ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler su Ogni maledetto fantacalcio, il film diretto da Alessio Maria Federici appena sbarcato su Netflix!!
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Esiste un gioco più totalizzante, esasperante, polarizzante e divisivo del calcio in Italia? Assolutamente sì: è il fantacalcio. Si tratta del fantasy game che ha mandato in tilt milioni di italiani. Il gioco per il quale sono saltate amicizie, si sono logorati matrimoni, si è scesi ai più indicibili compromessi, sacrificando legami, principi, convinzioni e affetti. Il fantacalcio logora e regala soddisfazioni. È un universo alternativo in cui non sono i calciatori a gestire i tifosi, ma tutto il contrario. Si azzerano le regole normali del gioco e se ne creano di nuove, lasciando il pallino in mano al giocatore. Ogni Fantallenatore è padrone del proprio destino. Costruisce la propria squadra gestendo le risorse a disposizione, imparando a ragionare per ricavi e non per fede. Almeno quasi sempre… Ogni maledetto fantacalcio, il film appena approdato su Netflix per chiudere la stagione estiva, prova a dare un assaggio della malattia che ha conquistato milioni di appassionati.
Il film arriva anche nel momento più propizio, quello delle grandi aste e dell’inizio del campionato di Serie A. Ogni maledetto fantacalcio è diretto da Alessio Maria Federici, che negli ultimi anni abbiamo visto dietro la macchina da presa in Non ci resta che il crimine – La serie e Piedone – Uno sbirro a Napoli. È la storia di un gruppo di amici che si ritrovano per giocare al fantacalcio nella loro lega Mai Una Gioia. Amici di una vita che scandiscono il tempo in base alle pause delle nazionali, alle aste di riparazione e ai ritmi del campionato di serie A. È una parodia (a volte neanche così esagerata) della febbre da fantacalcio, che continua a mietere le sue vittime e a rovinare i rapporti personali dei suoi giocatori.
Il racconto è tracciato da Giacomo Ferrara, lo Spadino di Suburra, che ripercorre gli ultimi avvenimenti e presenta la storia.
Lui è Simone, uno sceneggiatore fallito che dorme sul divano del suo migliore amico, non ha un soldo in tasca e investe quel poco che riesce a racimolare nell’asta del fantacalcio. Gianni (Enrico Borello, visto di recente ne La città proibita) è l’amico d’infanzia che lo ospita in casa sua e che vince ogni edizione del fantacalcio. Gianni sta per sposarsi e, la notte prima del matrimonio, gli amici organizzano per lui un addio al celibato a tema calcio e fantacalcio (ovviamente!). Solo che il giorno dopo, mentre tutti lo aspettano in chiesa per la funzione, Gianni non si presenta. E, cosa ancora più grave, non inserisce la formazione sull’app del gioco. Che cosa gli è successo? Che fine ha fatto Gianni e come è possibile che abbia dimenticato di inserire la formazione del fantacalcio?
Da qui parte tutta la giostra di Ogni maledetto fantacalcio, con la polizia che irrompe in chiesa e arresta tutti i membri della lega. Il giudice per le indagini preliminari (Caterina Guzzanti) sospetta che qualcuno abbia fatto del male a Gianni la sera dell’addio al celibato, perciò procede all’interrogatorio dei presenti. Tra i protagonisti di Ogni maledetto fantacalcio ci sono anche Federico (Antonio Bannò, visto tra le altre cose in Christian), un avvocato gay che non ha il coraggio di confessare la verità ai genitori, Nicola (Francesco Russo), unico padre di famiglia del gruppo, Jacopo (Francesco Giordano), un trentaquattrenne pusher con la sindrome di Peter Pan, e Francesco (Giacomo Bottoni), che non esce di casa da sette anni.
Oltre a loro, si è unita alla “lega” anche Andrea (Silvia D’Amico), l’unica donna del gruppo e causa di alcune incomprensioni tra gli amici.
È proprio dai sentimenti che Simone prova per Andrea che si scatenano una serie di equivoci e litigi tra i protagonisti. Liti furibonde e minacce in chat che sembrano suggerire che la scomparsa di Gianni sia legata a un gesto inconsulto di uno dei suoi amici. Ogni maledetto fantacalcio mischia dunque gli schemi della commedia con le suggestioni del crime movie, sempre ridimensionate dal tono del film, estremamente leggero e spassoso. Il film diretto da Federici vuole ridere insieme ai suoi spettatori. Ridere delle manie del fantacalcio, dei ragionamenti assurdi dei fantallenatori, della sconsideratezza di certe decisioni prese nel pieno del furore “agonistico”. Tutti comportamenti in cui gran parte degli spettatori italiani possono facilmente riconoscersi.
Ciascuno dei personaggi trova nel fantacalcio una ragione di rivalsa, un’occasione per provare a essere in qualche modo un vincente. Ogni maledetto Fantacalcio mette bene in evidenza la connessione stretta che lega la vita al gioco, come se il secondo fosse una metafora esagerata della prima.
In realtà infatti, dietro al gioco si nascondono le solite insicurezze e i soliti piccoli drammi di giovani che nella vita reale perdono tutto il proprio agonismo e si sentono fondamentalmente dei falliti. Chi dorme sul divano della nonna, chi rifiuta il contatto con il mondo esterno, chi si sente intrappolato in un matrimonio fallito: i protagonisti di Ogni maledetto fantacalcio sono i cosiddetti “disertori della vita”. Quelli che hanno paura, che scappano, che non si sentono a proprio agio nel mondo e che cercano in un assist o in una doppietta strappata al 90º un’occasione per affermarsi, primeggiare e assaporare il dolce succo della vittoria. I bonus e i malus del gioco tracciano un confine diverso tra individuo e società. Un confine entro il quale ogni fantallenatore diventa padrone delle proprie scelte e non si ritrova solo sballottato dal mondo di fuori.
Il film suggerisce dunque una certa profondità, che però non viene percorsa. Parte dagli stessi presupposti di una commedia di successo come Smetto quando voglio, una trilogia unica nel panorama italiano, ma non va fino in fondo. Preferisce fermarsi e ridere di quello che ha messo sul piatto. Piazza una formazione che garantisca a prescindere qualche punto per restare a galla, ma che non rischia davvero. Forse non arriveranno i bonus, ma non bisognerà neppure fare i conti con i malus. Non è insomma un gol partorito dall’insana follia di un Fabio Grosso che corre e affonda senza senso, ma non è neppure la solita cassanata che ormai stanca e non suscita più interesse. È piuttosto una scelta sicura, come scegliere di schierare Lautaro al fantacalcio, lasciando agli altri il rischio di incassare un improbabile eurogol di Bonazzoli alla prima giornata.
Ogni maledetto fantacalcio strizza l’occhio agli amanti del gioco, ma forse è proprio loro che convincerà di meno.
Il film è però indirizzato a tutti, non solo agli esperti di fantacalcio. E infatti guarda alla tradizione comica recente, citando apertamente un successone del genere comedy come Una notte da leoni e rimandando – anche nel titolo – a Ogni maledetta domenica con Al Pacino. Ogni maledetto fantacalcio non si prende sul serio e non ride dei personaggi. Ride con i personaggi, nei quali la maggior parte degli spettatori può identificarsi, siano essi appassionati del gioco o meno. Una commedia di fine estate che chiude la stagione delle vacanze e ci traghetta a settembre, il mese delle ripartenze per antonomasia. E il mese del ritorno della Serie A.









