2) Film horror di Natale: Christmas Bloody Christmas (2022)

Se il vostro ideale di film horror di Natale è una miscela di heavy metal, neve insanguinata e cyborg tatuati assassini, allora Christmas Bloody Christmas è il regalo che non sapevate di volere. Diretto da Joe Begos, noto per l’estetica punk e il cinema indipendente ad alto tasso di adrenalina, il film trasporta lo spirito natalizio in una cittadina isolata, dove la vigilia si trasforma in un incubo meccanico e ultraviolento. La protagonista, Tori (Riley Dandy), ex chitarrista di una band metal ora disillusa e indipendente, si ritrova a dover sopravvivere a un massacro orchestrato da un Babbo Natale… decisamente fuori controllo.
Più che un omaggio al genere, il film è una dichiarazione d’intenti. Qui il Natale non è solo sfondo ma bersaglio. Luci intermittenti, alberi di plastica, pubblicità natalizie in loop. Ogni elemento festivo viene contaminato da un’estetica grindhouse anni ’80. Con tanto di colonna sonora distorta e un senso del ritmo quasi musicale nella violenza. Begos non cerca realismo. Cerca catarsi attraverso il caos. E lo fa con un occhio al passato (omaggi espliciti a The Terminator) e uno al futuro distopico del consumo festivo.
Uscito nel 2022, Christmas Bloody Christmas ha diviso critica e pubblico. Ma ha conquistato un seguito fedele tra chi apprezza un horror che non teme di essere eccessivo, irriverente e deliberatamente fuori tempo. Non è un film per chi cerca delicate metafore sotto l’albero, chiaro. Piuttosto è un film in cui l’albero prende fuoco, letteralmente, mentre suona un assolo di chitarra.
3) Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale (2010)

Immaginate un Natale non illuminato da candele profumate ma scavato nel ghiaccio polare, dove Babbo Natale non porta regali. Trasporto eccezionale – Un racconto di Natale è uno dei più originali e disturbanti film horror di Natale degli ultimi decenni, diretto da Jalmari Helander. Un film capace di mescolare folklore nordico, satira del consumismo e tensione da survival movie. Ambientato in un desolato villaggio della Lapponia, il film segue Pietari (Onni Tommila), un ragazzino sveglio e intuitivo, mentre cerca di convincere gli adulti che gli scavi su una montagna sacra hanno risvegliato qualcosa di antico e terribile. Non il Babbo Natale delle cartoline ma una creatura primordiale, caprina e affamata. E circondata da una legione di vecchi malvagi che altro non sono se non i suoi aiutanti.
Il film gioca con l’iconografia natalizia come una maschera da strappare. Quelle barbe bianche, quei vestiti rossi, quelle risate bonarie. Tutto viene ribaltato in un incubo folklorico in cui il vero orrore non è il mostro ma la cecità degli adulti di fronte al male che si camuffa da tradizione. La fotografia fredda, i silenzi carichi di vento artico e un senso dell’umorismo tagliente come il ghiaccio completano un’opera che ricorda il cinema di John Carpenter tanto quanto le leggende sami.
Presentato in anteprima nel 2010 e accolto con entusiasmo dalla critica internazionale (fino a essere citato da Cate Blanchett tra i suoi preferiti), Trasporto eccezionale non è solo un horror. È la riscrittura mitologica del Natale. Una riscrittura feroce, e al tempo stesso intelligente e sorprendentemente commovente. Perché a volte, per salvare il mondo, bisogna prima distruggere il mito. E poi ricostruirlo da zero. Pezzo dopo pezzo, elfo dopo elfo.






