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10 film che sono ‘quasi perfetti’ secondo Rotten Tomatoes (e forse non li hai ancora visti) 

Ritratto della giovane in fiamme

9) Una perla tra i migliori film documentari secondo Rotten Tomatoes: Alla mia piccola Sama

Le due protagoniste del documentario
credits: Channel 4 News

For Sama — titolo originale di Alla mia piccola Sama — è un documentario che colpisce per la sua intensità emotiva e per la prospettiva intima da cui racconta il conflitto siriano. Diretto da Waad Al-Kateab insieme a Edward Watts, è il resoconto personale della vita della regista durante cinque anni di guerra ad Aleppo, tra il 2012 e il 2016. Ma più che un reportage sulla distruzione, è una testimonianza dal cuore stesso della tragedia. E’ la storia di una giovane donna che sceglie di restare nella sua città devastata, di continuare a vivere, lavorare, amare, partorire, mentre tutto intorno si sgretola. Il film segue la quotidianità di Waad e della sua famiglia, tra bombardamenti, ospedali improvvisati e scelte impossibili. È un racconto che rifiuta la distanza e il filtro, e che si affida invece all’autenticità delle immagini girate dalla stessa protagonista, spesso in condizioni estreme.

L’aspetto più potente del documentario risiede nel legame tra Waad e sua figlia, Sama, nata nel pieno del conflitto. Il film è concepito come un messaggio alla bambina, una testimonianza della realtà in cui è venuta al mondo e delle ragioni che hanno spinto sua madre e suo padre a restare. In questa narrazione si intrecciano maternità, amore e militanza. Ogni scena è carica di tensione e umanità: la camera si ferma tanto sulle esplosioni quanto su un sorriso, su un gioco. Non c’è compiacimento nella sofferenza, ma il bisogno urgente di documentare ciò che accade quando la guerra diventa parte della vita quotidiana. Rivedere oggi For Sama, alla luce dei cambiamenti politici in Siria, è un’esperienza ancora più intensa. Il film non offre risposte facili, ma pone domande profonde sulla responsabilità. E lo fa con un linguaggio visivo semplice ma potentissimo, che restituisce dignità e voce a chi troppo spesso viene ignorato.

10) Ultimo ma non per importanza, The Rider, uno dei migliori film e tra i più sottovalutati degli ultimi anni per Rotten Tomatoes (qui trovate la classifica dei 150 film comici essenziali)

La fotografia mozzafiato di The Rider
credits: Caviar

The Rider è un film che racconta in modo toccante la storia di un cavaliere costretto a reinventare la propria vita dopo un grave infortunio. Diretto da Chloé Zhao prima del successo internazionale di Nomadland, il film si muove tra finzione e realtà senza soluzione di continuità. Il protagonista, Brady Jandreau, interpreta una versione di sé stesso, portando sullo schermo un’esperienza vissuta in prima persona. Il risultato è un racconto che va oltre la narrazione convenzionale: non c’è spettacolarizzazione, non c’è costruzione drammatica artificiale. C’è solo la vita, nuda e autentica, colta nei momenti di crisi e nelle sue lente ricostruzioni. La regia di Zhao accompagna questo percorso con un rispetto raro, lasciando spazio al silenzio, ai gesti quotidiani e agli sguardi. Il paesaggio delle Badlands, spesso desolato ma mai sterile, diventa lo specchio di una condizione interiore fatta di smarrimento e fatica.

Il cuore del film sta nel rapporto tra l’uomo e il suo mestiere, che in questo caso è anche vocazione e identità. Quando Brady si trova costretto ad abbandonare il rodeo per motivi di salute, deve affrontare una domanda profonda: cosa resta di noi quando perdiamo ciò che ci definisce? La risposta non arriva mai in modo diretto, ma si costruisce nel tempo, tra le visite ai cavalli, le conversazioni con la famiglia, le notti passate a guardare il cielo. Non c’è enfasi, non c’è retorica: solo la lenta, complessa elaborazione del dolore e del cambiamento. Zhao filma tutto questo con una sensibilità quasi documentaristica, ma capace di trasformare ogni scena in una riflessione poetica. Per questi motivi The Rider è uno dei migliori film sulla perdita, ma anche sulla possibilità di rimanere fedeli a sé stessi mentre si cambia. Mostra la fragilità mascherata da forza, l’intimità del fallimento, la bellezza nascosta in chi lotta per ricominciare.

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