime, eppure legate da un destino comune: quello di dover imparare a sopravvivere in un mondo in cui la fragilità è debolezza. Ma mentre Imma l’umanità l’ha conosciuta – nonostante la scoperta dei sotterfugi di suo padre – Scianel ha imparato già da tempo a dover sopravvivere a qualunque costo. Annalisa si è servita di lei per la propria causa, ma non ci ha messo niente a consegnarla a Donna Concetta, sempre per tornaconto personale. Rispetto a Imma, lei è già calata nelle dinamiche del mondo criminale e anzi, questa acquisita libertà non ha fatto altro che accelerare il suo percorso. Scianel rappresenta un’altra forma di sopravvivenza: quella possibile solo attraverso il cinismo.


Il finale di stagione di Gomorra: Le origini, non è stato forse quel caos che ci aspettavamo, ma ha fatto da ponte per ciò che sarà

'O Paisano dietro le sbarre a Poggioreale
credits: Sky

Sapevamo che il finale di stagione di Gomorra: Le origini avrebbe raccontato di tradimenti, faide e colpi di scena. Forse ci aspettavamo già qualcosa in più, dato che la fiamma brucia lentamente già da un po’ di tempo (e di puntate). E’ stata una prima stagione intensa, senza dubbio, e soprattutto ricca di una personalità che nessuno si sarebbe aspettato. Il finale, per quanto non esplosivo – tranne che a Poggioreale, si fa per dire – è stato assolutamente coerente con il prodotto. Ma la tensione cresce anche sul fronte criminale: la guerra tra Angelo e i Villa, per quanto prevedibile, è solo una delle tante faglie che attraversano questo mondo in ebollizione. La vera minaccia arriva da fuori, da ‘O Paisano che, finalmente libero, può dare sfogo al suo piano infernale. Intendiamoci, è che quel sorriso diabolico che ‘O Paisano continua a sfoggiare ad ogni puntata ci dà la sensazione di essere di fronte, potenzialmente, a uno dei più grandi villain della serialità italiana contemporanea.

Nel finale che ci eravamo immaginati, Napoli avrebbe dovuto cominciare a bruciare nel segno della sua follia. La scelta di concentrarsi unicamente su Angelo e i Villa però potrebbe avere un significato preciso. Ossia la volontà di dare continuità a un percorso – quello di Angelo e Pietro – che è stato al centro della narrazione per tutta la stagione. Gomorra: Le origini ben presto si trasformerà in qualcosa di molto più simile alla serie principale – la nascita delle Vele di Scampia è una segno chiaro e limpido – ma ora continua a essere la storia di Pietro. La storia di un personaggio che abbiamo conosciuto poco più che ragazzino e ora si è fatto uomo. Dietro il sorriso diabolico di ‘O Paisano si nasconde il futuro di Gomorra: Le origini, mentre in fondo allo sguardo di Pietro c’è ancora un briciolo di speranza. Una speranza che guarda al presente – e cioè Napoli – ma che un futuro, di certo, non ce l’ha più.


Luca Fenu