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I 15 migliori film cosmic horror che devi assolutamente vedere se sei un amante dell’ignoto

12) In The Mounth of Madness

Credits: Prime Video

In the Mouth of Madness è uno dei film più sottovalutati di John Carpenter, e probabilmente anche uno dei più radicali. Esce nel 1994, quando l’horror è in piena crisi d’identità e il pubblico sembra stanco sia del gotico anni ’80 che degli slasher sempre uguali.

John Carpenter, invece di inseguire le mode del tempo, gira un film cosmic horror che sembra uscito direttamente da un incubo di Lovecraft, ma lo fa a modo suo.

La trama segue John Trent, un investigatore assicurativo incaricato di trovare Sutter Cane, uno scrittore horror scomparso nel nulla. I suoi romanzi vendono milioni di copie, ma sembrano anche avere strani effetti sui lettori: crisi psicotiche, violenza improvvisa, paranoie collettive. Cane è sparito proprio prima dell’uscita del suo nuovo libro, In the Mouth of Madness, e Trent comincia a sospettare che dietro ci sia solo una trovata pubblicitaria. Ma più va avanti, più si rende conto che c’è qualcosa che non torna. I luoghi descritti nei romanzi esistono davvero. Le persone si comportano come personaggi scritti. La realtà sembra rispondere alle regole di un racconto e non uno qualunque, bensì uno scritto da Cane.

Hobb’s End, la cittadina che non dovrebbe esistere, è il cuore di tutto. Lì le leggi fisiche iniziano a rompersi, i personaggi diventano consapevoli di essere scritti, e Trent comincia a perdere il controllo. Ma la cosa più inquietante è che Cane sembra aver previsto tutto. Ha scritto anche di Trent. Lo ha creato, o forse gli ha solo rivelato quello che già era. Quando Trent cerca di opporsi, è già troppo tardi. Il libro è finito. Il mondo lo sta leggendo. E lo sta rendendo reale.

13) Annihilation

Natalie Portman nel film cosmic horror di Netflix
Credits: Netflix

Alex Garland non gira un horror nel senso classico del termine. Annihilation è più vicino a un sogno lucido, o a un lungo trip senza ritorno. È un film che non ha bisogno di spiegare il “perché” delle cose, ma si concentra sul “come”. Ogni cosa all’interno dello Shimmer si riflette l’una nell’altra. Il DNA si ricombina, le specie si fondono, le menti si scompongono.

La logica non serve più e anche la protagonista, alla fine, non è più quella che era. Una biologa entra in una zona isolata del pianeta, il cosiddetto Shimmer, dove le leggi della natura sembrano impazzite. Ci sono già stati altri tentativi di esplorazione, ma nessuno è tornato o se l’ha fatti non è più lo stesso. Suo marito è uno di questi. Al cuore di Annihilation c’è l’idea che l’universo non sia malvagio, ma semplicemente indifferente. Non si tratta di una minaccia con un obiettivo, ma di un fenomeno incomprensibile, che agisce secondo leggi che ci sfuggono.

È questo uno degli elementi più puri del genere cosmic horror ripreso nel film: l’orrore che non ha volto né voce.

La creatura finale mette la protagonista di fronte a sé stessa, in un confronto che è fisico ma anche metaforico. Sei ancora tu, se tutto ciò che sei può essere copiato e ricombinato? Sei ancora tu, se il tuo dolore, i tuoi ricordi, il tuo corpo diventano solo materia da trasformare?

Il film non dà risposte chiare, e non è interessato a farlo. Non vuole rassicurare, anzi mette lo spettatore in uno stato di disorientamento costante, dove anche la logica narrativa — flashback, salti temporali, allucinazioni — si piega alle stesse regole fluide dello Shimmer. È un’esperienza volutamente ambigua, che alcuni hanno trovato frustrante. Il vero terrore, alla fine, non è l’alieno. È il riconoscere quanto siamo fragili di fronte a un universo che cambia, e che ci cambia, senza mai darci spiegazioni.

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