5) Columbus, tra i migliori film per Rotten Tomatoes (qui invece le migliori serie tv degli ultimi anni)
Una frase come «Ci può essere un buon re qua e là, ma il sistema è problematico» potrebbe sembrare un’osservazione casuale. In realtà, riassume in modo efficace il tono e il tema centrale di Columbus, pellicola d’esordio di Kogonada nonché uno dei migliori film secondo Rotten Tomatoes. L’ex video-saggista riflette sul rapporto tra individui e strutture – siano esse architettoniche, familiari o sociali – attraverso una narrazione sobria e controllata, che evita volutamente ogni drammatizzazione. Ambientato a Columbus, in Indiana, città nota per il suo patrimonio di architettura modernista, il film segue l’incontro tra due persone molto diverse. Casey (Haley Lu Richardson) è una giovane appassionata di architettura che vive con la madre e si sente legata a un luogo che la limita. Mentre Jin (John Cho) è figlio di un noto accademico in coma, giunto lì per gestire una situazione familiare che lo coinvolge solo in parte.
Tra i due nasce un legame fatto di ascolto e dialogo, lontano dalle convenzioni romantiche. Si trovano, si confrontano e condividono incertezze e desideri senza mai forzare il rapporto in una direzione precisa. Lo stile di regia è architettonico nel modo in cui costruisce ogni inquadratura. Ma Columbus non è solo estetica. Al centro resta l’umanità dei personaggi, che emergono con forza grazie alle interpretazioni di Richardson e Cho. Il film non ha colpi di scena, non cerca svolte drammatiche. Racconta piuttosto il valore della pausa, della riflessione, della possibilità di creare uno spazio condiviso dove essere se stessi senza bisogno di spiegazioni. In questo senso, Columbus è uno dei migliori film sul tempo e sull’attenzione: al paesaggio, agli altri, ma anche a sé stessi. Minimalista ma carico di significato, è una riflessione sull’arte, sulle relazioni e sulle scelte che, spesso, definiamo proprio nei momenti di apparente quiete.
6) La mia vita da Zucchina, secondo Rotten Tomatoes uno dei migliori film d’animazione (qui trovate la classifica delle sit-com, sempre secondo la piattaforma)
La mia vita da Zucchina è un film d’animazione in stop-motion che, dietro uno stile visivo semplice e stilizzato, affronta con sensibilità il tema dell’infanzia ferita. Il protagonista è un bambino che, dopo una tragedia familiare, viene accolto in una casa famiglia. Qui incontra altri bambini segnati da storie di abbandono e violenza. Nonostante la gravità dei temi, il film non cerca mai di forzare l’emotività, né di suscitare compassione banalmente. Il tono è delicato ma diretto. L’approccio narrativo resta sempre coerente con la prospettiva infantile: i dialoghi sono essenziali, le dinamiche tra i personaggi realistiche, i momenti emotivi contenuti ma efficaci. È proprio questa misura a rendere il film così potente. L’animazione, con i suoi personaggi dai tratti sproporzionati e gli ambienti minimali, riesce a trasmettere una sincerità che molti film “dal vivo” non raggiungono. Ogni bambino del gruppo ha una propria voce, un proprio vissuto.
Le storie dei protagonisti emergono senza forzature, attraverso piccoli gesti e conversazioni quotidiane. Il film evita la retorica e non edulcora in alcun modo la realtà, ma riesce comunque a comunicare una forma di speranza concreta, costruita sulla solidarietà tra i personaggi. Il dolore non viene nascosto, ma neanche reso spettacolare: è parte della vita, al pari del gioco, dell’amicizia e della ricerca di un futuro migliore. La regia sceglie un ritmo lento ma attento, lasciando spazio al silenzio e all’osservazione. Ogni scena serve a costruire un legame tra lo spettatore e i personaggi, senza artifici. In poco più di un’ora, il film riesce a raccontare una storia completa senza mai perdere contatto con la realtà. La mia vita da Zucchina è un’opera matura e consapevole, che tratta i bambini con rispetto e il pubblico adulto con intelligenza. Uno dei migliori film nel parlare con chiarezza e onestà delle emozioni fondamentali dell’essere umano.






