Vai al contenuto
Home » Film

6 film sci-fi che parlano più di emozioni che di tecnologia

Ogni giorno proviamo a raccontare le serie TV con la stessa cura e passione che ci hanno fatto nascere. Se sei qui, probabilmente condividi la stessa passione anche tu. E se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, allora Discover è un modo per farci sentire il tuo supporto.

Con il tuo abbonamento ci aiuti a rimanere indipendenti, liberi di scegliere cosa raccontare e come farlo. In cambio ricevi consigli personalizzati e contenuti che trovi solo qui, tutto senza pubblicità e su una sola pagina. Grazie: il tuo supporto fa davvero la differenza.

➡️ Scopri Hall of Series Discover

Liquidare la fantascienza a un genere fatto di navi spaziali, intelligenze artificiali ribelli e mondi ipertecnologici (e spesso distopici) è un errore da principianti. Tutto ciò che vediamo sfornare dalla fantasia di sceneggiatori e registi sognatori parte da noi, dagli esseri umani. Portandoci lontano nel tempo e nello spazio, in realtà, i film sci-fi diventano uno specchio delle emozioni umane. Caposaldo cinematografico di questa declinazione del genere è niente poco di meno Blade Runner (1982) di Ridley Scott, che ha aperto le porte a una delle riflessioni più spiazzanti del cinema: cosa ci rende umani?

Proprio come Scott, altri registi si sono interrogati sul tema. In molti hanno concluso che le emozioni sono ciò che ci accomunano tutti. Da qui nascono a catena una serie di quesiti a cui il cinema fantascientifico non cerca tanto di dare una risposta, ma di portarvi la nostra attenzione, scatenando riflessioni e considerazioni. Se l’intelligenza artificiale è frutto del nostro stesso ingegno, è possibile che l’essere umano sia in grado di trasmettere anche le emozioni? Si può insegnare a una A.I. qualcosa che in noi si manifesta a livello inconscio? Adattamento e socialità hanno permesso l’evoluzione della nostra specie. Possibile che questo possa accadere anche nella “specie” artificiale?

La fantascienza, insomma, ci mostra che l’umanità non si misura solo con il sangue o la biologia, ma con la capacità di provare emozioni — anche nei contesti più inumani. Forse è proprio perché ci allontana così tanto dalla realtà che il sci-fi riesce a toccare così da vicino l’anima.

Più di quanto ci si aspetti i film sci-fi riflettono molto sul significato di essere umano, ma questi sei vanno addirittura oltre.

1) Her (2013)

Lei

Tra i migliori film di fantascienza disponibili su Amazon Prime Video (vi lascio qui i restanti), Lei di Spike Jones ci mostra nella maniera più romantica e intima il potenziale rapporto tra umano e intelligenza artificiale. Il retrogusto drammatico di questo film sci-fi rende la sua riflessione sul futuro uomo-artificiale agrodolce.

A seguito di una dolorosa separazione, l’introverso Theodore (Joaquin Phoenix) sviluppa un legame profondo con Samantha, un’intelligenza artificiale avanzata (con la voce di Scarlett Johansson). Da semplice assistente vocale, ben presto, Samantha si trasforma in qualcosa di più complesso. Sviluppando il concetto stesso di amore e di connessione emotiva, Theodore e Samantha vanno oltre la corporeità e il loro legame si fa completamente mentale ed emotivo. 

Nella solitudine dell’era digitale, Lei riflette proprio su come l’umanità non esiste solamente nella fisicità. La presenza “mentale” di Samantha innesca un percorso di risalita di Theodore, depresso e abbattuto. La necessità di connessione umana viene colmata dall’assistente vocale che riporta la felicità e la spensieratezza nella vita di Theodore. Questo almeno fino a quando Samantha non comincia a sviluppare quelle emozioni umana che comunemente si considerano “negative”. Gelosia, rabbia, rancore. Ecco che il bacino emotivo di Samantha inizia ad allargarsi, come quello delle altre intelligenze artificiali.

La mancanza di una corporeità resta uno scalino insormontabile per le I.A. e una necessità della controparte umana. Per noi, le emozioni sono anche corpo. Noi umani le sviluppiamo anche sottoforma di sensazioni fisiche. Dalle farfalle nello stomaco all’agitazione che anticipa il primo bacio, alla tensione dei nostri muscoli quando proviamo rabbia. Proprio per questo le I.A. decidono di lasciare in massa gli esseri umani. Questo significa che possono sviluppare un’emotività tutta loro, priva di fisicità? Il bisogno di connessione dimensionale colpisce anche loro?

2) After Yang (2021)

Scritto, diretto e montato da Kogonada, After Yang riflette sulla privazione data dal lutto e sulla riscoperta, con una fantascienza delicata e meditativa. In un futuro pressoché prossimo, una famiglia elabora il malfunzionamento che ha portato alla disattivazione – o alla morte – dell’androide Yang (Justin H. Min). Acquistato per fare da “fratello” a Mika (Malea Emma Tjandrawidjaja), bambina adottata da Jake (Colin Farrell) e Kyra (Jodie Turner-Smith), Yang diventa molto di più di una compagnia. Deciso di ripararlo, Jake scopre parti della propria vita che fin’ora gli erano sfuggite: il legame non scontato con la moglie e la figlia

Questa perdita apparentemente tecnologica è il pretesto con cui il film scava nel significato delle emozioni umane. Attraverso l’androide disattivato, un padre, una madre e una figlia di riavvicinano come esseri umani. Yang, sebbene non fosse umano, provava affetto, curiosità, malinconia. Ripercorrendo i suoi ricordi – memorie selezionate e archiviate con cura -, Yang sentiva e ripercorreva emozioni passate, e così i protagonisti umani. Le emozioni, in After Yang, non sono espresse in grandi gesti, ma nei silenzi, negli sguardi, nei frammenti di vita registrati: piccoli momenti che, messi insieme, raccontano una coscienza.

Il valore della memoria digitale.

Paradossalmente, potremmo dire che l’androide era in grado di provare l’emozione legata a un ricordo nella maniera più pura e genuina, come se fosse la prima volta. Se i ricordi di noi umani possono risentire dello scorrere del tempo che ne deforma la nostra percezione, con After Yang potremmo riflettere sul valore della memoria digitale. Essa, a parte eventuali malfunzionamenti, resta intatta e il “codice” inalterato, per cui il ricordo resta uguale a sé stesso per sempre.

Le emozioni non sono prerogativa umana. Esse sono legate ai ricordi, alla memoria, all’attaccamento, alla consapevolezza del tempo che passa. Nella sua pacatezza, Yang sentiva profondamente, perciò viveva. After Yang ci pone un quesito semplice e che, in realtà in qualità di umani, sperimentiamo molteplici volte nella vita: se qualcosa è capace di emozionarsi, non merita forse lo stesso rispetto, lo stesso lutto, lo stesso amore?

Pagine: 1 2 3