4) Da Greta Gerwig si passa all’horror: l’esordio di Ari Aster con Hereditary

Torniamo all’horror con un altro regista che sta contribuendo in maniera fondamentale all’ottimo momento di questo genere. L’esordio di Ari Aster risale al 2018 con Hereditary, film che ha debuttato in anteprima mondiale al Sundance, iniziando al meglio la sua corsa tra i Festival. La pellicola ha immediatamente convinto la critica, riuscendo ad aggiudicarsi anche diversi riconoscimenti. Poi è stato il turno del consenso del pubblico, che ha compreso immediatamente l’impatto di una narrazione del genere.
Nelle sue opere Ari Aster sa mescolare sapientemente l’elemento horror col tono drammatico. Hereditary assume le sembianze di una grande tragedia familiare, che bilancia benissimo la componente narrativa col clima di tensione e pathos generato da tutti quegli elementi che si rifanno più esplicitamente alla tradizione horror. Questo grande esordio è stato seguito poi da Midsommar, uno dei film più interessanti degli ultimi anni, che ha definitivamente consacrato la stella di Ari Aster. A seguire è poi arrivata un’interessantissima evoluzione della narrativa del cineasta, che con Beau ha paura si cimenta sul versante della dark comedy, facendo fare un passo in avanti al suo sperimentalismo.
Ari Aster tornerà protagonista proprio nei prossimi mesi con la sua nuova produzione: Eddington. Un film che sarà protagonista a Cannes, prima di uscire nelle sale statunitensi a metà luglio. In attesa del ritorno del regista, la visione di Hereditary può essere un’ottima occasione per vedere l’incredibile esordio di una delle voci più interessanti che ci siano in circolazione in questo momento.
5) L’iconico primo film di Quentin Tarantino: Le Iene

Facciamo un bel salto all’indietro nel tempo con uno dei maestri del cinema. I film di Quentin Tarantino sono tutti iconici. Un posto di rilievo però nella filmografia del regista americano è occupato da Le Iene, il suo lavoro d’esordio e ancora oggi uno dei suoi film più riusciti. L’uscita di questo capolavoro è datata 1992. Prima di realizzare Le Iene, Tarantino aveva lavorato più che altro alla sceneggiatura (memorabile quella di Dal tramonto all’alba) e aveva sperimentato con la regia, senza mai cimentarsi in un lavoro così importante.
Le Iene è di fatto l’opera d’esordio di Quentin Tarantino e alla sua uscita è immediatamente diventato un capolavoro del panorama indipendente. Dopo aver ottenuto i finanziamenti per girare la sua opera, il regista l’ha completata in appena cinque settimane e poi l’ha presentata al circuito dei festival. Da qui l’inizio di una grandissima carriera, perché come ben sappiamo a seguire Tarantino ha realizzato Pulp Fiction e poi tutti gli altri immensi titoli che l’hanno reso uno dei registi più amati del cinema moderno.
Ne Le Iene, come in tanti altri film che abbiamo visto sinora, possiamo rintracciare moltissimi degli elementi che poi sarebbero tornati a più riprese nella filmografia del proprio artefice. La violenza grottesca e il black humor. Il linguaggio sboccato e crudo e soprattutto quella peculiare struttura episodica della narrazione che ha contrassegnato gran parte delle opere di Tarantino (che potete trovare in buona parte su Netflix). Oltre a essere un grande esordio, Le Iene è anche il manifesto del cinema di uno dei grandi maestri dei nostri tempi.
6) Spike Lee e il grande impatto con Lola Darling

Facciamo ancora un passo indietro. È datato 1986 l’esordio alla regia di Spike Lee. Un’apparizione folgorante, avvenuta nella cornice del Festival di Cannes, dove il cineasta ha presentato il suo She’s gotta have it, conosciuto poi col titolo Lola Darling. A dire il vero Spike Lee ha realizzato prima di questo film un altro lungometraggio, Joe’s Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads, ma dato che quest’ultimo è stato il saggio di laurea di Lee, She’s gotta have it viene unanimemente considerata l’opera prima del regista.
Lola Darling è un film che ha fatto molto parlare di se sin dall’inizio. Il suo stesso concepimento è stato parecchio travagliato. Intanto l’opera nasce sulle ceneri di un lavoro fallito. Come opera d’esordio Spike Lee voleva realizzare The Messengers, una storia familiare interrazziale che però non ha mai visto la luce. A questo punto la sua attenzione si è dirottata su She’s gotta have it, presentato a Cannes in una versione diversa da quella che poi è stata distribuita.
Il film è andato, infatti, incontro sia alla censura americana che ad alcune richieste della stessa casa distributrice, la Island Pictures. La prima si concentrò sulle scene erotiche del film, in particolare una che venne poi tagliata quando l’opera era già distribuita. La seconda invece chiese a Spike Lee di togliere alcune scene che facevano riferimenti espliciti e anche qui fu necessario un accurato lavoro di mediazione per arrivare a una forma definitiva e che facesse contenti tutti. Nonostante tutti questi ostacoli, She’s gotta have it vide la luce, spaccando in due la critica. Il riconoscimento dell’opera di Spike Lee però col tempo si è fatto uniforme. Nel 2017 è stata realizzata anche una serie tv tratta dal film, disponibile su Netflix e altamente consigliata.




