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La Classifica dei 15 Peggiori Film italiani di sempre, secondo IMDb

Alex l'ariete (1080x608)

12. Fuga di cervelli (2.8)

Prendete una serie di personaggi enormemente influenti in vari ambiti dell’intrattenimento e metteteli per la prima volta sul grande schermo. Prendete poi un attore – ma anche comico, conduttore televisivo, insomma un variegato di attività nello showbiz – e mettetelo per la prima volta dietro la macchina da presa. Questo mix può ricoprire una scala di potenzialità davvero enorme. Potrebbe rivelarsi un grandissimo successo, ma allo stesso tempo potrebbe dare vita a una gigantesca catastrofe. Nel caso di Fuga di cervelli possiamo dire che si è verificato il secondo scenario. Nonostante alcuni segnali preliminari potevano indicare il contrario.

Datato 2013, Fuga di cervelli è il remake del film spagnolo Fuga de cerebros. Di per sé non un successone in patria. Alla regia troviamo Paolo Ruffini, comico ormai consumato con una lunga esperienza tra cinepanettoni e commedie. Il toscano appare anche tra i protagonisti, assieme ad alcuni esordienti provenienti da mondi disparati. Da Frank Matano, volto celebre su YouTube, ai PanPers, che si erano invece distinti nel campo della comicità soprattutto grazie alla vetrina di Colorado. Assieme a loro infine c’è Guglielmo Scilla, uno dei pionieri dello YouTube italiano, con una minima esperienza alle spalle al cinema.

Ruffini di base prende molta della sua esperienza pregressa in termini di cinepanettoni e simili e la fionda nel suo Fuga di cervelli. Tra personaggi stereotipati, gag grottesche e un incedere narrativo zoppicante, il film di caratterizza come un susseguirsi di luoghi comuni, in cui funziona davvero poco. A salvarsi è un po’ l’alchimia tra i protagonisti, ma si vede che manca un’armonia di fondo. Tutti i protagonisti di Fuga di cervelli avrebbero poi continuato a fare carriera, ma questa esperienza sicuramente non è rimasta come uno dei migliori momenti del loro percorso.

11. I peggiori film italiani su IMDb: Lockdown all’italiana (2.7)

Ezio Greggio e Paola Minaccioni in Lockdown all'italiana
Credits: Medusa Distribuzione

Ironizzare sui grandi drammi del nostro tempo è una formula che – per una commedia – potrebbe anche funzionare. Lockdown all’italiana prova ad affrontare a viso aperto il grande trauma della pandemia, sbagliando però su tutta la linea. Nei modi. Nei tempi. E nelle scelte. Di base – nonostante le grandi polemiche che ci sono state – non sembra un’idea così malsana scegliere il percorso della commedia per trattare una tematica delicata e di attualità ancora bruciante com’è stato il Covid. Sarebbe però forse stato il caso di aspettare almeno la fine della pandemia. O quantomeno un raggio di luce all’orizzonte. E qua arriviamo al primo dei grandi problemi di Lockdown all’italiana: la finestra d’uscita.

L’opera prima di Enrico Vanzina senza il fratello Carlo fa la sua apparizione nell’ottobre 2020. Ricorderete tutti quel momento lì. Dopo il dramma del lockdown primaverile, l’estate aveva riportato un po’ di normalità. Ma con l’autunno riecco i fantasmi. Le chiusure. I contagi. Il nuovo cervellotico sistema delle zone. Un altro lockdown, stavolta più beffardo del primo che almeno aveva quell’elemento di novità. Scherzare, quindi, in un momento così delicato su un dramma che stava tornando ad attanagliare milioni di italiani non è stata una grande idea. Non ha funzionato. Il timing di Lockdown all’italiana è stato pessimo, ma quello che proprio non ha funzionato sono stati i modi.

Se Lockdown all’italiana si trova in questa lista dei peggiori film italiani con un fragoroso 2.7 su IMDb è anche per la qualità della sua commedia. Un racconto grottesco, che nemmeno si avvicina alla possibilità di sfruttare il potenziale tensivo della situazione. La pandemia offriva tantissimi spunti. Anche fermandoci solo sul versante della commedia. Lockdown all’italiana prova solo a sdrammatizzare, finendo però semplicemente per ridicolizzare. E di ridicolo in quella situazione non c’era assolutamente nulla. Da qui arriviamo alle scelte. La pandemia andava forse trattata con un piglio diverso. Più riflessivo. Più intimo. Spesso ironizzare sui drammi del nostro tempo funziona. Ma alle volte questi drammi sono talmente grandi che vanno prima metabolizzati a dovere.

10. In vacanza su Marte (2.6)

Ricordate qualche paragrafo fa quando avevamo parlato della fine del sodalizio tra Christian De Sica e Massimo Boldi? L’immediata rottura della loro intesa artistica aveva portato – sul fronte del varesino – al fallimentare Olé. Il romano aveva proseguito per qualche altro anno nel solco dei cinepanettoni, avvalendosi della collaborazione di un nuovo Massimo. Ghini, per l’esattezza. A più di dieci anni di distanza da questa rottura, i due mattatori del Natale italiano sono tornati assieme, realizzando Amici come prima. Film che ha poi spianato lo strada a revival 2.0 della coppia De Sica/Boldi, con l’improbabile In vacanza su Marte che si è guadagnato, con un poco onorevole 2.6, un posto in questa classifica dei peggiori film italiani secondo IMDb.

È un po’ complicato decidere da dove partire per parlare dei problemi di In vacanza su Marte. È un film a dir poco fuori tempo. Un prodotto – di per se scadente – di quel filone che funzionava venti anni prima. Che ormai però si è esaurito da un pezzo. Ad aggiungere danno ci ha pensato – ancora una volta – pure la pandemia, che ha costretto In vacanza su Marte a un’uscita home video che ha ridotto anche quell’effetto grande schermo da cui il film poteva trarre un minimo di vantaggio. Certo, ricondurre le ragioni dell’insuccesso di In vacanza su Marte a mere motivazioni distributive è estremamente riduttivo, però è un fattore che ha pesato. Di contorno, comunque, a un lavoro globalmente superficiale, che non a caso ha rimesso – almeno momentaneamente – la parola fine al ritorno del sodalizio tra i due attori.

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