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La Classifica dei 10 film italiani che hanno fatto più incassi di sempre al cinema

Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone

8. Benvenuti al Sud (2010)

Benvenuti al Sud costruisce il proprio successo su un meccanismo narrativo apparentemente semplice, ma estremamente efficace: lo scontro tra stereotipi. Alberto Colombo (interpretato da Claudio Bisio) è un dirigente delle Poste del Nord ossessionato dall’efficienza, dalla carriera e dall’idea di un Sud arretrato e pericoloso, un luogo da cui difendersi più che da conoscere. Quando viene trasferito per punizione a Castellabate, un piccolo paese campano, il film mette in scena il ribaltamento progressivo delle sue certezze. Quello che Alberto immaginava come un incubo si rivela lentamente un mondo fatto di solidarietà e ritmi diversi, ma non per questo inferiori. Il film ha la capacità di utilizzare i luoghi comuni senza limitarsi a ripeterli. Benvenuti al Sud li espone, li esaspera e poi li smonta, mostrando come il verso problema non sia la differenza tra Nord e Sud, ma l’incapacità di guardare l’altro senza pregiudizi.

Il successo straordinario al cinema nasce dal bisogno, profondamente italiano, di riconciliarsi con una frattura storica mai davvero sanata. In un periodo di forte tensione identitaria e di narrazioni polarizzanti, il film ha offerto una commedia rassicurante ma non vuota, capace di parlare a tutto il Paese. Se non l’avete ancora visto, date una possibilità a questo film italiano, che rientra tra quelli da vedere prima o poi (lo potete trovare ora in streaming su Netflix).

7. La vita è bella (1997)

La vita è bella è uno di quei film che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario collettivo, non solo italiano ma internazionale, riuscendo a trasformare una storia ambientata nell’orrore della Shoah in un racconto sulla forza dell’amore e dell’immaginazione. Il film segue Guido Orefice, uomo ebreo dotato di un’irrefrenabile vitalità, che nella prima parte vive una favola romantica fatta di incontri casuali, battute fulminanti e sogni semplici. Questa dimensione leggera e quasi fiabesca viene brutalmente spezzata quando Guido, la moglie Dora e il figlio Giosuè vengono deportati in un campo di concentramento. È nella seconda parte che il film trova il suo cuore tematico. Per proteggere il figlio dall’orrore che li ci ricorda, Guido trasforma la realtà del lager in un grande gioco a punti, in cui ogni regola assurda diventa una prova da superare per vincere un premio finale.

La comicità non nega la tragedia, ma la aggira, la filtra, la rende sopportabile per cui non ha gli strumenti per comprenderla. Questa scelta narrativa, spesso discussa e talvolta criticata, è anche ciò che rende La vita è bella un’opera unica. Il successo enorme del film – culminato nei premi internazionali e nell’Oscar – nasce dalla sua universalità emotiva. Roberto Benigni costruisce un racconto accessibile senza perdere intensità. Questo film ha commosso perché ha mostrato come, anche nei contesti più disumani, l’umanità possa sopravvivere attraverso l’immaginazione e il sacrificio. È un film che divide ancora oggi, ma che ha saputo incidere profondamente nella memoria collettiva, trasformando una storia privata in un simbolo di speranza tragica e irripetibile.

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