4) Krampus – Natale non è sempre Natale (2015)

Se la vostra famiglia litiga già durante l’antipasto della cena della vigilia immaginate cosa succederebbe se un demone alto tre metri, con zoccoli, corna e una bocca piena di denti aguzzi, decidesse di farvi visita per punirvi della vostra mancanza di spirito natalizio. Krampus – Natale non è sempre Natale, diretto da Michael Dougherty (già autore dell’altrettanto cult Trick ’r Treat), trasforma il disfacimento del Natale moderno in un incubo mitologico, dove la vera minaccia non è fuori casa ma dentro di noi.
Ambientato in una casa periferica avvolta da una tempesta di neve innaturale, il film segue le vicissitudini della famiglia Engel. Riunita per le feste ma, come spesso accade, lacerata da tensioni quotidiane. Quando il piccolo Max (Emjay Anthony), deluso dal cinismo degli adulti, strappa la sua lettera a Babbo Natale, evoca senza saperlo l’antagonista del folklore alpino: Krampus, l’oscura controparte punitiva del vecchio con la barba bianca. Da quel momento, la casa diventa una trappola, e ogni oggetto natalizio, dai pupazzi di neve ai carillon, si trasforma in un emissario del caos.
Pur giocando con un’estetica da blockbuster natalizio (effetti visivi spettacolari, creature grottesche e un senso del ritmo da commedia horror), il film nasconde una critica aguzza al consumismo. E alla vacuità delle celebrazioni moderne. È proprio in questa fusione di folklore antico e disagio contemporaneo che Krampus si guadagna il posto tra i più riusciti filmhorror di Natale degli ultimi anni. Perché non si limita a spaventare ma interroga.
Uscito nel 2015, ha inizialmente diviso critica e pubblico. Col tempo, però, è diventato un cult stagionale. Celebrato per il suo equilibrio tra ironia, terrore e un finale ambiguo che lascia più domande che risposte. Perché forse, in fondo, Krampus non vuole punirci… ma ricordarci qualcosa che abbiamo dimenticato.
5) Film horror di Natale: Silent Night (2021)

A volte, il Natale più spaventoso non è quello popolato da killer o demoni ma quello in cui nessuno grida, perché tutti sanno che è l’ultima notte. Silent Night, opera prima della regista britannica Camille Griffin, trasforma la cena della vigilia in un teatro di civiltà al tramonto. Un gruppo di amici benestanti si riunisce in campagna per festeggiare. Indossano maglioni natalizi e sorridono con cortesia, pur sapendo che all’alba un’invisibile nube tossica cancellerà ogni forma di vita sulla Terra.
Non ci sono mostri visibili, né sangue. Eppure il film irradia un senso di claustrofobia esistenziale che molti film horror di Natale invidierebbero. Il vero terrore risiede nella normalità forzata, nei brindisi vuoti. Nelle discussioni su chi meriti o no la pillola letale distribuita dal governo per evitare sofferenze. Il Natale, qui, diventa la maschera finale dell’umanità. Un rito di addio con luci intermittenti e carole in sottofondo, mentre il mondo muore in silenzio.
Interpretato da un cast corale (tra cui Keira Knightley, Matthew Goode e Roman Griffin Davis, figlio della regista), il film mescola ironia britannica e dolore represso. Con spruzzata di critica feroce al privilegio di fronte alla catastrofe. Uscito nel 2021, ha diviso il pubblico. Chi lo ha visto come un’opera originale e scomoda, chi come una parodia involontaria del cinema d’autore. Ma forse è proprio questo il punto: quando la fine arriva la vigilia di Natale, non c’è tempo per l’eroismo. Solo per scegliere con chi brindare l’ultima volta.






