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10 grandi registi che hanno debuttato con un’opera prima oggi famosissima

il poster iconico di American Beauty

7) Dopo Greta Gerwig un’altra donna: Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola

Le protagoniste de Il giardino delle vergini suicide
Credits: Paramount

Dopo Greta Gerwig, troviamo un’altra donna in questa lista. Figlia del leggendario Francis Ford Coppola, Sofia Coppola debutta dietro la macchina da presa nel 1999, regalandoci una pellicola che è diventata un vero e proprio cult. Stiamo parlando de Il giardino delle vergini suicide, adattamento del romanzo di Jeffrey Eugenides Le vergini suicide. Il film è stato presentato a Cannes, come abbiamo potuto vedere sinora culla di questi grandi esordi. Da lì si è imposta nel circuito dei festival, ottenendo recensioni davvero entusiastiche dalla critica. E poi è arrivato anche il plauso del pubblico.

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Curiosamente Il giardino delle vergini suicide ha rischiato addirittura di non vedere mai la luce. Quando Sofia Coppola ha cominciato a lavorare all’adattamento dell’opera di Eugenides, anche un’altra società stava realizzando una sceneggiatura basata sul romanzo. Il caso ha voluto però che quella sceneggiatura non sia piaciuta alla casa di produzione, che invece ha optato per quella della figlia d’arte. Scelta che a posteriori possiamo definire vincente, considerando l’impatto che l’opera di Sofia Coppola ha avuto.

Il giardino delle vergini suicide è stato poi seguito, cinque anni dopo, da Lost in translation, vero e proprio capolavoro che è valso alla regista la candidatura agli Oscar per la Migliore regia e la vittoria della statuetta per la Migliore sceneggiatura originale. La prima candidatura è stata storica, visto che Sofia Coppola è stata la prima donna statunitense a ottenere una nomination per la Miglior regia. Aprendo la strada, di fatto, ad altri grandi artiste tra cui la citata Greta Gerwig.

8) Orson Welles firma con Quarto Potere uno dei film più celebri di sempre al suo esordio

Sembra davvero incredibile, ma Quarto Potere è il primo film di un maestro come Orson Welles. Siamo nel 1941, in un’epoca primigenia della storia del cinema. Il regista da tempo pianificava il proprio film d’esordio. L’idea originaria era quella di adattare un grande romanzo come Cuore di tenebra di Joseph Conrad, ma il progetto è poi naufragato. Welles non si è però perso d’animo e ha continuare a lavorare al proprio film, arrivando a stendere la sceneggiatura di Quarto Potere, incentrata sulla vita del magnate della stampa Charles Foster Kane.

Orson Welles era così passato dallo stendere una sceneggiatura non originale a lavorare su un’idea totalmente propria. Idea che trasse ispirazione dalla vita di William Randolph Hearst, magnate dell’editoria che giocò un ruolo fondamentale nella ricezione stessa del film. Nonostante il grande successo di pubblico, Quarto Potere si rivelò un clamoroso flop al botteghino. Gli spettatori boicottarono in massa il film proprio a causa della campagna mediatica negativa guidata dallo stesso Hearst, che coi suoi potenti mezzi provò a opporsi con forza all’opera di Welles. Non andò meglio in Europa, dove Quarto Potere arrivò dopo la guerra e fu comunque un insuccesso.

Il tempo ha però reso giustizia a questo capolavoro. Già dai primi decenni che seguirono il dopoguerra Quarto Potere fu ampiamente rivalutato, affermandosi tra i film più importanti e influenti di sempre. L’opera di Orson Welles è oggi una pietra miliare, studiata in qualsiasi corso di cinema e considerata alla pressoché unanimità come uno dei lavori fondanti dell’intera storia del cinema.

9) Ancora l’horror: The Witch di Robert Eggers

Anya Taylor-Joy in The Witch
Credits: Universal Pictures

Facciamo una nuova incursione nell’horror, presente in maniera davvero abbondante in questa lista. D’altronde negli ultimi anni il genere sta vivendo un periodo davvero florido, merito soprattutto della mano di alcuni autori che stanno dando un apporto interessantissimo all’horror. Tra questi c’è Robert Eggers, protagonista al cinema di recente con Nosferatu, di cui qui trovate la nostra recensione. Il regista ha esordito qualche anno fa, nel 2015, con un film che ha molto fatto parlare di se.

Stiamo parlando di The Witch, opera che affonda le radici nel folklore americano, andando a trattare l’annoso tema della stregoneria. Un topic parecchio battuto nel genere, presentato in una veste davvero interessante da Eggers, che con The Witch si è preso anche una sorta di rivincita. Prima di questo film, infatti, il regista aveva realizzato alcuni cortometraggi che non avevano riscosso molto successo. Al centro delle sue opere c’era la tradizione, dalle favole dei Fratelli Grimm all’opera di Edgar Allan Poe, ma rivisitata con un taglio peculiare.

La rilettura è anche al centro di The Witch, che però si presta molto bene anche ai circuiti più tradizionali. Il film è infatti stato anche un successo di pubblico e si è affermato come uno degli horror preferiti dal pubblico appassionato negli ultimi anni. Questo successo ha poi spianato la strada ad altri racconti in cui Eggers ha potuto sperimentare maggiormente. The Lighthouse prima, poi The Northman, e infine l’ambizioso remake di Nosferatu. Oggi l’estetica di Robert Eggers è ampiamente riconoscibile e la sua opera deve tanto al grande esordio che è stato The Witch.

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