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I 15 migliori film cosmic horror che devi assolutamente vedere se sei un amante dell’ignoto

14) La Cosa

La cosa nel film cosmic horror per eccellenza
Credits: Rakuten TV

Un elicottero sorvola l’Antartide inseguendo un cane in fuga. A bordo, due uomini norvegesi cercano disperatamente di ucciderlo, ma il cane trova rifugio in una base scientifica americana. È l’inizio della fine. I ricercatori americani, guidati dal taciturno R.J. MacReady (Kurt Russell), scoprono ben presto che il cane non è quello che sembra. È una entità aliena capace di imitare perfettamente qualsiasi organismo vivente, fondendosi con esso e sostituendolo.

Da quel momento in poi, la base si trasforma in un microcosmo di sospetto e claustrofobia. Nessuno sa più chi è umano. Nessuno si fida di nessuno. E la cosa peggiore? Nessuno capisce cos’è davvero “la Cosa”. Uscito nel 1982, accolto malissimo dalla critica, The Thing ha impiegato anni per essere capito. All’epoca, la gente voleva sentirsi bene. Voleva alieni buoni, Spielberg, l’ottimismo di E.T.. Eppure John Carpenter aveva in mente qualcosa di diverso.

Il film cosmic horror si traduce in un orrore senza forma, perché può assumere qualunque forma.

C’è anche un sottotesto sottilissimo, ma potente: l’incertezza sull’identità. Quando ogni persona può essere la creatura, chi sei tu? E soprattutto: puoi essere certo di non essere già stato infettato? The Thing gioca con la nostra definizione di “io”. In un’epoca dove il corpo e l’identità erano dati per scontati, Carpenter metteva in scena qualcosa che li frantumava. Poi c’è Kurt Russell nei panni di MacReady. Non l’eroe classico, ma un uomo stanco, disilluso, che combatte solo perché non può fare altro.

Il finale del film è un capolavoro del genere cosmic horror. Due uomini — MacReady e Childs — seduti nella neve, circondati dal nulla, mentre tutto brucia. Nessuno dei due sa se l’altro è ancora umano. Nessuno sa se sono già spacciati. Si guardano, si passano una bottiglia. Aspettano la morte, o qualcosa di peggio.

15) Possession

Credits: Prime Video

Diretto da Andrzej Żuławski e interpretato da Isabelle Adjani e Sam Neill, Possession è un film che si muove a metà tra il melodramma, l’horror fisico e la metafora politica. Etichettare il film come “cosmic horror” è forse impreciso, ma serve a cogliere una cosa essenziale. In Possession, il vero terrore non viene da un mostro, ma da qualcosa che sfugge alla comprensione e che prende corpo attraverso l’amore che finisce.

Mark, un agente segreto, torna a Berlino dopo una missione e trova sua moglie Anna profondamente cambiata. È instabile, distante, a tratti violenta. Dice che c’è un altro uomo. Ma quello che inizia come un classico dramma da crisi coniugale si trasforma rapidamente in un’esperienza viscerale, delirante, in cui Anna comincia a frequentare un appartamento vuoto dove sembra nascondere qualcosa. Una creatura che forse non è neanche di questo mondo.

Żuławski gira Possession pochi anni dopo il suo divorzio, e si vede. Il film è prima di tutto una catarsi privata, ma non si limita a sfogare rabbia o frustrazione. Esplora in modo crudo e sincero cosa significa vedere una relazione andare in pezzi: il senso di impotenza, l’ossessione, il bisogno di capire, di controllare, e alla fine, di distruggere. L’orrore nasce da lì, dal quotidiano.

La creatura che Anna nasconde e nutre è forse il frutto di questo dolore, una specie di manifestazione fisica del trauma.

In questo senso il film si avvicina davvero al cosmic horror, non nei contenuti tradizionali (non ci sono dèi antichi, né culti esoterici), ma nell’idea che esista qualcosa che ci supera, che vive ai margini della nostra comprensione e che prende forma proprio quando proviamo a dare un senso all’insensato. Non a caso, tutto avviene a Berlino, città divisa, instabile, dove i muri non sono solo geografici, ma anche interiori. Il confine tra le cose è sempre sfocato: tra amore e odio, tra corpo e mente, tra umano e mostruoso.

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