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Game of Thrones – La Recensione (spoiler)

Daenerys Targaryen in una scena chiave dell'ultima stagione di Game of Thrones

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su Game of Thrones.

Il tempo cambia sempre la percezione di ogni cosa. Sposta le prospettive, muta i pareri, amplia i contesti. Riposiziona i tasselli di un mosaico che cambia insieme a noi. Al centro, l’evento o il tema resta immobile: una stella fissa, attorno alla quale tutto si muove. Succede in ogni ambito, succede anche con una serie tv. Succede allora che Game of Thrones, oggi, non sia più quello che avevamo lasciato sei anni fa, il giorno dopo uno dei finali più controversi di sempre.

Ere geologiche sono trascorse dal 2019 al momento in cui vi stiamo scrivendo.

La tv è diventata altro, il mondo dello streaming ha pagato lo scotto dei voli pindarici della sua golden age e si sta riposizionando sotto nuove forme, più sostenibili e ancorate a chiavi di un passato che sembrava ormai sepolto. Game of Thrones è sempre lì: si sta espandendo attraverso i prodotti derivati, ma è ancora la serie tv che avevamo amato e detestato nello scorso decennio, tra i picchi autoriali ed espressivi della prima fase e la rovinosa caduta delle ultime due stagioni.

Sì, Game of Thrones è sempre Game of Thrones, ma poi ci siamo noi. Figli di un’altra storia, di un’epoca in mutamento e di una visione che cambia con lo scorrere degli anni. Sì: il finale continua a essere insoddisfacente, ma il tempo è sempre galantuomo. E a conti fatti, la frustrazione si è ormai combinata con una visione d’insieme che ci restituisce un capitolo fondamentale della serialità contemporanea. Tale da meritare un piccolo tributo nel quale ci sarà lo spazio per affrontare alcuni temi chiave, evidenziando così perché Game of Thrones sia stata tanto importante. Proviamoci, allora. Con un avvertimento: da qui in poi, seguono spoiler pesantissimi. Se invece non l’avete mai guardata e non volete rovinare la visione, avete a disposizione anche la recensione senza spoiler.

Game of Thrones non è un mondo per gli eroi

Jon Snow nell'ultima immagine di Game of Thrones
Credits: HBO

L’abbiamo evidenziato anche all’interno della recensione senza spoiler: Game of Thrones, disponibile in Italia su Sky e Now, è andata in onda dal 2011 al 2019, inserendosi perfettamente nella scia di una golden age televisiva ormai al tramonto. Ne eredita uno dei tratti fondamentali, sfuggendo alle regole che avevano caratterizzato il piccolo schermo fino all’avvento dei Soprano (ma pure prima, se si pensa alle “eccezioni” Oz o Twin Peaks): la tendenza all’antieroismo che caratterizza i personaggi principali.

Game of Thrones rinuncia dall’inizio alle soluzioni di comodo e si rifugia in terreni umanamente più credibili. Una vasta area grigia annichilisce le logiche binarie ormai superate, se non in casi straordinari che enfatizzano la nuova regola acquisita. Banalmente, Game of Thrones non è un mondo per eroi. Dimenticate i buoni e i cattivi, il bianco e il nero. La saga fantasy si presenta con prospettive molteplici e punti di vista variegati, restituendo l’idea di un’umanità che è schiava dei vizi nella stessa misura in cui lo è delle virtù, se non si sfumano coi giusti contrappesi. Ne deriva, allora, una scissione netta tra gli idealisti più classici, spesso provenienti dal profondo Nord, e i pragmatici antieroi che rincorrono spietatamente se stessi ancora prima di tutto il resto.

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