Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su From. Proseguite solo se avete già visto tutte le stagioni disponibili.
C’è stato un momento, nel corso della terza stagione, in cui sembrava che From si fosse persa definitivamente. Il punto più basso, quando la serie ha rischiato seriamente di sprofondare. Vincenzo Galdieri, autore delle recensioni di From per Hall of Series, si presentò con un titolo emblematico per il settimo episodio: “Il peggior episodio della stagione”. E scrisse, andando giù duro con un certo affetto palesato per la serie: “Non gettiamo la spugna, perché siamo abbastanza sicuri che gli sceneggiatori abbiano le idee chiare e che alla fine potremmo uscirne più strabiliati di prima. Non abbiamo perso la fiducia in From, in senso generale. Ma questo episodio è stato sicuramente un episodio inconcludente. Francamente il peggiore della stagione, probabilmente anche dell’intera serie”.
Insomma, un disastro o quasi. Poi, però, From ha fatto quello che le riesce meglio: salvarsi e rilanciarsi con un colpo di coda.
Lo fa fin dall’inizio, nel bene e nel male. Nel bene perché si affida spesso e volentieri a cliffhanger esplosivi e season finale risolutori con rara abilità: quello della seconda stagione, in particolare, fu eccellente nel rappresentare il viatico ideale per una serie che si era presentata con la terza per fare il salto di qualità definitivo e alimentare i suoi sogni di gloria. Ma l’altro risvolto della medaglia non è altrettanto positivo: From si caratterizza troppo spesso per un certo attendismo, una pericolosa tendenza al filler e intermezza episodi indubbiamente notevoli ad altri che sono altrettanto dimenticabili.
Alti e bassi. Vizi e virtù di una serie che ha sublimato questa sua tendenza in una terza stagione che ha saputo risollevarsi ampiamente con le rivelazioni finali, dopo aver investito gran parte degli episodi precedenti su un avvitamento della trama che pareva non portare da nessuna parte.
“Slow burn”, direbbero quelli bravi. “Un superfluo allungamento del brodo”, ribatterebbero i più critici. Se ne parla in parte anche nella recensione senza spoiler, mentre qui entreremo ancora più nel dettaglio. Per parlare di una delle serie tv horror più influenti degli ultimi anni. E per guardare in faccia una serie tv che avrebbe le potenzialità per sedersi al tavolo dei grandi, ha sicuramente le intenzioni per farlo ma non ha ancora acquisito la maturità necessaria per issarsi davvero.
La trama di From
Credits: MGM+
Un uomo suona un campanaccio per strada. Ha uno sguardo deciso e malinconico, perso nel vuoto ma allo stesso tempo chiaro nelle intenzioni. Cammina tra le strade di una cittadina di provincia e suona il campanaccio, richiamando l’attenzione dei concittadini. È sera, all’alba del tramonto. Lo fa ogni giorno, più o meno alla stessa ora. Con un solo fine: chiedere agli abitanti di rientrare nelle proprie abitazioni. Il motivo è presto detto: la città, infatti, cela un inquietante mistero. La punta dell’iceberg di un orrore senza fine. Un loop spogliato d’ogni speranza, incarnato dalla presenza di figure sinistre che ogni notte si aggirano tra le vie della città.
Sono mostri umanoidi che umani lo sono stati davvero, un tempo. Poi, sospesi in una condizione di non-vita che confonde i sogni effimeri di immortalità dell’umanità e li unisce alla fallibilità delle sue mire di gloria eterna, sono diventati altro.
Gli strumenti di una maledizione terribile che li ha ridotti a pedine di un inferno. Mostri sì, alla ricerca di sangue. Ma soprattutto di spezzare quel che rimane delle speranze dei cittadini di From, costretti a ripiegare ogni sera con una sola ancora di speranza: grazie alle scoperte di Boyd Stevens, l’uomo col campanaccio che ha assunto il ruolo di sceriffo della città, degli amuleti presenti nelle abitazioni proteggono i cittadini e impediscono ai mostri di irrompere. Di irrompere, ma non di torturare psicologicamente le vittime, costretti a convivere con lo spettro delle provocazioni dei mostri, seducenti e manipolatori.
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