3) Il Grande Lebowski, uno dei Migliori Film da vedere su Amazon Prime Video

Tra i migliori film da vedere su Amazon Prime Video ci sono anche pellicole che, almeno all’inizio, non hanno avuto vita semplice. Non erano ciò che oggi conosciamo. O meglio, lo erano già, ma non venivano riconosciute come tali, e questa mancata comprensione ne comprometteva la reputazione, facendole apparire come flop ingiustamente etichettati. Che ingiustizia, davvero. Quando si pensa a questo tipo di film, il primo nome che viene in mente è Fight Club. Ma non è stato l’unico caso.
Prima ancora del cult con Edward Norton e Brad Pitt, infatti, a dividere il pubblico – un anno prima – e poi a trionfare è stato Il Grande Lebowski, la pellicola del 1998 diretta da Ethan e Joel Coen. Un lavoro che non fu compreso immediatamente, offuscato da pregiudizi e fraintendimenti critici. Per un periodo, Il Grande Lebowski venne ridotto a una semplice storia di un fannullone disilluso che si ritrova coinvolto in qualcosa più grande di lui. Fine. Tutto qui. E invece no, non è affatto così. Dietro questa superficie apparentemente superficiale c’è molto di più, qualcosa che il tempo ha finalmente permesso di cogliere, insieme al suo indimenticabile protagonista, il Drugo.
Lui, sgangherato e irresponsabile, riempie lo schermo con la sua filosofia di vita libera e anticonvenzionale, mettendo in scena una visione del mondo disimpegnata ma mai superficiale, immune da moralismi e prediche. Il Grande Lebowski, d’altronde, è un film solo in apparenza semplice, che parla di cose profonde senza mai ricorrere a linguaggi aulici o a espedienti complessi. Non nasce per insegnare qualcosa, eppure lo fa quasi inconsapevolmente, dando vita a un’opera di cui, forse oggi più di ieri, sentiamo ancora un bisogno autentico.
4) Melancholia

Il cinema di Lars von Trier è un cinema che si sceglie, non qualcosa che semplicemente accade. Bisogna essere pronti, vigili, disposti a immergersi in un’esperienza che varca ogni confine. È ciò che accade con Melancholia, probabilmente uno dei film più emblematici e monumentali del regista: il volto simbolico di una filmografia affascinante e tormentata, costellata da opere come La casa di Jack o Antichrist. Tra la realtà e un futuro che non esiste, Melancholia si colloca come una delle opere più dolorose e visionarie di von Trier. Diviso in due parti, il film racconta prima il momento in cui ci abbandoniamo all’incoscienza del vivere, pur restando inghiottiti dalla tristezza, e poi quello in cui ci prepariamo all’inevitabile.
Un inevitabile che qui prende la forma della fine del mondo. Un enorme pianeta chiamato Melancholia si avvicina alla Terra, e il tempo, implacabile, ci trascina sempre più verso l’irreversibile: tutto è destinato a dissolversi, nella malinconia e nella consapevolezza che un mondo – per quanto imperfetto – non tornerà mai più. Il pianeta è, d’altronde, la metafora di qualcosa di umano, una forza interiore che divora e paralizza: la depressione. Un cedimento mentale che, come mostra il film, si manifesta in modo lento e graduale, ma quando si avvicina travolge tutto nel caos. Una rappresentazione nata dal vissuto dello stesso von Trier, che ha raccontato di aver lavorato al film attingendo a uno dei momenti più oscuri della sua vita, qui trasfigurati nel volto straordinario di Kirsten Dunst, protagonista di una delle sue interpretazioni più intense e indimenticabili.



