Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler sulla prima puntata della quinta stagione di For All Mankind.
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Si prova una sensazione particolare, mentre si guarda la prima puntata della quinta (e penultima) stagione di For All Mankind, ora disponibile su Apple TV. Espone perfettamente uno scenario ucronico in cui sarebbe credibile essere oggi, se solo fosse cambiato un singolo “dettaglio” nella nostra storia, ma lo è al punto da essersi avvicinato fin troppo alla nostra realtà. Il dettaglio lo conosciamo: l’effetto farfalla che ha portato alla vittoria dei sovietici nella corsa alla Luna ha poi spinto l’uomo su Marte, alimentando esponenzialmente le missioni spaziali. Ben più di quanto sia successo nel nostro mondo, nel quale le missioni spaziali hanno ancora i tratti di una missione scientifica che interessa solo in minima parte ai potenti del pianeta. È materiale per imprenditori visionari e, soprattutto, per chi intende coltivare autenticamente il progresso della nostra specie con nuove fondamentali conoscenze. Minoranze troppo spesso arginate, nostro malgrado.
For All Mankind, dal canto suo, aveva sviluppato un percorso alternativo.
Passo dopo passo, decennio dopo decennio, la corsa alla Luna si era poi trasferita su Marte e, successivamente, su un asteroide allettante sul piano economico. E il nodo è tutto lì: seppure all’interno del conflitto tra le due principali superpotenze mondiali, era vivido lo spazio per il sogno, per il volo pindarico idealista, per l’umanità nella sua essenza più nobile. Tra indispensabili e dolorosi compromessi, certo, ma comunque nobile per tanti suoi interpreti. Per l’umanità, “per tutta l’umanità”. For All Mankind ha costruito le sue fortune televisive su questo articolato presupposto: proiettarsi su un’intera storia riscritta per intero, facendone una delle opere narrative più ambiziose dell’ultimo decennio, ci ha permesso di unire la magnificenza degli scenari evocati all’intimità di rapporti umani in cui ritrovarsi.
Con uno sguardo rivolto alle stelle, sul serio. Raggiungibili, tangibili. Persino vivibili.
Ci siamo così ritrovati su Marte con decenni d’anticipo, anche se forse siamo in realtà noi in ritardo di altrettanto tempo sulla tabella di marcia che trasmette l’evoluzione della specie sul progresso tecnologico e scientifico. Questioni soggettive, ma soprattutto questioni di priorità. Avrebbe pure ragione chi vedrebbe in tutto ciò un’involuzione legata all’arroganza umana, determinata a piegare interi pianeti alla propria visione, ma non è questo il momento giusto per parlarne. Quello che rimane, però, è che For All Mankind abbia mantenuto la promessa, fino in fondo. Fin troppo, e rischia paradossalmente di diventare un problema.
Lo diciamo per un motivo, su tutti: la prima puntata della quinta stagione di For All Mankind mostra quanto questa eccezionale (e sottovalutissima) serie sci-fi sappia essere coerente col suo percorso. Facendo così, però, si è avvicinata pericolosamente alla nostra realtà. Finisce per essere più fantascientifica nella cornice che nell’essenza. Sarebbe il principio più intrigante del genere, quindi non può essere una critica: presentare un mondo alternativo per parlare del nostro è e sarà sempre fondamentale. Cosa succede, però, se si spegne il sogno e le stelle vengono oscurate dall’ennesimo tetto di latta?
Cosa succede, in sostanza, se Marte rischia di trasformarsi in un posto come tanti altri?

Uno dei principali finanziatori della vita sul pianeta rosso, finora riservato a una comunità di 5000 persone, ha le idee chiare. E l’idea chiara di un miliardario è quella di gran parte dei suoi simili: il profitto, a tutti i costi. Al diavolo il progresso, quando si può costruire una verdissima cittadina in una bolla isolata da un ambiente orfano di ossigeno. Una città da sogno, a milioni di chilometri dalla Terra. Ma con le regole terrestri, né più né meno. Vogliamo crederci? C’è chi acquista appezzamenti di terra sulla Luna col medesimo obiettivo, quindi capirai. Su Marte, poi, la comunità vive le medesime storture della nostra società ammalata: le disparità sono all’ordine del giorno, così come i conflitti tra ceti che la corsa spaziale ha solo trasferito da un’altra parte.
La comunità, allo stesso tempo, cerca di emanciparsi. Sogna l’indipendenza. Rivendica la propria identità, visto che la città di latta ha ormai al suo interno quanto di più vicino ai marziani possa esserci in circolazione: terrestri, cresciuti da quelle parti. Terrestri che ormai la considerano, semplicemente, la propria casa. Talvolta col sogno di trovare il paradiso sulla Terra, ma è comunque casa loro. Nello scenario costituito dalla premiere di For All Mankind ci sono persino gli immigrati irregolari: vogliamo davvero aprire il capitolo? E vogliamo farlo con un focus, inoltre, sull’aumento esponenziale di casi di depressione che sfociano nel suicidio? Si rischierebbe di scadere nel didascalismo.
Ciò vale per il microcosmo marziano, ma altrettanto possiamo dire per la realtà terrestre.
Pensateci un attimo: l’esordio di For All Mankind 5 è ambientato nel 2012, ma il racconto finora impostato è ben riconoscibile per noi. Le parole del presidente statunitense repubblicano suonano fin troppo familiari, e a un certo punto ci mancava solo che esclamasse qualcosa tipo: “Make Earth Great Again”. La Terra, prima di tutto. I MEGA al potere. Al di là del superamento apparente di certe barriere nazionali, i ricorsi storici sono plateali. Così come suona purtroppo attuale la ricreazione di blocchi geopolitici di influenza che si scontrano tra loro, in un terreno ancora da definire.
Emerge quindi uno scenario oltremisura affine al nostro. Pur essendo un’ucronia, ritroviamo conseguenze in cui cambiano contesti ed equilibri, ma le narrazioni più essenziali finiscono quasi per sovrapporsi. Ci privano per questo della possibilità di vivere una realtà davvero alternativa attraverso il piccolo schermo: ciò si può dire anche per buona parte della trama di For All Mankind, ma diventa così sempre più chiaro. E per certi versi limitante, anche se potrebbe essere proprio questo il suo punto d’arrivo conclusivo. Permangono, tuttavia, le suggestioni di una comunità che vive in una realtà aliena alla nostra: omologata alle nostre regole e all’imperativo di stringere le maglie in nome della sicurezza, ma comunque lontana da noi.
La quinta stagione di For All Mankind, allora, avrà il compito di far emergere le voci alternative.
Quelle fuori dal coro che non rinunciano ad abbracciare le stelle, e che le accolgono nelle proprie vite con lo spirito dei pionieri.
Difficile capire quale sarà la vera chiave di volta, ma la direzione di alcune delle numerose sottotrame sembra andare verso la scoperta di nuove forme di vita. I pianeti da esplorare sembrano esauriti, ma il misterioso Marte potrebbe avere ancora tantissimo da raccontare. A partire dal primo caso di omicidio sul suo suolo: non vi aspetterete mica una trama derivativa da puro giallo, no? Lo diciamo ora, sospesi in una première fisiologicamente attendista e disillusa, consci del fatto che ognuno dei personaggi principali abbia a sua volta un potenziale inesplorato. E no, non ci siamo dimenticati di parlare di loro: questa prima recensione ha la chiara funzione di introdurre il mondo che esploreremo nei prossimi nove appuntamenti. Avremo modo di concentrare l’attenzione su altre tematiche generali, ma anche sulle singole trame.
Stiamo arrivando, buon vecchio Ed: tranquillo.
Dobbiamo ripeterlo, però: è strano sentire For All Mankind più vicina a noi, anche se non è deludente. Permane una ricostruzione credibile degli eventi, seppure sia meno spettacolare. Le prossime puntate, però, saranno chiamate a un cambio di passo, come sempre ci ha abituato questa bellissima serie. Persi tra un evento e l’altro, come succede sempre con la vorticosa introduzione di stagione in cui scorre l’excursus del decennio trascorso off screen, dobbiamo giusto riorientarci. E lo faremo: la serie è di per sé un lucido atto di fede, quindi perché non fare altrettanto? E poi John Lennon, a quanto pare, non è morto manco nel 2012: è il rassicurante dettaglio laterale che ci accompagna da tante stagioni, certo, ma è importante per ricordarci quanto questa realtà sia diversa dalla nostra. Partiamo da qui: il resto arriverà nel corso della stagione.
Antonio Casu







