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7 film di fantascienza che hanno previsto il futuro

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Pensate che solo I Simpson siano in grado di prevedere il futuro? Bhe, potreste sbagliarvi davvero di grosso. Al di là di ogni discorso semiserio sulla capacità di predizione della serie di Matt Groening (qui analizzata in un nostro focus), c’è tutta una frangia del cinema che ha nelle sue proprie caratteristiche intrinseche l’abilità di gettare lo sguardo oltre il presente. Più che una capacità è proprio una condizione d’esistenza di questo genere. Stiamo parlando della fantascienza, la modalità narrativa che più di tutte si presta all’immaginazione di un futuro che, chiaramente, in alcuni casi si è avverato.

Non si tratta di casualità fortuite, ma di una vera e propria capacità di leggere gli sviluppi futuri. Compito di questo genere è proprio quello di descrivere le ipotetiche pieghe che può assumere lo sviluppo dell’umanità. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che alle volte il futuro immaginato arrivi a svilupparsi, soprattutto quando la componente fantastica è più contenuta rispetto a quella scientifica. Ciò non cancella però che fa comunque un certo effetto vedere la rappresentazione, anni prima, di realtà che si sono poi effettivamente verificate.

Andiamo alla scoperta, dunque, di 7 film di fantascienza che hanno saputo immaginare correttamente il futuro. Sette opere che hanno sfruttato al meglio la loro abilità predittiva, mostrandosi particolarmente reattivi nel disegnare lo sviluppo umano. Almeno in parte parte, ma spesso con una precisione davvero impressionante nei suoi elementi essenziali.

1. Rollerball: il controllo sociale tramite l’intrattenimento

Rollerball è uno dei film di fantascienza da vedere per capire come ha predetto il futuro sotto alcuni aspetti
Credits: United Artists

Cominciamo da Rollerball, pellicola del 1975 diretta da Norman Jewison. In un futuro che allora sembrava lontanissimo, ma che noi ormai abbiamo superato da un po’ – l’anno 2018 – il mondo è posto sotto il controllo di alcune grandi corporazioni e la società viene controllata tramite un particolare tipo di intrattenimento. Stiamo parlando proprio del rollerball, uno sport estremamente violento in cui eccelle il campione Jonathan E, protagonista del film che lancerà una sfida al sistema di governo che cercava di reprimere la sua stella.

L’elemento più interessante di Rollerball è proprio il controllo della società tramite questo sport. L’accento qui viene messo sulla violenza, spettacolarizzata e offerta come valvola di sfogo per una popolazione soggiogata. Un po’ quello che succedeva ai tempi dei romani con gli spettacoli dei gladiatori. Panem et circenses, come indicava Giovenale. È impossibile però non sottolineare come la pellicola abbia anticipato di parecchio le enormi possibilità di controllo sociale svolte dai mezzi d’intrattenimento. A questo si aggiunge la spettacolarizzazione della violenza, altro elemento estremamente presente nella società odierna. Pensiamo soltanto ai più grandi casi di cronaca nostrani. A come si sono trasformati rapidamente in delle vere e proprie ossessioni collettive stimolate dalla copertura onnipervasiva dei media.

Insomma, i due elementi costitutivi del rollerball li troviamo ampiamente presenti nella realtà di oggi. E lo sono da prima del 2018 immaginato nel film. L’opera di Jewison ha poi avuto un ruolo fondamentale nell’ispirare un notevole filone della fantascienza distopica. Pensiamo ad Hunger Games, ad esempio, evidente debitore di un prodotto come Rollerball. Questo in sostanza è un film da vedere sia per osservare come lo sguardo sul futuro nel 1975 sia stato ampiamente predittivo. Anche però per conoscere un modello importante per tutta una produzione a seguire che ha ottenuto parecchi riscontri positivi.

2. Minority Report: un film da vedere ispirato a un classico di fantascienza

Tom Cruise in Minority Report
Credits: FOX

Rimaniamo in un campo affine a quello trattato prima con Rollerball. Restiamo sul controllo e sulla sua deriva in un futuro distopico. Minority Report è un film del 2002 che porta la firma di Steven Spielberg. È liberamente ispirato al racconto The Minority Report di Philip K. Dick, una delle firme più autorevoli della letteratura fantascientifica. Da un autore classico deriva uno dei migliori film di fantascienza da vedere di inizio millennio. Siamo in un futuro ancora più prossimo, nel 2054, in una società posta sotto strettissima sorveglianza dal Precrimine, un dipartimento speciale volto a prevedere i crimini prima che accadano.

È proprio questo il nucleo concettuale del film. Minority Report prova a tracciare un mondo in cui viene raggiunta l’utopia: cancellare il crimine. Si tratta di un argomento estremamente dibattuto. Da tantissimo tempo. Pensiamo a tutti i ragionamenti sul gene del serial killer o agli studi del noto antropologo Cesare Lombroso volti a collegare le attitudini criminali con connotati fisici (in particolare con la forma del cranio). L’uomo ha spesso cercato un modo per prevenire gli impulsi criminali, provando a fare dei passi concreti che, in forma molto attenuata, ci riportano un po’ al clima respirato in Minority Report.

In particolare è il discorso sulla privacy a essere di estrema attualità. Il film delinea un mondo in cui ogni spazio personale viene annullato grazie all’onnipresenza del Precrimine. Oggi si discute tantissimo sulla presenza residua di privacy in una società ultra digitalizzata e apertamente esposta al controllo tramite la manipolazione dei dati personali e non. Siamo chiaramente lontani dalla deriva distopica che si vede nel film. Questo è chiaro. Tuttavia è interessante vedere come la pellicola abbia saputo inquadrare al meglio una tendenza che da lì a poco sarebbe divenuta sempre più importante. L’assottigliamento degli spazi personali, i rischi per la privacy insiti nel progresso e l’esigenza di controllo in un mondo con frontiere sempre più aperte.

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