8) The Fabelmans

Come ha fatto Steven Spielberg a diventare Steven Spielberg? La risposta a questa domanda è tutta contenuta in questo film del 2022, in cui il regista diventa protagonista tramite la narrazione della sua infanzia e della sua adolescenza. Dalla prima volta che si è seduto all’interno di una sala cinematografica – spaventato e meravigliato allo stesso tempo – al divorzio dei genitori, punto di svolta e di presa di coscienza del diventare grandi. Con The Fabelmans il cineasta scrive e dirige un’autobiografia romanzata intima ed emozionante, in cui la storia famigliare si intreccia con le prime tappe di quella professionale.
Spielberg ci racconta l’amore per il cinema e il potere curativo dell’Arte, la sola capace di alleviare le sofferenze e i traumi più profondi. E per veicolare questo messaggio ha scelto di aprire il cassetto dei suoi ricordi e dei suoi sogni di bambino. Che cosa sono i film del resto se non delle rappresentazioni di una realtà modificata e filtrata dalle fantasie del regista stesso? Non potremmo definire il cinema come un contenitore di sogni? L’ultimo lavoro dell’autore vede poi due attori splendidi (Michelle Williams e Paul Dano) nei panni di mamma e papà Spielberg, che hanno contribuito a rendere questa pellicola un pezzo immancabile della lunga carriera di questo artista. Un lungometraggio che non è ancora un cult ma che probabilmente è destinato a diventarlo.
7) Lo squalo

Quattro anni dopo il suo primo lavoro Steven Spielberg firma una pellicola horror considerata un vero e proprio spartiacque nella carriera del regista che all’epoca – pensate – aveva solo 28 anni. Nonostante la vittoria di tre Premi Oscar, tra i quali quello per la miglior colonna sonora a John Williams (sì, sempre lui) questo film divise molto i giudizi dei critici del tempo, mentre ebbe un’accoglienza positiva da parte del pubblico internazionale.
In effetti guardando quest’opera nel contesto degli anni ’70, l’idea di sviluppare una sorta di giallo in cui il colpevole è uno squalo bianco è stata sicuramente innovativa. Così come notevole è stata la scelta di realizzare molte delle riprese in mare aperto invece che nella solita piscina artificiale. Rivendendolo al giorno d’oggi questo film rimane dunque un cult indiscusso, anche se il ritmo del racconto risulta un po’ lento e in alcune sequenze è evidente che il pescecane sia solo un robot.
Tuttavia sfido chiunque a non provare angoscia ogni qualvolta la macchina da presa si sposta a livello della superficie dell’acqua, mentre l’alternanza delle note mi–fa accompagna l’avanzare dello squalo. Il protagonista viene mostrato circa a metà della storia, improvvisamente, facendo sobbalzare la sottoscritta come fosse il 1975. Rispetto ad altri lavori del regista gli effetti speciali però sono invecchiati male e questo è l’unico motivo per il quale lo abbiamo posizionato verso il fondo di questa classifica. P.S. Lo squalo di Spielberg è stato anche il genitore ancestrale di una serie di evitabili sequel, oltre che di prodotti indimenticabili o dimenticabili come Blu Profondo, Piranha e Sharknado.




