High Fidelity
Un altro film da vedere per restare sullo stesso argomento è High Fidelity di Stephen Frears (Rischiose abitudini, The Queen – La regina). La pellicola è del 2000 ed è tratta dal romanzo di Nick Hornby. Di recente è stata realizzata anche una serie televisiva con lo stesso titolo, disponibile in Italia su Disney+. Non si tratta semplicemente di un film da vedere con protagonisti dei trentenni. High Fidelity è un vero e proprio cult sulla crisi dei trent’anni, che porta il volto di John Cusack. L’attore interpreta il protagonista Rob Gordon, il proprietario di un negozio di dischi.
Si tratta di un uomo che si affaccia ai trent’anni, che gestisce un’attività in declino e che ha per dipendenti due scansafatiche che non ha il coraggio di licenziare. Rob è un amante delle classifiche. Stila le sue Top5 su qualsiasi argomento, come se fosse un modo di sistemare e organizzare i pensieri, i gusti, le sue esperienze personali. All’inizio del film Rob fa una classifica delle cinque relazioni fallimentari della sua vita, cercando di capire cosa abbia funzionato e cosa no. Ci rendiamo conto che il personaggio di John Cusack tende spesso a deresponsabilizzasi, scaricando sugli altri il peso di ciò che è andato storto.
High Fidelity è un film da vedere almeno una volta nella vita, specie se si è coetanei del protagonista. È una storia che parla di un uomo che si racconta bugie per proteggersi dal mondo adulto, per evitare gli assumersi delle responsabilità.
Rob incontra le sue ex fidanzate, ripercorrere insieme a loro le sue relazioni e, poco alla volta, inizia a capire che buona parte dei problemi non erano fuori di lui, ma dentro. Se avesse avuto il coraggio di prendere delle decisioni più mature, di fare i conti con se stesso, probabilmente molte di quelle relazioni avrebbero funzionato. C’era un tentativo di autosabotaggio nel suo modo di comportarsi, una tendenza a fuggire dalle responsabilità che lo ha costretto a veder fallire la maggior parte dei suoi rapporti personali. Stephen Frears riprende così i grandi temi del romanzo di Nick Hornby e li cristallizza in una pellicola che è diventato un cult sulla crisi del quarto di secolo. La serie tv ha per protagonista una donna e ha avuto meno fortuna del film, ma se avete voglia di recuperarla la trovate su Disney+.
Il laureato
Una spanna più in alto è Il Laureato, film del 1967 di Mike Nichols con protagonista Dustin Hoffman. È stato girato oltre trent’anni prima di High Fidelity, ma sembra parlare la stessa lingua. La crisi del quarto di secolo è dopotutto un modo di sentirsi universale, che attraversa le epoche e tocca indistintamente tutte le generazioni, appiccicandosi addosso a qualcuno più che agli altri. Il Laureato è uno di quei film da vedere almeno una volta nella vita. Oltre a Dustin Hoffman, nel cast c’erano anche Anne Bancraft e Katherine Ross. La storia era quella di Benjiamin Braddock, un giovane fresco di laurea che torna a casa dopo aver conseguito il titolo di studi.
È quindi la fase esatta in cui un individuo abbandona il proprio guscio per prepararsi ad abbracciare il mondo. Tornato a casa per l’estate, Benjiamin non ha ancora ben chiari gli obiettivi per il suo futuro. A una delle feste organizzate dalla sua famiglia, conosce la signora Robinson, un’amica dei suoi genitori che inizia a provarci con lui. Dopo i primi tentativi respinti con imbarazzo, alla fine Ben cede alle lusinghe della donna e inizia a intrattenere con lei una relazione fugace. I due si danno appuntamento alla prima volta in un albergo e da lì iniziano a frequentarsi in segreto. Così Ben trascorre la prima estate da neolaureato tra le piscine della casa dei suoi genitori, le feste di famiglia e gli incontri segreti con la signora Robinson.
Tutto cambia quando la figlia dei Robinson, sua coetanea, torna a casa per le vacanze e smuove l’interesse di Ben.
Per il ragazzo è difficile spiegare alla giovane Elaine la natura del rapporto con sua madre, ma la relazione alla fine viene a galla e Ben rischia di perdere sia le attenzioni della signora Robinson (alle quali ormai non è più interessato) sia la possibilità di iniziare una relazione vera con sua figlia. Il protagonista de Il Laureato vive una situazione di profondo disagio e indecisione. Al di là della trama del film, la storia parla di anticonformismo e ribellione. L’atteggiamento di Ben è mosso dalla volontà di opporsi al conformismo e alle aspettative del mondo da cui proviene. Cede alle lusinghe della signora Robinson per addentare un palliativo che non gli faccia guardare in faccia una realtà nella quale non è in grado di prendere nessuna decisione.
La vita dopo la laurea è la vita vera, quella in cui viene meno il sostegno della famiglia e il peso del mondo inizia a posarsi tutto sulle proprie spalle. Il Laureato è un film da vedere perché è una delle prime rappresentazioni cinematografiche della crisi del quarto di secolo. Pochi film lo avevano fatto fino a quel momento con la stessa efficacia e, soprattutto, con lo stesso impatto sul pubblico. Dustin Hoffman è stato per molto tempo il volto triste e perso della crisi esistenziale dei trent’anni e il finale, per quanto apra uno spiraglio di speranza verso il futuro, abbandona i protagonisti a un destino comunque incerto e senza riferimenti fissi.







